Le ragazze di San Pietroburgo






LE RAGAZZE DI SAN PIETROBURGO

Prefazione

Scrivono che New York sia la città del sesso, tutti corrono per farlo, mah, sarà vero ma anche se aumentassero il ritmo della corsa, mai raggiungerebbero San Pietroburgo.

Il sesso a New York è considerato un’esigenza naturale, una cosa da fare perchè la fanno gli altri, oppure lo considerano un divertimento, un giro in giostra, una fumata di sigaretta, un bicchiere di whisky, le russe lo fanno per piacere. Punto. Lo fanno a tutte le ore. Non corrono. Allargano le gambe o aprono la bocca. Le Yankee amano le sveltine, le russe le maratone.

Molti pensavano che tutto quel sesso fosse figlio della ventata di libertà che aveva portato la Perestroika. Altri lo confondevano con la prostituzione che pure era dilagata.

Tutte balle, si scopava anche prima e con maggiore frequenza. Le russe sono nate per fare sesso e lo facevano perchè volevano farlo, piaceva farlo e non era importante con chi. Il sesso è' stato un pilastro della loro cultura.

Prima della rivoluzione c’era la moda tra i nobili russi di collezionare libri a tema erotico con immagini anche piuttosto esplicite e finemente eseguite. D’altra parte è noto l’ossessione per il sesso di Caterina II, la Zarina più amata dal popolo russo, nonostante fosse tedesca. Influirono, poi, sessanta anni di comunismo, dove tutto era dello stato, ai russi rimaneva solo il loro corpo e le donne facevano sesso per sentirsi libere. La cultura americana è una cultura bigotta, mormoni e protestanti hanno un rapporto col sesso dove prevale il divieto a godere. Poi arrivò la cultura del consumismo, la ricerca della ricchezza a tutti i costi ed il sesso diventò una parentesi tra un business e l’altro. Solo gli ultimi della classe, i neri, ci davano dentro, anche perchè, in quella società, razzista ed omofoba, era l’unico modo per avere ciò che gli altri vietavano. In Russia, con la Perestroika molte lo facevano per uscire da una situazione di povertà, per vestirsi alla moda, per aiutare la nonna, per sentirsi libere, ma queste scopavano meno delle altre russe. Lo facevano quando c’era qualcuno disposto a pagare.

Le altre continuavano a farlo per piacere e lo facevano tutti i giorni. Il loro motto era: “quando voglio fare sesso chi c’è c’è, chi non c’è si arrangia”

La caratteristica del popolo russo è l'amore per l'esagerazione, dal bere al sesso, alla loro vita privata.

Queste 12 storie, non sono inventate, sono storie vere con persone vere. Rimane misterioso il protagonista maschile.

Oxana

Ottobre 1988

La prima ragazza che mi colpì a San Pietroburgo entrò al Chiajka, insieme a due sue amiche. Oltre la sua bellezza, rimasi estasiato dal suo portamento, quando si sedeva incrociava le gambe con un eleganza affascinante, innata, che non lasciava intravvedere alcunché delle cosce o ancor peggio delle mutande, come molte sue amiche facevano. Quando camminava sembrava un cadetto della Zarina Caterina, busto eretto, spalle larghe, collo rigido, uno sguardo fiero e nello stesso tempo amichevolmente provocatorio. Vestiva abiti costosi, di Valentino, ma io la vedevo nuda, perchè non aveva bisogno di nascondere la sua bellezza ed eleganza con degli stracci, anche se costosi.

Aveva un viso da madonna rinascimentale, altero , orgoglioso, e nello stesso tempo russo, ospitale, allegro e furbo. Mi colpiva la sua esuberanza e sfrontatezza di passare da un tavolo all'altro, scandendo parole in inglese che invitavano le persone a svegliarsi e perfino a sfotterle. Era ubriaca di voglia di vivere. Lei non vendeva il suo corpo, lo prestava per uscire da quella condizione inumana. Il locale era la prima birreria privata aperta nella città, frutto di una joint venture tra un finlandese e un'azienda russa, frequentata da turisti.

I russi non potevano permetterselo, si pagava in dollari, potevano permetterselo le ragazze disposte a barattare il loro corpo per danaro.

Svegliatevi branco di maiali rincoglioniti.

Siete nella città di Pietro Il Grande, di Caterina Seconda, e state qui per ore a ubriacarvi?

Siete stati all'Ermitage?

Avete visitato la Cattedrale di Sant'Isacco, quella del Sangue Versato, quella di Kasan, avete fatto l'escursione nei Canali , visitato la Fortezza di San Pietro e Paolo, il Palazzo di Caterina la Grande, il Palazzo Peterhof?

Ma che cazzo siete venuti a fare in questa splendida città, branco di maiali ignoranti?

A bere birra, ad ubriacarvi da far schifo?

State a casa vostra, tornatevene nelle vostre puzzolenti fattorie piene di merda e di disperazione, non vi vogliamo a pisciare e cacare nella città più bella del mondo, per una bottiglia di birra.

Il suo era un linguaggio diretto, esagerato per una ragazza, e non lasciava dubbio alcuno agli avventori.

Il meno di mezzo proprietario del locale, un ex marinaio finlandese, tentava di zittirla, intimandole l'abbandono definitivo dal locale, ma lei gli rispondeva a muso duro.

Zatknis,

Stai zitto,Zadnitza,

Cretino.Senti meno di mezzo padrone del Chiajka, tu vendi birra, con quello sdrucito cappello da marinaio, io la felicità, evita di intrometterti o domani i padroni del locale ti ricacceranno in Finlandia a badare ai maiali.

I pietroburghesi, al di là del loro stato sociale, consideravano i finlandesi un popolo di ignoranti, dediti ad ubriacarsi di birra ed ad allevare maiali. Infatti non li chiamavano Finlandesi ma Maiali.

Per sfortuna di Oxana, questo era il nome della ragazza, con il rublo a 5000 per 1 dollaro, la città dal venerdì alla domenica pomeriggio era invasa da finlandesi di tutte le età, giovani, vecchi, anziani, famiglie con bambini, coppie di ragazzi che venivano in auto, in autobus a San Pietroburgo per ubriacarsi con quattro soldi.

In Finlandia, visto l'alto tasso di alcolisti, il Governo aveva imposto una tessera che stabiliva quanto alcol un cittadino maggiorenne poteva bere ogni mese che doveva essere vidimato dal venditore di alcol e consegnato all'autorità preposta al controllo della legge..

Il sabato sera, la municipalità di San Pietroburgo, fu costretta a predisporre un servizio di raccolta dei finlandesi, dai bambini sperduti nella città, ai loro genitori sdraiati per strada, sui marciapiedi fuori dai ristoranti e supermercati che vendevano birra e alcolici, nei giardini, nelle stazioni della metro.Questi luoghi erano stracolmi di finlandesi incapaci di intendere e di volere che venivano raccolti e convogliati in alcuni centri, dalle palestre ad alcune piazze, dove gli autisti dei pullman, e chiunque avesse avuto una ragione per cercarli, poteva trovarli.

Lasciavano una puzza di urina, e non solo, che obbligò la municipalità a prevedere un ulteriore servizio di pulizia dei muri e dei marciapiedi

In buona sostanza i finlandesi preferivano l'alcol alla rosa e le ragazze dell'antico mestiere li odiavano.

Fortunatamente arrivarono gli italiani e la musica cambiò.

Poco alcol e molta rosa.

Anche loro delle bellezze della città nulla gli fregava, erano le prostitute, le fidanzate come orgogliosamente le chiamavamo gli ambulanti delle calze OMSA, che li accompagnavano a visitarle, mano nella mano.

Con la scusa degli affari, arrivavano flotte di prenditori che cercavano in Russia ciò che non riuscivano a fare in Italia, oppure prenditori falliti che pensavano di rifarsi e molti che pensavano di truffare i russi, considerati degli sprovveduti negli affari che non conoscevano il mercato e le sue regole.

Qui, trovavano direttori che con due soldi cedevano il 49% delle aziende, altri che acquistavano merce, sicuramente scadente, con la garanzia di una lettera di credito, confermata da primaria Banca russa ed oltre a questo fantastico luna park del business, trovavano ragazze bellissime disposte a elargire sesso.

Una manna che nessun altro posto del pianeta poteva offrire.

Arrivavano con le valigie stracolme di calze di seta, di intimo e vestiti acquistati nei mercatini rionali per poche lire che barattavano per trovare la felicità.

Era impossibile usare l'Alitalia non per il servizio, ma perchè all'arrivo ti trovavi sommersi da squadre di ragazzine che aspettavano i loro fidanzati dai 50 anni in su.

Dopo i primi anni, dal 1989 al 1992, la festa finì, molti russi sprovveduti avevano fatto i soldi, alzando il capitale dell'azienda in rubli a cui gli italiani, e gli stranieri in generale, dovevano corrispondere con dei dollari, col rapporto 1 ad 1, 1 rublo 1 dollaro, che in pratica significava regalare le loro quote al partner russo, chi aveva spedito la merce in cambio della lettera di credito russa, perdeva la merce ed i soldi, perchè la banca russa non trasferiva quanto previsto dal contratto, ed il russo sprovveduto si teneva la merce, che poi vendeva in Siberia o nelle ex Repubbliche Sovietiche a prezzi da mercato nero. I voli Alitalia crollarono. Scomparvero gli ambulanti della OMSA.

Oxana si avvicinò, ero nell'ultimo scompartimento, come lo chiamava Ulah, il finlandese, che aveva arredato il piccolo locale in stile marinaro, tutto in legno e suddiviso per tavoli circondati da sedute molto pesanti, niente sedie, perché le sedute non si potevano usare nelle continue liti tra gli ubriachi, e mi beccò immediatamente.

Tu sei italiano, non sei un maiale finlandese, andiamo a scopare.

Era la prima volta che ero faccia a faccia con una prostituta.

Non ero solo, con me c'erano altri italiani, miei amici. Ero appena arrivato in città, dopo l'esperienza moscovita. Loro erano in città per valutare eventuali scambi commerciali all'inizio della Perestroika.

Oxana chiamò le sue amiche ed in un attimo ce le ritrovammo sedute sulle nostre gambe.

In pochi minuti riempimmo tre taxi e fummo trasportati verso il buio. Man mano che uscivamo dalla Prospettiva Nevskij le luci diventavano sempre più rare ed all’arrivo l’oscurità ci avvolse. Alcune luci fioche uscivano da palazzi enormi, tutti uguali, talmente lugubri che le luci si impaurivano a presentarsi. I taxisti, ormai esperti di questi tour, si mettevano dietro le comitive del sesso e muovevano i taxi per indicarci il cammino. Entrammo in uno di questi scatoloni di cemento e riuscimmo a centrare un grande ascensore. Usciti un corridoio buio e puzzolente ci suggeriva di tornare indietro. Le ragazze accesero gli accendini e le seguimmo. Aprirono una porta. Un appartamento, grande, con grandi balconi , che guardavano grandi palazzi neri , con grandi balconi neri. Eravamo a Kupčina.

I miei amici, del paesaggio locale nulla gli fregava, erano interessati ai corpi delle ragazze e fecero sesso.

Oxana, a cui avevo tenuto in mano le tette, maestose e rigide, per il viaggio dal Chiajka all'appartamento, col timore che cadessero sul tappeto polveroso del taxi, cominciò ad incazzarsi perché mi rifiutavo di fare sesso a pagamento.

Come ti chiami?

Brando?

Io sono Oxana la miglior puttana della città.

Cosa pensavi di venire qui e chiavare gratis?

Ootebya nyetu peeski?

Cosa?

Non hai il cazzo?

No l'ho lasciato in dogana.Zasranees,

Ancora? Parla l'italiano.

Testa di merda-

Ecco brava, almeno ti capisco.

Senti pezzo di merda mi hai tenuto le tette in mano dal Chiajka a qui ed ora non vuoi scopare?

Avevo paura che cadessero, non porti il reggiseno.

Anche per il culo mi prendi.

E giù bestemmie e male parole.

Ma perchè sei toccato a me! mi urlava.

Guarda che sei venuta tu a propormi di scopare, non ti ho cercata io.

Poshol nahuj,

Vaffanculo.

Continui a sfottermi, eh, io ti levo gli occhi.

Venne verso di me, imbestialita, mi prese la faccia e vedevo le sue unghie nei miei occhi, spostò le dita e mi baciò in bocca.

Per favore scopiamo! Brando, tutti i tuoi amici stanno scopando ed io se non scopo non solo non mangio, ma dovrò pagare la commissione a chi ci protegge.

Continuavo a guardarla, non vedevo la prostituta, vedevo la bellezza.

Che cazzo guardi, parla, vuoi deciderti a scopare?

Questo è il mio lavoro, tu paghi ed io ti porto in Paradiso.

Scusa Oxana, sono ateo.

I suoi occhi stavano scoppiando dalla rabbia, corse verso il balcone e cominciò a piangere.

Oxana falla finita con questo dramma napoletano, dimmi quanto vuoi e finiamola, io non scopo a pagamento, ma i soldi te li do.

Ti durak,

Sei un imbecille,

Poshol nahuj,

Vaffanculo.

Parla in italiano o me ne vado.

Vaffanculo io sono una professionista non una mendicante o scopi o i tuoi soldi te li metti nel buco del culo.

Non risposi e misi i soldi sul tavolo e me ne stavo andando a cercare un taxi per tornare in albergo.

Li prese e me li gettò in faccia.

Vaffanculo, stronzo, non sono una mendicante.

Non raccolsi i soldi e me ne uscii pregandola di avvertire i miei amici che andavo in albergo.

Mi bestemmiò contro delle frasi in russo incomprensibili e si mise seduta sulla sedia, dove ero prima io, stizzita, furiosa, inviperita.

Tornati in albergo , i miei amici , me ne dissero di tutti i colori.

Cazzo ma perchè non l'hai scopata?

Potevi dirlo, prima, lei la prendevo io. Lei era la più bella, mi fece Ettore.

Cazzo, Brando, ha fatto il pandemonio e se le presa con le sue amiche e con noi. Mentre scopavamo le sue urla muovevano i vetri della stanza e la ragazza con cui facevo sesso rideva ed io mi incazzavo, poi riprendeva a gemere, e quando abbiamo finito e ci siamo seduti per prendere un te ci ha assalito con strilla ancora più forti in russo e le ragazze che cercavano di calmarla venivano zittite con parole russe che non comprendevamo ma che dovevano essere molto pesanti perchè nessuna di loro la contraddiceva.

Però Brando sei un ipocrita, sapevi che era una prostituta, l’hai baciata per tutto il viaggio e cosa pensavi che si fosse innamorata di te e te la regalasse?

Avete ragione, dovevo rimanere al Ciaika.

La sera successiva al Chiajka c'erano solo le sue amiche.

Una di loro, Olga, venne da me, perchè voleva sapere cosa era successo.

Era la prima volta che Oxana veniva rifiutata da un cliente.

Olga, non voglio dirtelo, se vorrà te lo dirà lei.

Da ieri piange e mi ha detto che smetterà di fare la puttana.

Magari, risposi.

Brando, è facile per te pensarlo, vorrei vederti a diciannove anni in questo cazzo di paese dove tutti straparlano di cambiamenti, ma per noi c'è solo pane, vodka e miseria. Il cambiamento c'è per le figlie dei burocrati o dei nuovi imprenditori o peggio dei politici, che stanno mangiando la Russia.

Cosa pensi che lo facciamo per scelta? Lo facciamo per mantenerci.

Balle ,Olga, indossi vestiti di Moschino, con quello che hai indosso potevi viverci un mese.

Ed alla fine del mese che facevo, Brando?

Molte di noi lo fanno per sposarsi un italiano, per trovare uno che ci porti lontano da questo inferno.

Cerca di capirlo.

Stai qui una settimana, visita i mercati della frutta e del pesce, vai nei negozi, non nelle boutique dei nuovi alberghi. Vieni di giorno nei quartieri periferici, non fermarti sulla Nevskij. Visto che non sei stupido capirai tante cose.

Alla fine mi convinse a rivedere Oxana il giorno dopo e mi diede orario e luogo dell'incontro.

Ci salutammo e le ragazze con i miei amici ritornarono a Khupchina.

Ci incontrammo in uno dei tanti palazzoni di Chupchina, un appartamento che divideva con altre ragazze, compresa Olga.

Appena sceso dal taxi avevo già la voglia di tornarmene all'Astoria.

Due uomini ubriachi si picchiavano, insanguinati, con i bambini che giocavano di fianco a loro, come se entrambi stessero vivendo la normalità del quartiere.

Alcune vecchie signore erano immerse nei contenitori del pattume a rumare per trovare qualcosa da mangiare. In quei primi mesi di Perestroika nei negozi trovavi solo pane e vodka. Gli altri alimenti erano disegnati sulle pareti.

Cercai il civico e premetti il tasto dell'ascensore.

Si aprirono le porte ed un tanfo irrespirabile di urina uscì a zaffate continue.

Decisi di farmi 11 piani a piedi e trovai su ogni scalino un pezzo di miseria, una prova di violenza, uno sporco antico e sulle pareti parole in inglese degne di Gogol' o Dostoevskij o Puskin.

Tanta miseria che conviveva con un humus culturale altissimo.

Suonai il campanello al numero di appartamento convenuto e venne ad aprirmi Olga.

La camera era piena di ragazze, alcune vestite, altre in pigiama, alcune in mutande con una t-shirt larga da cui trasparivano le tette.

Guardavano un format russo e non distolsero lo sguardo.

Oxana si alzò dal divano e mi prese per mano.

Ci mettemmo in una camera a parlare.

Nella camera adiacente stavano scopando e le loro parole e gemiti erano in vivavoce ma per le ragazze era normale. Le attirava il programma televisivo.

Parla Oxana, Olga mi ha detto che volevi incontrarmi.

Ritornarono gli occhi della sera dove ci eravamo conosciuti.

Poshol nahuj,

Vaffanculo. Sei uno stronzo, anzi uno stronzo bastardo e mentre lo diceva si avvicinò e mi mise la lingua in bocca.

Ma non credere di incantarmi e mi rimise la lingua in bocca.

Scusa Oxana, non è che hai appena fatto un pompino?

Svoloch,

Bastardo.

Mi tirò uno schiaffo e sbattei la testa contro lo schienale della sedia.

Porca puttana, Oxana stavo scherzando.

Zasranec,

Stronzo.

Konchaj bazar,

Smettila di parlare.

Questo è per l'altra notte, maledetto bastardo sono giorni che piango, nessuno mi aveva trattato come te.

Mi rimise la lingua in bocca.

Vuoi farti scopare Brando?

Certo, ma non per soldi.

No voglio scoparti e basta.

Cazzarola, mentre mi spogliavo mi leccava in ogni angolo, poi caddi sul letto con i pantaloni alle ginocchia con scarpe e calze ancora ai piedi. Mi strappò le mutande:

Adesso ti succhio anche l'anima.

Non risposi, si accorse che non c’era e mi girò sulla pancia e passò al buco del tulipano, infilò un dito e lo muoveva sui lati, non andava su e giù.

Ti piace finocchio di un bastardo?

Mi rigirò e fece fiorire il giglio, si mise con la schiena contro di me se lo infilò nella rosa.

Rimase ferma sulle mie cosce, muovendo i muscoli interni.

Si abbassò leggermente e mi disse

Ora piego il corpo verso i tuoi piedi, mentre ti scopo, mettimi un dito nel tulipano.

Lo bagnai e infilai il medio e feci il movimento che lei mi aveva insegnato.

Metti un altro dito ed entra dentro, spingi forte sto arrivando.

Entrai con indice e medio e cominciai a pompare su e giù .

Più forte, più forte

e cominciò ad alzarsi dalle cosce e andava su e giù sul mio giglio con le mani attaccate ai miei piedi.

Sei vicino stronzo, dai sto venendo.

Ancora un pò, aspettami, Oxana.

Mhmhmhmhmhmh ecco ecco ecco veeeeeeeeeeeennnnnnnnngooooooooooooooooooooooooooo

Mi bagnò e si stese sul petto.

Mi abbracciava come se dovessi scappare e non tornare più.

Rimanemmo fermi, abbracciati

Oxana aveva un corpo da ballerina, gambe lunghe ma stranamente le erano rimasti i fianchi, due tette rigide e maestose ed un culetto scolpito dal Canova.

Guardavo il suo corpo slanciato, liscio, disteso, in pace col mondo.

I capelli, neri cobalto, le coprivano le spalle e la schiena fino ai glutei, luccicanti e tesi.

I suoi movimenti erano sempre delicati, impercettibili, mai assunse posizioni volgari. Continuava a stringermi ed a sospirare parole che non comprendevo ma che erano dolci, soffuse.

Un angelo che combatteva per uscire dall’inferno dove lei scelse di cadere, per ritrovare un paradiso lontano dalle fiamme pietroburghesi.

“Nonostante i nostri litigi, nonostante la sua cattiveria, nonostante tutto il trambusto e le facce che faceva, e la volgarità, e il pericolo, e l'orribile disperazione di tutto ciò, io continuavo a vivere nel profondo del mio paradiso eletto - un paradiso i cui cieli erano del colore delle fiamme dell'inferno - ma pur sempre un paradiso." Lolita di Nabukov.

Cazzo ma tu non sei venuto, è sempre duro e lo fece afflosciare, tra una spagnola ed un pompino finale per gustare il nettare.

Dammi cento dollari, quando saremo di là, che le ragazze vedano che hai pagato, poi te li restituirò mentre ti accompagnerò in ascensore.

Li puoi tenere, Oxana.

No, io ti ho scopato.

Non pensai ai soldi, e glieli diedi davanti alle sue amiche, le salutai, o meglio salutai i protagonisti del programma televisivo, per loro non esistevo.

Si era aggiunta la ragazza che aveva ultimato il servizio col cliente e che si stava mangiando un gelato per togliersi il salato dalla bocca. e lei mi accompagnò fino al piano terra.

Durante il rapporto nella camera si era accorta che rimanevo in apnea e mi allenò dandomi un bacio fino al piano terra. Mi feci undici piani con la sua lingua in bocca, le sue tette nelle mani e mi mise i soldi in tasca.

Mi lascio il numero di casa dei suoi famigliari.

Chiamami ma solo dall'Italia, loro ti diranno quando potrai chiamarmi a quel numero.

Un ultimo lungo bacio e arrivò il taxi che avevamo prenotato dall'appartamento.

Salito sul taxi tolsi i soldi dalla tasca. aveva messo anche quelli che mi aveva buttato in faccia la prima notte.

Una sera a mezzanotte squillò il telefono nella mia camera all'Astoria, dove alloggiavo.

Era Oxana.

Ho voglia di stare con te, sto lavorando, vieni qui al Pribaltiskaya, sono alla seicentotre, vieni all'una e aspetta che esca il cliente, verrò sulla porta per dirti se potrai entrare. Se ti fanno storie all'ingresso digli che hai un appuntamento con Alexandra, quella ne fa venti a notte.

Erano trascorsi alcuni mesi e non ci pensavo.

Arrivato al Pribaltiskaya uno stuolo di energumeni stavano fumando e parlando prima dell'ingresso e da questo fino agli ascensori.

Due mi bloccarono.

Appena pronunciai Alexandra si aprirono come le acque con Mosè.

Puntuale come la morte all'una uscì un tizio con giacca e cravatta e borsa di cuoio e Oxana mi fece segno di entrare.

Oxana hai avuto un controllo della guardia di finanza?

Cosa?

Quel tizio che è uscito, sembrava un finanziere.

Sempre pronto a prendermi per il culo, non cambi mai, stronzo e bastardo.

Quei due vocaboli le trasmettevano il desiderio di baciarmi.

Mi riempi la bocca.

Quello è il direttore della banca della mafia, viene da me per piangere. Ha paura di essere ammazzato ed è convinto che io possa proteggerlo. Figurati se l'Organizatya sente il mio parere. Prima o poi lo ammazzeranno, non possono permettersi di tenerlo in vita, sa troppe cose. Lo sapeva prima di accettare l'incarico ma gli facevano gola diecimila dollari al mese.

Gli dico che andrà tutto bene, mi lascia un pacco di soldi e se ne va. Mai chiesto nemmeno un pompino. Voi uomini siete strani.

Mi scopò finché un gufo che era appoggiato sul comodino non fece cucù per dieci volte.

Vattene alle undici controllano le nostre stanze, se mi trovano con te sono cazzi amari.

Ciao, alla prossima.

Ciao stronzo, bastardo.

A fine estate ero appena rientrato a San Pietroburgo e trovai Olga nella hall.

Sono giorni che vengo per parlarti ma dove sei stato?

In Italia, le estati le trascorro con la mia famiglia.

Oxana è fuori di testa. Per favore chiamala, ecco fallo col mio telefono.

Fece il numero ed un urlo uscì dal cellulare,

Hai trovato quello stronzo, bastardo.

Sono io in persona. Stronzo di nome e Bastardo di cognome. Desidera qualcosa?

Vaffanculo, Brando dove sei?

All'Astoria, appena tornato dalle vacanze, a sua disposizione.

TRAC

Olga ha messo giù il telefono. Che cazzo è successo?

La solita storia, da quando ti ha conosciuto non pensa ad altro e quando non ti trova va giù di testa e inventa malattie per non lavorare. Nel nostro mestiere è molto pericoloso, perchè se si accorgono che fai la furba o paghi per uscirne o ti ammazzano.

Offrimi una vodka, starà arrivando.

Una vodka, ma sono le nove del mattino?

La vodka va bene a qualsiasi ora, prendine una anche tu.

No, grazie.

Nei venti minuti prima dell'arrivo di Oxana ne bevve quattro e sembrava avesse bevuto acqua, lucida e presente.

Entrò l'urlatrice.

Bella lo era da sempre, ma quella volta superò la bellezza.

Mi alzai per salutarla e mi riempi la bocca, poi le orecchie.

Dostal/zakolebal,

Mi hai fatto incazzare.

Sporco bastardo sei proprio stronzo, mai una telefonata,

Io ti amo e tu mi tratti come una puttana.

Tu lo sai che dentro non lo sono.

Aveva ragione.

Lei era stupenda anche dentro.

Si mise alla finestra ed i suoi occhi brillavano di orgoglio.

Vieni vicino a me, Brando, guarda questa meravigliosa città, la Cattedrale di San Isacco, la Neva, la Fortezza di San Pietro e Paolo, vedi in fondo il Palazzo Jusupov e dietro si intravvede il Teatro Mariininsky. Guarda i canali, i ponti, i palazzi, non sembra una cartolina di un paese fantastico?

Vieni con me.

Uscimmo dalla stanza e mi portò in un angolo dove c'era una finestra grande.

Vedi la Piazza dell'Ammiragliato, l'Ermitage.

Adoro questa città, la sua cultura, la sua eleganza.

Vorrei trasformarmi in un gabbiano e poter volare ogni giorno sulla mia città e appollaiarmi sugli alberi o sui tetti dei grandi palazzi per godere della vista di tutte queste bellezze uniche al mondo.

Non vivo qui e quando vado alla finestra a Chupchina vedo solo palazzi grigi, strade anonime che trasudano miseria, con vecchie signore che si trascinano con le sporte piene di pane, perchè non possono comprare altro e cercano nei bidoni dell'immondizia qualcosa da mangiare..

Le lacrime le stavano riempendo il viso e si appoggiò sulla mia spalla.

Le asciugò con la mano e con gli occhi, ancora rossi, si girò.

Mi sposo. Ho rinviato il matrimonio perchè voglio farmi il regalo di addio al nubilato.

Son contento, spero mi inviterai?

Lo iniziamo adesso, ciao Olga, grazie mille, ci vediamo.

Mi prese la mano ed andammo alla reception.

Mi consegnarono la chiave per cambiare il codice d'ingresso nell'appartamento.

Le persone che mi proteggevano obbligarono l'hotel a fare questa modifica. Era l'unico appartamento con l'apertura elettronica e la porta blindata.

Salimmo ed il portantino mi aspettava con le valige.

Li avevo abituati alla mancia, tornarono alla reception e digitai il nuovo codice ed entrammo.

Neanche il tempo di prendere le valige che ero nudo e sbattuto sul letto.

Brando, questa volta mi scopi tu.

Cominciai dalle orecchie, sapendo che le sarebbe comparsa la pelle d'oca, poi il collo, sia davanti che dietro, poi scesi lungo la spina dorsale e mi fermai sul coccige, girai intorno alle chiappe e le aprii le gambe per baciarle l'interno delle cosce.

Cominciò a stringere i cuscini ed ad strusciarsi sulle lenzuola.

Mi riempii la bocca di saliva e gliela sparsi tra il buco del tulipano e la parte bassa della vagina e cominciai un risucchio sul perineo che la mandò sulla Luna.

Amavo inumidire i petali della rosa con le lenzuola bagnate dai nostri orgasmi. La strinsi sui fianchi e continuai a leccarla. Cominciò a scopare le lenzuola urlando di piacere.

Ormai aveva strozzato i cuscini e con un ultimo gemito scaricò il piacere.

Si girò e mi prese per le orecchie per tirarmi verso il suo viso e mi baciò lungamente, come piaceva a lei.

Mi mise sotto di lei e da quel momento ogni parte del mio corpo urlava dal godimento.

Sborrai diverse volte e sentii bagnarmi le cosce alcune volte.

Entrambi urlavamo.

Poi il silenzio.

Lei mi abbracciò e mise il suo viso di fianco al mio, sussurrando una nenia di cui comprendevo alcune parole.

Rebenka moye, tvoya babushka zashchitit tebya ot d'yavola

Dormi, Piccola mia, la tua nonna , poi non capivo

Il telefono della camera squillò.

Pronto?

E' la reception Signore, le serve qualcosa?

Le nostre urla avevano creato qualche timore.

Si, grazie, faccia portare due menù completi e due bottiglie di champagne russo.

Certamente signor Brando, la richiamerò prima che il ragazzo parta.

Grazie.

Stronzo, bastardo, non voglio perdere tempo, disdici l'ordine.

Pronto, signorina, lasci stare andremo direttamente al ristorante.

Sporco bastardo, io non mi muovo da qui.

Lo sapevo, Oxana, era solo per ...

Lascia stare.

Fui letteralmente seviziato ed alcune volte ebbi la convinzione che Oxana avesse cambiato sesso.

Entrambi avevamo esaurito le energie.

Io più di lei e con un bruciore al tulipano che mi tormentava.

Cosa hai fatto che ti dimeni?

Mi brucia il culetto.

Mettiti questo gel e risolverà il problema.

Senti stronzo bastardo, ho trovato uno stupido finlandese che vuole sposarmi. Ha una fabbrica di legname ed è ricco. Gli ho spiegato che per poterlo sposare devo pagare la buonuscita all'organizzazione e abbiamo convenuto la somma. Domani la pagherà e sarò finalmente libera.

Andrò in Finlandia a sposarmi e l'avvocato mi ha detto che dopo un anno potrò chiedere il divorzio ed avere un vitalizio da mio marito, oltre ad una buonuscita per la parte che riguarda gli immobili e lui ne ha tanti.

Sarò ricca e non tornerò in Russia, andrò a vivere in Grecia.

Ti farò avere il mio recapito greco e quando vorrai vedermi saprai dove trovarmi.

Ci vediamo una o due volte l'anno nella sua villa a ....

Scusate non ricordo.

AMEN.

Katia

Novembre 1989

Quando arrivai a San Pietroburgo, dopo la parentesi moscovita, Zagladin mi diede il nome di una persona a cui affidarmi per la scelta di un interprete.

Mi diede un elenco di maschi e femmine.

Fare un casting non mi sembrava il caso e gli dissi di riunire quelle che per lui erano le migliori, all'Astoria, il Grand Hotel Europe era in costruzione, per vederle, senza incontrarmi.

Erano tre ragazze , molto giovani: Katia, Svetlana e Julia.

Katia delle tre era quella meno appariscente, una frangetta da studentessa universitaria, delle mani da pianista attaccate a delle braccia di una sua reincarnazione, corte e grassottelle. Il viso da ragazzina del Komsmol, rotondo, con le guance paffute di un rosso vivace, collo sudaticcio, un corpo che non attizzava, normale, carnagione biancastra, occhi allegri. Capelli corti, sul biondo, che amava spettinare mentre parlava.

Svetlana era l’opposto. Capelli ondulati, nero pece che difendevano un viso rinascimentale di Raffaello, sguardo languido che nascondeva una voglia innata di sesso testimoniata dal continuo ondeggiare della lingua sulle labbra rosse e sporgenti, Indossava un corpo mozzafiato che scatenava gli ormoni, protetto da una minigonna inesistente e da una camicetta trasparente di cotone bianca, colorata dal rosso vivo dei capezzoli e dal rosa purpureo del seno, l’ombelico emanava una luce cosmica, immaginavo le sue grandi e piccole labbra che si muovevano verso di me per abbracciarmi. Il giglio sputò fuori il pistillo ed i petali applaudirono quel monte che Venere si intestò.

Con Svetlana non avrei pensato al lavoro e dopo poche settimane saremmo stati ricoverati in pessime condizioni nella clinica del KGB, col rischio di ritornare a lavorare a Mosca.

Julia era bella ma scompariva vicino alla Madonna di Raffaello.

Scelsi Katia, quella meno appariscente, per mantenere un certo distacco.

Aveva occhi allenati a sbirciarti i pensieri, una piccola bocca con piccole labbra con una lingua grossa e calda.

Vestiva come le capitava, ammucchiando i vestiti su una poltrona e scegliendoli a casaccio.

Il suo enorme vizio era il bere troppo alcol.

Cominciava appena sveglia e ti arrivavano dei refoli da stordirti.

Per il resto una vera professionista.

Rimanevo in città sette mesi poi tornavo in Italia.

I business men russi l'estate la considerano da Maggio ai primi di Ottobre, in quei mesi rimanevo in Italia.

Fino alla inaugurazione del Grand Hotel Europe Katia mi aveva trovato un appartamento in affitto di fronte alla Cattedrale di Kasan, sul Canal Gribaedoba, a pochi metri da via Nevskij ed uscendo di casa sulla destra salutavo la Chiesa del Salvatore del Sangue Versato e di fronte quella di Kasan.

Una volta andammo a trovare un direttore di banca che aveva avuto un incidente e non poteva muoversi di casa. Dovevamo scrivere un contratto per una vendita di vino italiano ed insegnargli a fare la lettera di credito.

Abitava al dodicesimo piano, in un appartamento anonimo in un quartiere anonimo.

Sciogliemmo i nodi del contratto ed insieme preparammo la lettera di credito e ci pregò di rimanere a pranzo.

Sua moglie, insieme ad un'altra signora, aveva preparato un tavolo di mille specialità russe.

Dagli antipasti di cetrioli, cipolline e funghi con la lingua ed il salame, al borch, dai pelmeni ai blinis.

Ero convinto di essere astemio, in Italia ed a Mosca bevevo solo acqua.

Mi fregò la caraffa di liquido bianco trasparente al centro della tavola.

Convinto che fosse acqua ne feci un’abbondante boccata.

Sentivo uno strano sapore in bocca. Non era acqua ma non mi provocò nulla di spiacevole e la ingurgitai.

Cavolo, disse il Direttore, si è già adattato alle vita russa, complimenti.

Non feci domande, ma riempii di nuovo il bicchiere e lo mandai giù ancora una volta.

La vodka non ha un sapore, di solito brucia in bocca, ma tra noi nacque un rapporto che mi impediva di sentirlo e feci una bella scorpacciata e bevvi vino e vodka.

Katia mi superò, soprattutto nel bere.

Spazzolammo il tavolo in lungo ed in largo e la padrona di casa fu felicissima. Anche il marito lo era, ciucco come noi.

Ci salutammo e Katia che era normalmente poco attenta nei movimenti, nel salutare la moglie inciampò su una scarpa, che il marito si era tolto durante il pranzo, e gli cadde sulla gamba malandata.

Un urlo terrificante ed una tempesta di bestemmie in madre lingua riempì le pareti dell'appartamento e quelli del condominio.

Molte porte si aprirono per verificare cosa era successo, da alcune chiudendosi partirono delle furiose invettive contro l'urlatore:

Che D-o ti fulmini, peccatore.

Да поразит тебя Б-г, грешник.

Maleducato.

Грубо.

D-o abbi pietà , ma che si penta o che gli venga un male incurabile.

Да помилует его Б-г, но пусть он покается, иначе заболеет неизлечимой болезнью.

Vaffanculo deficiente..

Иди на хуй, придурок..

Salutammo in fretta e furia il malcapitato e la moglie e uscimmo.

Katia non sapeva se ridere o piangere, muoveva le labbra ma non sapeva in quale direzione rivolgerle. Entrammo nell'ascensore ed io cominciai a ridere vigorosamente, lei finalmente liberò labbra e gola e cominciò un riso liberatorio.

Senza scopi nascosti la abbracciai.

Mi sgusciò dalle braccia si mise in ginocchio, mi aprì la patta e fece uscire il giglio dalle mutande e lo mise in bocca.

Arrivammo al piano terra e la porta si aprì.

C'erano alcune persone pronte a salire, con i sacchetti della spesa.

Alcune signore fecero il passo per entrare ma rimasero con la gamba alzata, come i fenicotteri.

Katia continuava nell’opera iniziata ed io chiusi gli occhi per non essere visto.

Le persone in strada, vedendo la scena non sbraitavano, come mi aspettavo, ci dissero:

Dobroye utro! Kak vy?

Buon giorno come va?

Risposi:

Vse v poryadke, spasibo.

Tutto bene, grazie.

Spinsi il bottone col numero più grande e salimmo.

Poi spinsi per tornare a terra.

Stessa scena, Katia non ne voleva sapere di farlo uscire dalla bocca.

Non erano più alcune persone ma diverse persone ad aspettarci.

La porta si aprì

Prima che aprissero bocca, anticipai un:

Izvinite, pozhaluysta, sleduyushchiy raz.

Scusate, la prossima volta.

Давай, давай, тебе повезло!

Fate, fate fortunati voi, fu la risposta.

Сделай это, сделай это, тебе повезло, ответ был

Non sentii un reclamo, una bestemmia, una maledizione.

Spinsi ancora il bottone più grande.

Poi quello più piccolo.

Fortunatamente riuscii a concentrarmi e spruzzai la linfa.

Lei la mando giù si alzò e continuò a ridere.

Uscimmo dall'ascensore ridendo ed abbracciando le persone, sembrava una festa, una signora ci invitò a cena.

Apprezzai molto l'educazione dei pietroburghesi.

Non si sentì una parola volgare, o non la riconobbi, ridevano tutti e ci abbracciarono come se avessimo regalato un momento di felicità.

Una signora continuava a dire:

Pervyy raz ya eto uvidel v lifte,

Prima volta che l'ho visto in ascensore.

Rideva, e rideva

Salutammo i condomini.

Ubriachi fradici andammo nel suo appartamento.

Lei abitava in una zona dove non c’erano i palazzoni ma palazzotti a due piani, circondati da alberi e da giardini pieni di fiori e tenuti come D-o comanda.

Per una single era molto grande e ben ammobiliato.

Entrammo e lei cominciò a spogliarsi e potei notare il suo corpo che fino ad allora avevo immaginato. Era lo stesso.

Suonò il telefono.

Era Svetlana, la sua amica rinascimentale, una delle tre indicate dall'amico di Zagladin.

La sua voce era lo specchio orale del suo corpo ed il giglio raddrizzò petali e pistillo, gonfiando leggermente i pantaloni, nonostante la cura subita da Katia.

Le chiedeva come andavano i nostri rapporti, se si trovava bene.

Lei continuando a parlare con l'amica ed accortasi del pacco mi fece segno di scartarlo e mi misi di fianco a lei.

Prese il giglio in mano e quando parlava Svetlana, lo masturbava per poi metterlo in bocca, quando l'amica rispondeva, non contenta prese di nuovo il fiore in mano e gli fece conoscere la sua rosa, infilando il fiore con tutto il gambo. Era una posizione comoda, perchè lei era seduta su una poltrona abbastanza alta ed io non facevo fatica ad appoggiarmi sul suo corpo e a farmi scopare.

Mhmhmhmh

Svetlana capì che andava tutto bene. Forse sperava di sostituirla.

Penso che Katia, pur ubriaca, abbia di proposito fatto sesso per far capire a Svetlana che per lei non c'era speranza.

Bevemmo altra Vodka e altro vino ed io mi svegliai dopo 2 giorni con un mal di testa da sbatterla contro il muro.

Fu allora che Katia mi insegnò a controllare l’alcol.

Prima di tutto mi verso 50 cl di vodka, spiegandomi che il mio corpo abbisognava di alcol o sarei stato peggio, capii che sarei entrato in uno stato di astinenza senza quei 50 cl. Poi mi spiegò la teoria dell’onda e da allora bevvi senza avere mal di testa anche dopo bevute esagerate.

Una volta mi fece il miglior pompino della mia vita.

Eravamo ospiti di Michail, il Vice Presidente di Signal, dove avevo il finto ufficio, ed abbondammo sia nel mangiare ma soprattutto nel bere.

Michail era un potente boss del vecchio PCUS, nonostante la giovane età, e loro, i dirigenti di partito, avevano dei negozi segreti, in appartamenti o magazzini anonimi, dove trovavano i migliori prodotti enogastronomici a prezzi ridicoli. Prosciutti, pasta, olio, vino italiani. Salutammo lui, la moglie ed i figli e prendemmo un taxi.

Non mi accorsi che Katia aveva rubato una bottiglia di vino.

La fece aprire dal taxista e riprese il fiore, dava una boccata di vino e senza perderne una goccia mi succhiava l'uccello, pardon il giglio, boccata e pompino, boccata e pompino, finché non finì il vino e si dedicò interamente al secondo.

Impiegai un pò di tempo, anche il fiore si era ubriacato, abituato ad essere irrigato dall’acqua, ma spruzzai anche le unghie dei piedi.

Il giorno dopo, al mattino, andai in bagno e pisciai a zig zag.

L'amico era ancora ubriaco.

Katia poteva aprire una scuola per succhiagigli, era imbattibile.

Fui chiamato a Mosca da Vladimir.

Porta con te Katia!

Non capii ma non era il caso di fare domande.

La prima cosa che imparai dai russi per fare business era far la parte dell’ignorante.

Le dissi di prenotare un'intera cabina con quattro letti, così ero certo di non avere rompipalle tra i piedi.

Prendemmo il Stella Rossa. Partiva tutte le sere alle 23:55 ed arrivava puntuale alle 7:55 a Mosca.

Katia arrivò con una borsa capiente alla Oktiabrskaya, la stazione ferroviaria di San Pietroburgo.

Guarda che andiamo e torniamo in giornata, o devi fermarti a Mosca?

Mentre mi misi di lato per farla salire sentii un tintinnio di vetro.

Era chiaro ciò che mi aspettava.

Devo dire che quella notte si superò in tutti i sensi.

Infatti riuscì ad usarli tutti e 5 e forse ne aggiunse un sesto per farmi godere.

La cosa fantastica, quasi incredibile, era che quando era ubriaca superava le leggi della fisica, non esisteva la legge di gravità.

Lei aveva un fisico rotondello, non grasso, ma sicuramento robusto, frutto dei tanti campi di addestramento per diventare un agente del KGB.

Ebbene quella notte volava da una cuccetta all'altra per poi atterrare sul mio giglio con la bocca, la rosa ed il tulipano, a suo piacimento.

Non sbagliò un bersaglio e rimaneva sul pezzo finché non raggiungevo o non raggiungeva l'orgasmo.

Mi trattenni per tenermi l'orgasmo del pompino, che era il suo punto di forza.

Lo fece in svariate posizioni, stendendosi dalla cuccetta parallela, da quella in alto a testa in giù, sulle ginocchia e per finire dalla cuccetta in alto dalla parte opposta ancorata alla cuccetta coi piedi e appoggiata alla mia con le mani, mentre faceva gli addominali mi succhiava gambo, petali e pistillo. Riuscì a volteggiare alcune volte sfiorandomi i petali per poi rimanere perpendicolare e senza appoggiare le mani scendeva e saliva col pistillo in bocca per poi atterrare di colpo e affondava la bocca facendo scomparire l’intero gambo.

Nonostante le labbra piccole aveva una bocca che poteva ospitare non solo il fiore ma anche il vaso.

Venni e lei adorava tenerlo in bocca finché non tornava utilizzabile.

Approfittai della sua posizione, mi alzai.

Katia, rimani in questa posizione ed apri le gambe.

Mi misi, in piedi, dietro di lei e le bagnai con la lingua entrambi i buchi, tesi e stretti per la posizione dell'atleta.

Salii sulla cuccetta superiore e la chiavai sia davanti che dietro e conobbe altri due orgasmi, rimanendo sospesa nell’aria e sentendo che il giglio rimaneva duro, incollò le mani sulla mia cuccetta e si avventò, di nuovo, sul bocciolo e superò se stessa facendo uscire la linfa.

Arrivammo da Vladimir.

Mi informò che ci sarebbero stati dei cambiamenti ma che sarei rimasto a San Pietroburgo e li anticipò. Dopo alcuni mesi quei fatti accaddero esattamente come li aveva raccontati.

Poi parlò con Katia. Non chiesi ma era chiaro che aveva portato un rapporto su di me.

Al ritorno con il Stella Rossa, speravo di riposare ma lei ricominciò ad allenarsi per le Olimpiadi di volo acrobatico.

Per alcuni giorni la lasciai a casa a riposare.

Innaffiai il giglio con acqua pura e qualche minerale consigliato dal farmacista di fiducia del KGB che praticava in un appartamento sulla Nevskij.

Ero molto stanco e mi diede dei sali che mi fecero rinascere.

AMEN.

Rita

Settembre 1990

Era il venti Settembre del millenovecentoottantanove ed ero stato invitato dalla Casa dell'Amicizia, Dom Druzhby, di San Pietroburgo, che aveva organizzato una crociera sul lago Ladoga per far incontrare imprenditori russi e imprenditori stranieri. Da due giorni ero in città e vi sarei rimasto dieci anni.

Andai con un'interprete, che faceva parte del pacchetto, in qualità di ospite.

Gli incontri servirono a scambiarsi i biglietti da visita, il resto del tempo fu occupato da scorpacciate e bevute, alle cinque del pomeriggio erano tutti ubriachi.

Fortunatamente, con i primi incontri mi feci un'idea degli uomini d'affari della Perestroika e infilai nella valigia alcuni libri degli autori russi, che adoravo:

Dostoevskij, Turgenev, Tolstoj, Gogol e Puskin.

Due manager, la prima di un'azienda di cosmetici che adoperava solo prodotti naturali e la seconda Direttrice di Banca con prodotti finanziari per gli investitori stranieri, nonostante avessero divorato e bevuto il doppio dei colleghi, erano lucidissime ed io ero l'unico interlocutore sobrio.

Mi gonfiarono i maroni per ore ed alla fine cedetti ritirandomi nella cabina per un doloroso mal di testa.

Pensavo di essermene liberato ma non fu così.

Stavo leggendo Racconti di San Pietroburgo di Gogol , quando quella dei prodotti cosmetici ed appena uscita, l'altra collega, preoccupate per la mia salute mi confortarono.

Pensai ad una aspirina o a qualche goccia di tachipirina ed invece mi fecero bere un bicchiere di vodka e mi fecero un pompino, per addormentarmi.

Per evitare altri medicinali mi coricai verso la parete ed aspettai che uscissero.

La cosa non finì li, purtroppo

L'interprete, non più giovanissima, avendo notato il via vai nella mia camera e venuta a conoscenza del mio stato di salute, entrò nella cabina e mi curò con la stessa medicina.

La ringraziai e mentre si spogliava, le feci capire che il resto potevamo farlo un'altra volta, perchè avevo bisogno di dormire.

Arrabbiata si rivestì e ritornò nella sua cabina.

A mezzanotte suonò una sirena e mi catapultai nella sala, preoccupato che fosse un allarme per la situazione del lago che faceva ondeggiare la nave in maniera vistosa.

Invece fu una lieta sorpresa.

La Casa delle Modelle. Dom Modeley, aveva organizzato una sfilata e c'erano due modelle una più bella dell'altra, Valeria e Lena, disse la presentatrice, che presentavano la collezione estate per il mare.

Corpi invitanti con costumi che a malapena coprivano paradiso, purgatorio ed inferno.

L'organizzazione avendo visto il mio passaporto pensò bene di farmi un regalo di compleanno e mi ritrovai entrambi le modelle nella mia cabina, al termine della sfilata.

Irvina, l'interprete pensò bene di essere presente per facilitare i nostri rapporti.

Le chiesi di andarmi a prendere dell'acqua ed appena uscita chiusi a chiave la cabina.

Le due ragazze, non erano delle sprovvedute e capirono che mi aspettavo il regalo.

Spogliandosi uscirono un sacco di dollari che gli imprenditori stravolti dalla vodka avevano messo nei loro costumi, pensando che lo spettacolo nulla avesse a che fare con la moda.

Presi una di quelle bastonate che ricorderò per tutta la vita.

Mi cavalcarono a turno e quella che non cavalcava si sedeva sulla mia bocca ed aiutava l'amica baciandole i capezzoli e spingendola sulle spalle nel momento in cui abbassava il suo corpo sul mio giglio.

Dopo tre pompini e due energiche trombate, rimasi per un giorno a riposare in cabina, chiudendola a chiave.

In una giornata ero tornato giovanissimo, ai tempi dell'ultimo anno delle scuole superiori, dove mi scopavano dalla mattina alla sera, comprese le ore scolastiche.

La notte, misi la faccia fuori per sincerarmi che non ci fossero persone ancora sveglie.

Andai a prua e conobbi una cameriera, Rita, che prestava servizio sulla nave, e stava fumando.

Piccola, bionda, sorridente. stiravamo entrambi l'inglese per spiegarci chi eravamo, cosa facevamo, come giudicavamo quella crociera ed i suoi ospiti e ci salutammo.

Una sera organizzarono una specie di discoteca

Ballammo e, con Rita, ci impegnammo a rivederci finita la crociera.

Tornato in cabina trovai l'interprete incazzata per la storia dell'acqua e per non creare problemi la feci entrare. Il pompino fu nella norma il resto lo dimenticai.

Le due manager la sera prima del ritorno a San Pietroburgo, mi riconsegnarono il biglietto da visita e per non farsi dimenticare la prima si fece intulipanare, la seconda invece, invidiosa, fece il triplite Bocca, Rosa e Tulipano.

L'interprete la mandai a vendere ghiaccioli in Siberia.

Allo sbarco vidi in un angolo semibuio Rita, la cameriera, mi fece segno di andare che mi avrebbe seguito.

Presi un taxi e comunicai l'indirizzo a voce alta. “Canal Gribaedoba, prego.” Dietro ci seguiva un altro taxi.

Con Rita salimmo nel mio appartamento.

Lei non aprì bocca, entrò in bagno, appena uscita, nuda, si mise sotto le coperte.

Entrai in bagno, mi lavai ed uscii nudo e lei alzo le coperte per farmi accomodare.

Non parlava e sostituiva le parole con un sesso sfrenato.

La cosa che mi colpì era il suo schema sessuale.

Partiva con leccare il gambo del fiore, duro lo infilava nella rosa, appena cominciava a bagnare, prima dell'orgasmo, lo faceva uscire e con la mano bagnata giocava col buco del tulipano per poi accogliere il giglio. Lei godeva in entrambi i fiori ma preferiva bagnarsi in quello olandese.

Mi fece capire che era molto tempo che non lo faceva e la lasciavo fare nella speranza che il recupero avvenisse in tempi non troppo lunghi, perchè infilarlo molte volte nel tulipano, poi lo ritrovavo ammaccato ed inebetito per alcuni giorni.

Ci frequentammo per alcuni mesi, invitandomi a pranzo a casa dei genitori a Kupčino. Poi passavamo le domeniche, quando era libera, insieme al figlio di Kovalesky, il proprietario dell'azienda dove lavorava, ed alla sua ragazza, anche lei dipendente del padre del fidanzato..

Stavo bene con lei, un viso fresco, senza trucchi, un comportamento gentile, educata, colta, ed amava le cose vere della vita, la sincerità, la cultura, la convivenza allegra, dove ognuno dava il meglio all'altro ed era una gran scopatrice, curiosa, disponibile ad ogni esperienza.

Ero invaghito della sua disponibilità a farmi apprezzare Piteri, come la chiamano i cittadini locali. Avevo letto molto e conoscevo ogni pietra della città ma mi lasciai trasportare dal suo amore verso la sua città e conobbi storie molto affascinanti.

La pianificazione della città era stata affidata dell’italiano Giorgio Rossi, a lui si doveva l’invenzione di costruirla su due capisaldi, il Canale Gribaedoba e la prospettiva Nevskij. Attorno a questa croce nacque la Venezia del Nord.

Ogni volta che era libera dal lavoro mi telefonava e mi portava a visitare le meraviglie del barocco russo e italiano.

Il Palazzo di Marmo: l’intero edificio era di marmo e venne donato da Caterina II al suo amante Orlov, per averla aiutata ad assassinare il marito Pietro III.

Il Palazzo con il parco di Petrodvorets, il Palazzo d'Inverno: in russo Zimnyi Dvorets fu la prima residenza dello Zar, che dominava la piazza del Palazzo da un lato ed il fiume Neva dall'altro. La costruzione, tipico esempio dell'arte barocca, fu modificata ben quattro volte e l'ultima modifica fu apportata dall'architetto italiano Bartolomeo Rastrelli. Il palazzo, dipinto di bianco e verde, possedeva 1786 stanze e ben 1945 finestre.

Michailovskij, conosciuto anche come Castello degli Ingegneri, nel centro della città, il Palazzo Stroganov, edificato da Francesco Bartolomeo Rastrelli, i Giardini ed il Palazzo di Tauride, il Palazzo di Yusupov, della ricca e potente famiglia dei Yusupov, grandi collezionisti d'arte, esposte, in seguito alla Rivoluzione, all'Ermitage. Tra le mura di questo palazzo avvenne l'assassinio di Rasputin, consigliere leggendario della corte zarina, accoltellato da una donna, così scrivevano gli storici, Rita mi disse che non fu così. La corte della Zarina Aleksandra Fëdorovna, preoccupata dell’eccesivo ascendente che il mistico aveva sulla Zarina, organizzarono una cena, promettendo a Rasputin che avrebbe passato la notte con la moglie del Principe Feliks Feliksovič Jusupov. Durante la cena tentarono di avvelenarlo col cianuro, non sapendo che lui ne assumeva delle piccole quantità, sapendo che poteva incorrere in un tentativo di avvelenamento, quando si accorsero che il tentativo non era riuscito, il principe inpugnò un forcone e servirono 33 colpi per ucciderlo ed il suo corpo fu gettato nel Canal Gribaedoba. Poi visitammo il Palazzo Anichkov, ubicato sulla prospettiva Nevskij all'angolo con il lungofiume Fontanka, era il piu' antico edificio sito lungo questa strada. Iniziato dal russo Zemcov, fu modificato e ampliato da vari architetti fra i quali Quarenghi. Rita mi racontò un anedoto curioso: Anichkov aveva una figlia, che fu violentata da un favorito della corte di Pietro il Grande. A seguito dell'accaduto la ragazza impazzi' e il padre, che proprio in quel periodo stava progettando il ponte, alla vendetta preferi' disegnare nel progetto la faccia del violentatore al posto dei genitali di uno dei quattro cavalli. Palazzo Lomonosov, Kronstadt, la città museo nella parte Est del Golfo di Finlandia, sull'isola di Kotlin, Palazzo Gatchina, col parco pieno di laghetti e ponticelli, come i una fiaba. Pushkin, la citta' di uno dei miei autori preferiti, mentre camminavo pensavo ai suoi racconti e mi immaginavo di essere uno dei suoi fantastici personaggi. Parco Pavlovsk, piu' di 600 ettari di superficie, uno dei piu' grandi e pittoreschi della Russia e del mondo. A San Pietroburgo mi sentivo a casa mia, troppe erano le storie, i dettagli che univano le nostre due culture. L’ultima scoperta che mi fece fare fu il fenomeno culturale prettamente russo della costruzione dell’usad’ba, ovvero della villa di campagna. La fonte d’ispirazione furono le ville di Palladio. Lei, cameriera, aveva una cultura che pochi cattedrattici italiani potevano vantare ed io ero tentato di mettermi il dito in bocca quando lei svestiva il corpo della città, denundolo delle falsità storiche e rivestendolo di verità quelle meraviglie e me le raccontava stanza per stanza, aggiungendo aneddoti che non trovavo nei libri di architettura e di storia. Una domenica mi portò in un vecchio magazzino dietro l’Ermitage. Un anziano signore venne ad aprirci e le disse che avrebbe chiuso e sarebbe tornato dopo un’ora. Sulle prime non capivo. Pensavo: forse vorrà scoparmi?, poi verrà ad aprirci. Invece andammo in un angolo dello stanzone e sollevò un lenzuolo scuro e comparve una strana struttura. Vedi Brando, questo era il marchingegno che la grande Caterina adoperava per scopare il suo cavallo.

Cosa scopava il cavallo?

Si, era ninfomane ed ormai i suoi amanti non riuscivano a soddisfarla.

Ma il cavallo ha un giglio enorme?

Purtroppo la Zarina non riuscì a farne a meno e ci lascio le penne.

Cosa?

Non amiamo mettere in piazza questa storia, perchè comunque amiamo la nostra Zarina, ma lei morì a causa del cavallo che aveva un giglio fuori dal normale e quando la Zarina arrivò all’amplesso, uscendo svenne, il cavallo durante la monta le sfasciò le ovaie e dopo alcuni giorni di agonia morì.

Che storia terribile, Rita. Il marchingegno era una specie di altalena enorme con dei lacci di cuoio appesi ad una trave.

Vedi Brando facevano alzare il cavallo sulle gambe posteriori e legavano le gambe anteriori su quelle manette di cuoio sulla trave alta.

Un servo preparava il cavallo per la monta, quando il suo enorme fallo era pronto, Caterina si sedeva nuda su questa specie di seggiolino in cuoio e le venivano legati i fianchi con quelle cinture di cuoio che erano legate a due corde laterali che scorrevano in uno speciale mulinello.

Caterina tirava le corde per avvicinarsi al fallo del cavallo e lo introduceva nella sua rosa, poi usando le corde faceva uscire ed entrare il giglio del cavallo fino all’orgasmo.

Fece venire un ingegnere militare dalla Germania per inventarlo, inutile dirti che non riuscì a godere il compenso per il lavoro svolto.

I servi che di volta in volta entravano con lei nel salone, per preparare il cavallo, una volta usciti sparivano.

Rita, meglio non provarlo, non vorrei sparire!

Ah ah ah ah ah

Stai tranquillo non lo faremo, però vorrei provare a farlo.

Devi comprare un cavallo?

No, sciocco con te.

Cioè io devo fare il cavallo e tu Caterina?

Mettiamola così.

Va bene, io ci sto, ma bisogna trovare l’ambiente adatto per allestire un marchingegno che gli somigli.

Sentimmo battere sulla porta ed uscimmo.

Rita allungò 10 dollari al vecchietto, che ringraziò.

Rita spetta a me pagare, dai prendi i soldi.

No, è il mio regalo, finora hai sempre pagato tu, però preparati a fare il cavallo.

Rita è la mia vita, devo solo imparare a nitrire.

Rita organizzò l’esperimento in un deposito di Kovalesky di cui aveva le chiavi.

Acquistammo in vari mercatini ciò che ci serviva ed una domenica entrammo per simulare Caterina ed il suo cavallo.

Con la scala ed il trapano fissammo quattro anelli e due mulinelli al soffitto. Nei primi due facemmo scendere le corde per l’altalena di Rita, lo stesso facemmo negli ultimi per la mia altalena, poi facemmo scorrere quattro corde nei due mulinelli centrali, uno a destra ed uno a sinistra. Queste erano a penzolloni tra me e Rita. Legammo gli estremi delle due corde agli estremi del seggiolino di Rita e le quattro che rimanevano a penzoloni le prendemmo due per ognuno. Avvicinammo i nostri due corpi dentro a delle imbracature da alpinista ed il mio giglio entrò nella sua rosa. Rita tirava le corde per farsi dondolare avanti ed indietro, con il giglio che scompariva e compariva. Lo stesso facevo io per aiutare l’amplesso. Fu un’esperienza meravigliosa ed appena potevamo la rifacevamo con qualche variante. Anche in queste circostanze infondeva serenità in una città che stava esplodendo per insicurezza e violenza.

Il rapporto stava diventando troppo importante e preferii interromperlo, non ero intenzionato a costruirmi una seconda vita in Russia. Amavo mia moglie e la mia famiglia..

Una sera mi telefonò Kovalesky invitandomi all'inaugurazione della sua nuova discoteca di Gryboyedova Kanal, il Bcadhiik, in onore di Pietro il Grande.

Quella sera la rividi. Era stata promossa responsabile del bar e della cucina.

La Discoteca era su due piani ed al piano superiore quattro ragazze lo avevano affittato e stavano festeggiando un compleanno.

Vista la confusione al piano terra salii al primo piano che dava con una balconata sulla sala sottostante e cominciai a ballare con le ragazze.

Una si fece sempre più intraprendente ed i nostri corpi si sfioravano spesso.

Ci accomodammo nel prive che avevano riservato e dopo esserci seduti conobbi i loro nomi,

Anastasia, Catia, Virna e Zita.

Anastasia era stata componente della squadra olimpica di nuoto, alta, possente, fisico statuario in un viso tranquillo, occhi sorridenti, tette minute ma sode, era la donna alfa del gruppo.

Catia aveva un viso simpatico, fisico normale, molto vivace e pronta a far casino.

Virna sembrava seduta sulla scranno del Tribunale, non sorrideva nemmeno con una pistola alla tempia, ma la vodka e lo champagne la cambiava in una delinquente della peggior specie, incurante delle regole e pronta ad ogni trasgressione.

Zita guardandola ti sentivi nudo, abituata ad andare al sodo era una ragazza che pulsava sesso da ogni poro e lo trasmetteva con una sincerità sconcertante. Molto bella, elegante e suadente come un serpente.

Vestivano normalmente, non erano abiti griffati ma sartoriali, di un'eleganza antica ma sempre contemporanea.

Ballai con la festeggiata, Anastasia, con le tre amiche che ci incitavano continuamente ad andare oltre il ballo e lei mi baciò e prese i pantaloni dove si stava svegliando il gufo. Entrò da una tasca e lo prese con una mano e lo aiutò a stirare le ali. Le ragazze se ne accorsero e la incitavano ad andare oltre, alzandosi in piedi e accerchiandoci.

Lo tirò fuori e cominciò a leccarlo, poi si alzò in piedi e si coricò Catia che continuò a curare il gufo, leccando tutte le penne, fu sostituita da Virna che con una gonna larga che scendeva a falde, spostò le mutandine e se lo infilò nella rosa, dopo un pò Zita lo tolse, preoccupata che il povero volatile soffocasse lo riprese in bocca per soffiargli dentro e farlo riprendere. Accortasi che il torace del gufo si era sollevato lo baciò, con molta tenerezza, fino a drizzargli le piume e le penne, lo portò fino sull'orlo del precipizio poi fece segno ad Anastasia di prenderlo in fretta in bocca e ricevette il regalo per il compleanno, una spruzzata di gioia infinita con applauso finale delle amiche.

Ritornammo nel prive e continuammo a bere ed ad urlare, ordinai una bottiglia di champagne e fu Rita a portare l'ordine, per il frastuono tra la musica e le ragazze che urlavano non ci accorgemmo che bussava e non ricevendo risposta entrò.

Fortunatamente nessuna delle ragazze era coricata sul gufo.

Posò la bottiglia, mi guardò con occhi furiosi e augurò buon compleanno alla ragazza.

Mi alzai e la raggiunsi.

Rita, posso vederti.

Mi scrisse sulla mano il numero di telefono senza proferire alcuna parola.

Tornai dalle ragazze e lo champagne era finito, si alzarono per riprendere il ballo e tentai di seguirle ma una vigorosa spinta mi fece risedere. Era Anastasia, la festeggiata, che mi scopò con molta grazia ed una volta raggiunto il paradiso mi baciò ed uscì, facendo entrare Lárissa che fece lo stesso e raggiunta l'estasi uscì ed entrò la piccola Sveva che aveva una rosa che sembrava un microonde, il gufo perse piume e penne, bruciate dal quel forno, lei rimase molto tempo e mi fece un servizio completo, denudandomi e infilandolo in ogni dove e leccandomi in tutto il corpo, poi quando sentì di essere vicina si girò di spalle lo infilo nella rosa mi prese le gambe e mi trovai due dita nel tulipano che lo scavavano. Venne con un urlo che mise a tacere i decibel del DJ, si rivestì, mi baciò e mi fece segno di rimanere. Entrò Zita e mi sconvolse. Pensavo seriamente di non uscirne vivo. Anche lei appassionata di incularmi e di sbocchinarmi nello stesso momento, ma quando fu certa del ritorno di piume e penne ingurgitò il gufo e lo covò fino alla chiusura del locale.

Uscimmo, sotto lo sguardo inferocito di Rita, ed ad un certo punto le ragazze si baciarono e tre si allontanarono, Rimase Anastasia.

Guarda che vivo al Grand Hotel, c'è posto anche per loro.

Il compleanno è mio e ci siamo accordate che stanotte sarai solo mio, poi ti lascerò i loro numeri di telefono e se vorrai potrai incontrarle quando vorrai.

Entrati nella hall la vidi in tutta la sua bellezza, aveva un vestito a balze, bianco, con il corpo vita stretto che evidenziavano due tette dure e corpose, un viso duro nei lineamenti con due occhi neri che lo scioglievano insieme al suo sorriso.

Le ragazze della Reception mi fecero l'occhiolino, complimentandosi della bellezza ed eleganza di Anastasia, che rimaneva tale anche a letto, venne una volta poi mi abbracciò e si addormentò

Facemmo colazione e mi disse che frequentavano l'ultimo anno di giurisprudenza e che erano figlie di avvocati e giudici militari e che dopo la laurea non avrebbero avuto problemi a trovare un impiego ben remunerato. Uscivano rarissime volte, per timore di essere rapite e di entrare nel giro della prostituzione.

Le frequentai tutte e quattro, prima all'Astoria poi al Grand Hotel Europe, il mio preferito, e piacquero alle ragazze di servizio al Grand Hotel, ed ad ogni compleanno rinnovavamo la tradizione del Bcadhiik .

Un giorno telefonai a Rita a decidemmo di vederci all'ingresso dell'Ermitage.

Con molto imbarazzo le spiegai le ragioni del mio allontanamento.

In Russia non cercavo storie serie, ero innamorato di mia moglie e quando capii che lei la stava prendendo troppo sul serio la nostra relazione, preferii allontanarmi, sperando che mi capisse.

Certo che l'ho capito, ma avrei preferito che questo discorso me lo avessi fatto in faccia, tre anni fa.

Mi baciò e se ne andò per non farmi vedere che piangeva.

Mi sentii uno stronzo, aveva ragione.

AMEN.

Lena

Dicembre 1991

Alle sette del mattino squillò il telefono ed una voce tenebrosa e mascolina mi disse di trovarmi alle nove nell'ufficio di Yuri. Non capii chi era dall'altra parte del telefono e verso le otto e mezza telefonai a Yuri. Mi confermò l'appuntamento.

Alle nove incrociai Tamara, la nuova interprete, che aveva sostituito Katia, andata in visita dai genitori in una città segreta, dove il padre ingegnere aveva firmato un contratto per rimanere 10 anni, e mi salutò

B uuuuoonnnn Giioorrnnoooooo

Capii che fu lei a chiamarmi.

Le donne russe amano rimanere a letto fino a tardi e Tamara, quando non lavorava , poteva svegliarsi al pomeriggio. Suo marito era il capo del KGB della città e lei era stata l'interprete di Bresnev negli incontri con i capi dei comunisti italiani.

Piccola 1 metro e 40 centimetri, coi tacchi, brutta da spavento, capelli imbiancati, tutta nervi e lingua. L'età poteva essere dai 60 ai 100 anni. Impossibile un dialogo con lei dava le domande e le risposte. Un suono ripetitivo come un allarme che stordiva. Una vitalità da ragazzina, una fame da orso alzatosi dal letargo invernale. Aveva una borsa a fisarmonica. Poteva essere una Pochette come uno sportone per la spesa.

Lei collezionava tutto ciò che era commestibile, sia integro che smangiucchiato.

Nella Pochette aveva dei sacchettini di plastica con la zip per le rimanenze dei pranzi e delle cene a cui partecipava, gli alimenti intonsi li metteva direttamente nella Pochette che si era trasformata in un frigorifero a due ante.

Quando Yury ci indicava dove prendere gli alimenti, già pagati, lei usciva con questo borsone, trascinandolo a fatica fino al taxi, poi chiamava la figlia ed il genero che l'aiutavano a trasportare la sacca in casa.

Una volta mi invitò nel suo appartamento.

Le porte dall'ingresso ai tre bagni, e nelle altre stanze erano blindate, l'appartamento era talmente grande che non riuscivi a capirne la superficie ed in ogni stanza c'era un frigorifero industriale con a fianco barattoli di ogni specie vegetale e animale.

Entrammo nella sala d'ingresso dell'ufficio di Yuri e le guardie del corpo usarono i metal detector e ci fecero entrare.

Salutai Yuri e gli chiesi la ragione di questa improvvisa riunione.

Vieni di la, Tamara, aspettaci, puoi fare colazione, l'ho ordinata, arriverà a momenti.

Entrammo in un corridoio che portava in molte stanze. Le porte erano chiuse. Davanti ad una porta stazionava un gigante. Entrammo e vidi un uomo con una mano ammanettata al termosifone.

Si girò e lo riconobbi. Era Boris un imprenditore con cui un italiano firmò un contratto di alcuni milioni di dollari e per questo mi spettava una percentuale, che non mi versò, ma me ne dimenticai. Non se ne dimenticò Tamara a cui avevo promesso un regalo nel caso il contratto fosse andato a buon fine.

Yuri mi raccontò che erano due giorni che era suo prigioniero ed alle undici sarebbe arrivato un dipendente di Boris a portare il doppio di quanto convenuto.

Lo incassai e chiesi a Yuri quanto gli dovevo.

Lascia perdere mi hai fatto guadagnare abbastanza per farlo gratis.

Rientrammo nell'ufficio di Yuri e facemmo colazione con Tamara, che con un occhio guardava le squisitezze sul tavolo e l'altro lo aveva appoggiato sul pacchetto che mi era stato consegnato.

Yuri mi spiegò come funzionavano le cose nel caso di dissidio tra imprenditori russi.

Con la Perestroika non cambiò il sistema giudiziario pubblico, inefrosacie e dai tempi biblici, e gli imprenditori decisero di nominare alcuni giudici in pensione a soprintendere al loro tribunale privato.

Le parti in conflitto presentavano argomenti e documenti ed i giudici decidevano.

Nel caso di Boris, fu Yuri a chiedere l'intervento del tribunale privato, io non potevo farlo, non ero russo, lui poteva perchè dimostrò che eravamo partner in molti affari e presentò il contratto firmato da me e da Boris e ne chiese il rispetto e la corresponsione della mia commissione.

I giudici gli diedero ragione e condannarono Boris al pagamento del doppio, proprio in virtù del fatto che non rispettava i patti con uno straniero e questo andava a nuocere gli affari degli altri imprenditori, impegnati a realizzare delle joint venture con stranieri e principalmente italiani.

Col pagamento Boris venne liberato e per sdebitarsi del tutto mi invitò a pranzo a Il Nido dei Nobili.

Tamara informò Yuri e andai all'incontro con quattro guardie del corpo.

Ormai parlavo russo e Boris se la cavava con l'inglese.

Aveva posto solo una condizione, Tamara non doveva esserci.

Ci pensò Yuri a calmarla facendole arrivare un pacco di prodotti alimentari.

Per parte mia le diedi il doppio di quanto convenuto, evitando future discussioni, ben sapendo che suo marito l'avrebbe informata del mio incontro con Boris, specificando eventuali accordi.

All'incontrò c'era una ragazza.

Ci presentammo, si chiamava Lena.

Piacere Brando.

Boris si scusò e chiese se potevamo fare altri affari insieme.

Certo, e ci stringemmo la mano.

Ti aspetto nel mio ufficio ho affari interessanti da proporti, ma lascia fuori Tamara.

Ora devo andare Lena rimarrà con te.

Lena parlava italiano e ci accordammo che lei parlava in italiano ed io in russo.

Mangiammo e bevemmo il giusto e la salutai.

Grazie alla prossima volta.

Aspetta, se non hai impegni vorrei rimanere con te per migliorare l'Italiano.

Non avevo particolari impegni ed ero a due passi dal Grand Hotel.

Andai dietro di lei per spostarle la sedia e si alzò.

Era una monumento al piacere.

Feci segno ai quattro amici che potevano tornare ma prima le parlarono in un russo molto veloce e stretto ed insieme andarono in toilette. Uscirono e se ne andarono.

Bol'shoye spasibo, Mister Brando.

Pozhaluysta, rebyata.

Sei una persona veramente importante se ti puoi permettere quattro guardie del corpo delle forze speciali.

Manco lo sapevo ma feci finta di nulla.

Non chiesi cosa si fossero detti o cosa le avessero fatto, ma era chiaro che vollero essere sicuri che non correvo pericoli e forse scrissero le sue generalità e l'indirizzo di casa per rintracciarla.

Lena aveva fatto parte della squadra nazionale di nuoto sincronizzato dell'Urss.

Scusa Lena perchè hai lasciato? Potevi girare il mondo.

Lo faccio lo stesso ma guadagno cento volte il salario statale.

Si era laureata in economia e faceva la consulente a molte aziende.

Boris mi ha spiegato cosa è successo, l'avessi seguito io non sarebbe accaduto.

Lena, farò sapere a Boris che nei futuri affari, da lui ventilati, porrò la condizione che sia tu la mia interlocutrice.

Ti ringrazio, Brando.

Senti Lena abito al Grand Hotel e sto aspettando una telefonata dall'Italia.

Bene andiamo.

Non me la sentivo di andarci a piedi e farmi ridere dietro, troppo alta era per la mia statura e fermai un taxi.

Arrivammo al Grand Hotel Europe e la feci accomodare al bar.

Ordina ciò che vuoi, telefono e scendo.

Ok, a dopo.

Telefonai a Nikolai il capo delle guardie del corpo.

Nikolai la ragazza è pulita? Non è una prostituta?

Vai tranquillo, se avessimo avuto dei dubbi non sarebbe con te.

E' una professionista molto apprezzata, certo la sua bellezza e presenza l'aiuta. Molto meglio lei di Tamara, cosa dici Brando? e ridemmo entrambi

AH AH AH AH AH AH AH AH

Nikolai se quello è il parametro il novantanove virgola novantanove per certo delle donne pietroburghesi potrebbero sostituirla.

AH AH AH AH AH AH AH

Tornai al bar.

Fatto, scusa Lena ora sono tutto per te, ma per favore niente affari.

Sono d'accordo.

Lena stava bevendo un Gin Tonic dal colore bianco della bevanda, ordinai Crodino ed una bottiglia di Perrier.

Non bevi alcol Brando?

Si lo bevo ma visto che l'ho bevuto a pranzo con te ora mi limito per la cena.

Poi ho una gran sete, quella tartare di pesce spada era molto saporita e la crema che lo accompagnava era piccante.

Ludmilla, scusa, ho dimenticato di dirtelo, portami un bicchiere grande che aggiungo al Crodino la Perrier.

Va bene, un attimo Signor Brando.

Certo che qui ti conoscono tutte.

Vivo qui.

Lena mi spiegò come faceva a mantenere il suo fisico tra corse e palestra ed amava il canottaggio.

Amava l'arte contemporanea e collezionava artisti russi e stranieri non figurativi ma astratti.

Mi suggerì di collezionare Manelis e Gushin, che già conoscevo e collezionavo, ma lo tenni per me.

Anch'io colleziono arte contemporanea ma finora non ho incontrato artisti russi che mi abbiano particolarmente colpito.

In verità facevo man bassa in tutti gli atelier che visitavo, sia figurativi che astratti.

Visitammo le boutique e Lena acquistò un papillon rosso e lo fece mettere in una confezione regalo, posandolo nella Chanel.

Ho fame, cosa dici andiamo al ristorante?

Certo ma posso portarti in un ristorante di mia scelta?

Certamente, adoro le sorprese.

Ordinai la limousine e Lena diede l'indirizzo.

Era in centro ma per arrivarci era un labirinto di viuzze e cortili e l'autista fece fatica a non sbattere.

Arrivammo senza incidenti.

Scusa Estefiev, ti porto qualcosa da mangiare e bere, ne aavrò per due orette o preferisci tornare?

Per carità, Signor Brando, in questo labirinto non riuscirei a tornare. Aspetto qui e la ringrazio dell'offerta. Vanno bene un panino ed una bottiglietta d'acqua. D'accordo, a dopo.

Come desidera Signor Brando, grazie.

Entrammo in un portone di ferro, due corpose figure appena videro Lena si misero quasi sull'attenti ed aprirono la porta.

Nella stanza c'erano un divano, due poltrone ed un tavolo con due sedie, altre sedie erano accatastate in un angolo insieme ad una prolunga del tavolo ed un altro tavolo.

Brando lo conosci, ci sei stato?

No Lena, mai stato.

Un cameriere tirato a lucido cominciò a portare piccoli vassoi con verdure, caviale, cipolline, e crostoni di pane con varie salse di pesce.

La tavola era addobbata con una tovaglia ricamata a mano che portava l'effige dei Romanov, 5 diversi bicchieri di cristallo di varie misure con al centro la medesima effige , tovaglioli ricamati come la tovaglia e le posate color oro.

Toglimi una curiosità, sono autentici?

Li ho comprati da un mio cliente.

Perché non li porti all'Ermitage, li acquisterebbero, ne sono certo.

Si come io sono certa che poi li rivenderebbero al Berlusconi di turno, facendo una copia per il Museo.

Meglio che le tenga io, Brando, almeno rimangono in Russia.

Nel 1800 il ristorante era un’abitazione privata, e mantiene tuttora l’accogliente arredamento di una casa patrizia, compresa una cantina con i migliori vini del mondo.

Arrivarono le altre portate.

Scusa Lena, potresti, per cortesia, far avere all'autista, che mi sta aspettando, un piatto di borsch, con lingua e cetriolo, pane e una bottiglia grande di acqua? Poi li metti sul conto.

Non preoccuparti glieli farò avere.

Grazie, molto gentile.

Lena mi spiegò la storia della cucina russa.

Nicola II amava i pelmeni. Nicola I il cetriolo salato e il porridge di grano saraceno. Nella cucina del popolo russo al posto del burro si usava il fegato di merluzzo, le zuppe di tuberi e cavoli erano la base dell'alimentazione, e si mangiava più pesce che carne.

Questa antica tradizione, insieme al genio insuperabile di Rasputin, ho cercato di amalgarle senza mescolarle, perchè rimanessero il gusto di entrambe.

Ti dico le mie preferite, poi se tornerai scoprirai l'intero menù:

Tartare di manzo con cetriolo piccante e nori

Salmone tenero di giornata con cetriolo

Sgombro affumicato con ravanello

Midollo osseo sul pane

Cervella di vitello con salsa al tartufo di grano e malto

Calamari fritti con unagi cremoso

Lingua di manzo con purè di patate e pomodori secchi

Zuppa fredda di pomodoro verde con lingua di manzo affumicata

Per finire il dolce, il croquembouche di Marie Antoine Careme.

I miei cuochi ogni giorno devono sperimentare e trovare ogni giorno una ricetta nuova.

Passo tutte le sere, a qualsiasi ora, le assaggio e le inserisco nel menù

Sei anche consulente enogastronomica.

No, il ristorante è mio, questa è la cucina del Palazzo Jussupov dove risiedeva Rasputin. Qui inventava le sue ricette, è una dependance di Palazzo Jussupov.

Si può prenotare?

Ti lascio il mio numero, è privato, lo tengo per rappresentanza per gli ospiti illustri, tu qui sarai sempre mio ospite.

Grazie, Lena.

Assaggiai alcuni piatti consigliati dalla padrona di casa ed erano eccellenti, bevemmo il giusto, su suo suggerimento.

Un Ferrari Giulio Riserva con gli antipasti, un Champagne "Cuvée Saint Pétersbourg" Veuve Clicquot con i secondi a base di pesce, una bottiglia di Massetto, che non conoscevo, con i secondi carne ed infine un dolce da orgasmo Deep Dark Chocolate Layer Cake & Bisquit & Dubouché X.O. , preparato con il cioccolato Friis-Holm Chokolade e accompagnato con un bicchiere di Cognac Enrico IV Dudognon Heritage Cognac Grande Champagne.

Spero non ci siano microfoni, ma questo è il ristorante migliore in cui abbia mangiato e bevuto.

Grazie, Brando, il tuo giudizio mi lusinga.

Lena, posso farti una domanda?

Prego.

La bottiglia del Cognac posso vederla?

La prese e la posò sul tavolo.

Alzai la bottiglia e la guardai.

Questo è oro e questi sono diamanti , ma quanti sono i diamanti?

6500 Brando, è prodotto dai discendenti del Re e viene invecchiato 100 anni.

Credo sia il Cognac più costoso al mondo.

Non le chiesi se potevo acquistarne una bottiglia, perchè l'avrei messa in imbarazzo e sicuramente l'avrebbe regalata.

Memorizzzai il nome e chiesi a Kovalesky, il proprietario del Nido dei Nobili, se poteva procurarmelo.

Un giorno arrivò un corriere e consegnò un pacco alla reception.

C'erano 4 bottiglie del Cognac, con un biglietto

Vypey za moye zdorov'ye

Valentin

Bevi alla mia salute

Valentin

Brando, che facciamo? Un giro romantico lungo il canale?

Sarebbe meglio, mi sento gonfio come un pallone.

Presi la sua pelliccia bianca di Lince, ma dovetti alzarmi in punta di piedi e lei abbassarsi per raggiungere le spalle.

Facemmo una bella camminata verso il corso principale di via Nevskij e parlammo degli scrittori russi. Non sempre eravamo d'accordo sui giudizi ed anche per questo l'apprezzai.

Prendiamo un digestivo al Grand Hotel?

Va bene.

Lei scelse la vodka, la 100 Proof Premium Stolichnaya 50 gradi, per evitare l'onda, quando si beveva alcol si doveva rispettare questa regola, aumentare il tasso alcolico ogni volta che si cambiava il tipo di alccol.

Noi eravamo partiti dal Ferrari , poi Mottero, poi Chanpagne, poi Cognac 40% ed infine la vodka a 50%, in questo modo si evitava l'onda, il mescolio delle gradazioni che facevano andare in tilt l'organismo, con ubriacature che duravano intere giornate col mal di testa e ripetute corse in bagno.

Io spiegai a Nat, il nick che le diedi per non confonderla con Natashia, anche lei cameriera al bar, come realizzare un canarino.

Lo fece e lo portò insieme alla vodka.

Lena rimase sorpresa di quella cosa giallastra che fumava.

Le spiegai il segreto e si mise a ridere.

Voi italiani siete degli stregoni.

Lo inserirò, con qualche variante nel mio ristorante.

Posso chiamarlo, Canarino Brando?

Sarà un onore, grazie Lena.

Mi levai le scarpe, erano troppe ore che i piedi erano in prigione.

Lena se ne accorse e fece lo stesso, giustificata dal tacco enorme che portavano le sue.

Ah finalmente, grazie Brando, mi sento rivivere.

Presi le mie e le sue scarpe e mi alzai andando verso l'ascensore.

Lei mi seguì.

Entrati in ascensore feci cadere le scarpe e bloccai l'ascensore.

Le sollevai la pelliccia e le sbottonai i pantaloni attillati in pelle nera e , puntando decisamente al bersaglio grosso, introdussi la mano nelle mutande.

Non potevo baciarla, era troppo alta anche senza scarpe ed anche il petto era sopra la mia testa.

Sbloccai l'ascensore e si aprirono le porte dell'ascensore e non tolsi la mano. Lei si coricò per prendere le nostre scarpe e la rosa si aprì.

Infilai il pollice e la trascinai alla porta della camera.

Con l'altra mano presi la chiave ed entrammo.

Cademmo sul pavimento e finalmente mi sentivo alla pari.

La spogliai, con una mano, lasciando il pollice al caldo.

Lei mi spogliò.

Andiamo in bagno, mi disse.

Facemmo la doccia ma non tolsi la mano.

Guarda che non scappo, Brando.

Non è per quello, è che avevo la mano fredda.

Una gran risata riempì il bagno.

Ah ah ah ah ah

Asciugati andammo a letto ed a quel punto dovevo togliere il pollice, troppo distante era la sua rosa dai piedi.

Le leccai dita per dita entrambi i piedi, e l'amazzone non abituata, si dimenava e si toccava il corpo, stringeva tette e capezzoli.

Dammi il tuo giglio, riempimi, Brando.

Non l'accontentai, ero abituato ai tempi lunghi, e la girai leccandole prima dietro le caviglie, poi dietro le ginocchia poi il buco del tulipano.

Lei non era li, girava tra le galassie e prese l'asteroide, piccolo ma cazzuto, e se lo ficcò nella rosa.

Stretta, calda, spumosa, accogliente.

Le alzai le gambe sopra di me, erano talmente grandi che fece scendere i polpacci dalle mie spalle.

Tanto era grande, tanto erano brevi i suoi orgasmi, sparati a ripetizione, con un delirio di voci e gemiti che mi sembrava di farmi scopare dall'intera squadra di nuoto sincronizzato.

Le lenzuola erano impregnate della sua felicità, e finito il delirio mi disse,

Sei stato meraviglioso, mai ho provato tanto piacere.

Non ho mai provato dietro, con te mi sento pronta.

La feci scendere dal letto e le dissi di sedersi.

Le presi le gambe e le alzai succhiandole il buco e con un dito imbevuto di saliva e del liquido addensato sulle lenzuola cominciai a entrare poco a poco, prima con l'indice, poi con il medio, infine con il pollice e man mano che entravo cercavo di allargare gli sfinteri.

Il suo buco pulsava e lei gemeva, dai dai mettilo dentro ti prego.

Introdussi la cappella e andai su e giù senza entrare troppo.

Cosi cosi, mi fai impazzire, ancora ancora

Entrai aiutandomi con la mano e muovendolo a manovella,

Ti prego ENTRA , ENTRA, ENTRA, LO VOGLIO TUTTO, TUTTO

Sbattimi, sbattimi,

Entravo ed uscivo entravo ed uscivo

Lei spingeva il ventre contro di me

Lo infilai tutto e la lasciai fare.

Mi prese per il collo e cominciò a darmi dei colpi sempre più veloci nel pube.

Introdussi il medio nella rosa e sentii il giglio e mi accorsi che lei godeva di più.

ODDIO ODDDIO ODDDIO

OOOOOOOODDDDDDDDDDIDDOOOOOOOODDDIOODIDO

LASCIALI DENTRO LASCIALI DENTRO.

ODDDIO ODDDIO,

STROFINA IL DITO CONTRO IL Giglio, TI PREGO TI PREGO

Indescrivibile fu il suo orgasmo.

Continuava a bagnare a getto continuo come le fontane di Peterhof .

Non avevo il salvagente e stavo preoccupandomi.

Muta,

Muta,

Si portò le mani agli zigomi e li massaggiò.

Non pensavo esistesse un orgasmo come questo,

Lo sentivo partire dal cervello e inondare tutto il mio corpo.

Sei veramente fantastico, Brando, ho paura di innamorarmi.

Ecco se dovesse capitare non dirmelo, Lena.

Io cerco solo sesso, e finirebbero i nostri incontri.

Pravil'no, ya voz'mu tol'ko dlya sebya

Corretto, lo terrò solo per me.

Brando, non so se faremo affari insieme, ma quando vorrai darmi la rivincita , in qualsiasi giorno e ora io sarò qui.

Mi prese e mi buttò sul letto.

Ora stai fermo, voglio farti raggiungere il piacere.

Mi fece un bocchino con spagnola, con tanta passione che meritava una spruzzata fuori dalla norma.

Per tre volte mandò giù.

Continuava a baciarlo e succhiarlo.

Poi salì e dormimmo.

Ci incontrammo molte volte, prima al suo Ristorante poi nel mio letto ma quella parola mai uscì dalla sua bocca.

AMEN.

OLGA, MISKHA, NELA

Marzo 1992

Una sera invitai tre ragazze, che avevo conosciuto al book shop dell'Ermitage, a cena al Ristorante Nido dei Nobili.

Ero rimasto colpito dalla loro scelta.

Avevano acquistato una copia, in inglese, di un libro su Mark Rothko, il mio preferito.

Scusate, ragazze, lo prendete per studio o per piacere.

Piacere, è l'artista più sensuale del ventesimo secolo Markus Yakovlevich Rothkovitz.

Sono d'accordo. Ho letto quel libro, scritto molto bene.

Ci trovammo davanti al Ristorante, entrammo.

Non apprezzarono il menù, troppo esotico per i loro gusti e non si sentivano a loro agio per gli sguardi delle solite frequentatrici.

Prostitute d'alto bordo, amanti di capi mafiosi, amanti di qualche business man straniero e decidemmo di prendere un taxi per rifocillarci in posti meno chic.

Ci fermammo al Grand Hotel Europe e facemmo provvista di birre e vino italiano poi Nela disse al taxista, portaci dove fanno i Saslik per strada.

Poco dopo arrivammo ed il locale, sulla strada alla periferia della città, due botti per i Saslik, una botte per le verdure, una botte con ghiaccio per vino e birra ed un tavolino per le salse.

Era molto frequentato, auto e taxi parcheggiate e gente che mangiava in piedi o seduTa in auto, altri in attesa.

Arrivò il nostro turno e facemmo impacchettare nella carta d'argento una trentina di Saslik, con delle verdure cotte sulla griglia e delle salse al cetriolo ed alla paprika con peperoncino e invitammo il taxista ad unirsi alla mangiata, ma rifiutò. Spazzolammo l'intero ordine e finimmo birra e vino.

Eravamo pronti per ultimare la serata al meglio ed il taxi ripartì.

Dietro eravamo in quattro ma Nela preferì sedersi sulle mie ginocchia e cominciò a parlare col taxista, mettendo il suo corpo a difesa della nostra privacy. Man mano che il taxista cercava di spostare lo specchietto, Nela si spostava ed il povero taxista era al punto di partenza, nulla vedeva del sedile posteriore. Accertatasi del nascondimento, decise comunque di partecipare alla festa. Cercò la mia mano e la portò sotto la gonna, muovendo sinuosamente il bacino fino ad appoggiare la parte intima sulla mia mano. Fu chiaro il messaggio ed entrai nelle mutandine e cercai di non annoiarla.

Olga e Miskha erano di fianco a me.

Olga cominciò a toccarmi le orecchie e facendo scorrere l'indice mi strusciava sul collo, Miskha allungò una mano e tirò fuori il giglio dal vaso.

Non ci fu accordo tra le due ed appena spuntò il gineceo, per le amiche pistillo, entrambe si gettarono a testa morta per arrivare al nectario quanto prima.

Una testata tremenda con coro di male parole riempì l'abitacolo.

Cosa succede? Chiese l'autista.

Niente, sono un po' ubriache e stanno litigando, perchè vorrebbero entrambe dello zucchero, non preoccuparti tra un pò si abbracceranno.

La prima a partire all'assalto fu Olga e riuscì a infilarlo in bocca.

Miskha per nulla al mondo avrebbe abdicato ad una notte di sesso ed in men che non si dica si levò le mutande, eravamo in luglio, alzò la gonna ed in piedi sul sedile mi sbatté la rosa sulla bocca.

Olga mugugnando svuotò il nectario e continuò a tenerlo in bocca.

Cercai le sue mutandine e le trovai.

Le stuzzicai la rosa e cercai la clitoride.

Aspettava desiderosa di far parte della compagnia.

Nello stesso istante vennero entrambe e fu una gara al gemito più potente.

Il taxista capì la situazione e chiese a Nela dove doveva portarci.

Non ricevette risposta.

Nela covava sulla mia mano e aveva abbandonato il taxi, era nel suo letto a farsi una solitaria.

Una spruzzata mi annegò la mano e cominciò a cantare melodie russe.

Il taxista, con gli ormoni che gli uscivano dal berretto di Astracan, chiese a voce alta

Dove andiamo?

Cazzo qualcuno mi risponda?

Mi scostai un attimo dalle grandi labbra di Miskha.

Grand Hotel Europe, Signore.

Arrivammo con una frenata da Gran Premio ma eravamo ancora intrecciati ed il portiere dell'albergo si avvicinò per aprire la porta ma vista la situazione si spostò sul lato guidatore a fare due chiacchere con l'autista. Dovette spostarsi anche da li, quello aveva impugnato l'uccello e si stava sparando una solitaria.

Nela ultimò la cova e vedendo l'autista all'opera cominciò a ridere in maniera sguaiata, indicava l'autista con la mano tesa ma non riuscendo a parlare rideva. Il portiere decise di interrompere l'orgia e ci distaccò e ci fece scendere.

Miskha tornò indietro urlando al taxista di fermarsi.

Raccolse le mutande lasciate sul sedile ed entrò in albergo.

Nela dal ridere era caduta e continuava ad indicare il taxi e rideva.

La cosa che mi stupiva delle ragazze russe era che potevano bere laghi di alcol, biascicare le parole, avere uno sguardo perso, ma mai le vidi zig zagare.

Quando erano in piedi non perdevano il controllo della camminata, regale ed austera.

Miskha salutò la receptionist sventolando le mutande, Olga continuava a ridere indicando il taxi che se ne stava andando, Nela fece un bel sorriso ed insieme salimmo al primo piano, stanza quattrocento diciotto. Entrammo e mentre loro erano in bagno ordinai alcune birre e del vino italiano della stessa gradazione di quello preso per i Saslik.

In un baleno il ragazzo del room service le portò e firmai la ricevuta.

La loro permanenza nel bagno si faceva lunga, ma tornarono più vispe di prima.

Si erano accordate che Nela doveva essere la prima, non avendo partecipato all'infiorata sul taxi.

Non sapevano della cova e lei si guardò bene dal menzionarla.

Mi chiese se mentre mi scopava poteva telefonare.

Scusa?

E' difficile spiegarlo, ma il mio fidanzato la considera una prova d'amore non un tradimento.

Questa mi mancava, Nela fai pure.

Siete nate in una sala Bingo?

In tre non fate una normale.

Ah ah ah ah ah ah ah

Comunque a me sta bene. Sei tu che scopi, io ci metto il giglio, nulla di più.

Fece il numero del fidanzato ed iniziò la diretta telefonica:

Ciao amore ora lo prendo in bocca e ti farò sentire il rumore,

Ti amo Nela, rispose il fidanzato.

Cominciò a succhiarlo e mise di fianco il telefono.

Era molto brava, non si limitava a ciucciarlo o a leccarlo ma per aumentare i rumori della bocca ed i suoi respiri lo baciava e faceva dei succhiotti lungo l'asta e sulla corolla.

Mettilo dentro Nela, le gridò il fidanzato, fammi sentire la tua rosa che sbatte il suo giglio.

Ora lo faccio amore, farò tutto per farti godere.

Lo prese e me la sbatteva sul giglio ma non lo faceva entrare

Erano degli snak snak snak ritmati

Sto venendo Nela, continua così amore

Lo mise dentro e con la mano lasciava andare dei ceffoni che colpivano la pancia.

Dio mio come lo sbatti, così così sto arrivando, eccomi amore mi senti sto venendo dentro di te.

Si voglio tutta la tua crema, amo solo te e mise giù il telefono.

Pensavo fosse finita, niente, mi sbagliavo.

Ora mi diverto io.

Mi prese la mano e mi portò in bagno.

Quando uscimmo corse sul letto e si mise con la schiena appoggiata ai due enormi cuscini del letto, appoggiati, a loro volta, alla lettiera, con le gambe aperte e con le dita infilate nella rosa.

Mettimelo dentro e spingi forte.

La alzai un po' per entrare e per spingermi più in profondità che potevo e dopo alcune spinte vigorose raggiunse l'apice del piacere e mi prese per il collo e per la schiena, attirando verso di se il mio corpo.

Mi fece indietreggiare con le ginocchia e cominciò a dondolare sul mio giglio, tenendosi aggrappata con entrambe le mani al mio collo.

Con la seconda uscì un lago.

Mi baciò e ultimati i gemiti si spostò dal bagnato.

Presi una trapanata del sessantotto.

Brando, con te si può far tutto e tutto viene bene, ho avuto degli orgasmi come mai e ho scopato tanto, dentro e fuori all'Università, anche professori di cinquanta anni che alla prima vengono subito ma la seconda la tengono lunga.

Tu sei imbattibile.

Ti ringrazio, ma sei tu che scopi, al massimo potrai dire che sono un ottimo partner ma la protagonista sei tu.

Anche umile sei, penso di innamorarmi se ci frequenteremo.

Lascia perdere mi interessa solo il sesso.

Nela posso farti una domanda?

Certo.

Sesso col fidanzato lo fai e come ti trovi?

Benissimo, mai l'abbiamo fatto.

Lui riesce ad averlo duro solo se mi sente scopare con un altro.

Gli vuoi bene?

Da morire e penso ci sposeremo, ultimata l'Università.

Suo padre è un boss dell'Ufficio Urbanistico del Comune e prende un sacco di mazzette, lui si sta laureando in Ingegneria e ci penserà il padre a obbligare qualche grossa azienda costruttrice ad assumerlo.

Io mi sto laureando in Biologia ed il mio vero padre è il Rettore dell'Università a Mosca.

Non mi mancheranno le offerte.

Perchè vero padre ne hai uno falso?

Mia madre è il quarto marito che ha sposato. Io sono figli del primo, gli altri non faccio in tempo a conoscerli che scompaiono.

Tua madre cosa fa?

E’ la Presidente della Corte d’Appello di San Pietroburgo.

Non sei messa male tra madre e padre!

No, mi accontento.

Continuerete a farlo anche da sposati?

Certo, così saremo contenti entrambi.

Però i figli nasceranno dai suoi spermatozoi.

Ci penserò io a mettermi in cinta.

Ah ah ah ah ah ah ah

Olga e Miskha non persero tempo e mentre Nela mi scopava, loro si erano denudate e giocavano a bere il vino o la birra dalla rosa dell'amica.

Ora Olga versava il vino nel fiore di Miskha, a gambe e bacino alzato, ora era Miskha che versava birra in quello di Olga.

Nela andò in bagno e loro mi piombarono sul letto.

Calma una alla volta.

Olga era paffutella ed il sesso non era nelle sue corde, le bastavano le sveltine dei suoi amici universitari.

Venne con una leccata e lasciò il letto a Miskha.

Una maiala, nel senso pieno del termine.

Aveva un corpo che esaltava l'essenza del sesso, capelli che frustavano l'aria, fronte pensosa da intellettuale, occhi colmi di libidine, una bocca rapace con labbra piene di sessualità, con una lingua lunga e affilata che usciva e bagnava le labbra, mentre gli occhi ti invitavano a masturbarti.

Salì sul letto e mi chiese,

Posso cacarti sul petto mentre mi fai un ditalino, non l'ho mai fatto e vorrei sapere se piace.

Anche no, grazie, d'Annunzio è morto dalla puzza.

Brando ti facevo pronto alle nuove esperienze.

Senti Miskha facciamo così.

Io ti caco sulle tette e tu mentre mi sposto da tetta a tetta mi fai un bocchino.

Potrei farlo, ma stasera non sono pronta, magari la prossima volta.

Dalle esperienze oltre il limite passò ad un sessantanove fatto male e con un gemito degno di un bebè.

Tanto ben di D-o completamente sprecato.

Le chiacchierone alla ricerca del limite sono le peggiori, pensano al sesso ma lo fanno senza passione, meglio una sega. Fu un vero peccato perchè la pensavo diversa.

Ci addormentammo ed al mattino mi sveglio Nela con un pompino e la storia andò avanti fino all'ora di pranzo, con la partecipazione delle altre amiche.

Andammo al ristorante dell’Hotel e questa volta decisero che il menù era di loro gradimento.

I camerieri erano sfiniti a forza di portare bottiglie e vassoi.

Mi accontentai di una tartare di tonno ed alcune tartine al caviale.

Ci salutammo e ci accordammo per il successivo appuntamento.

Me ne scordai e fu l'ultimo incontro.

AMEN.

Ursula

Ottobre 1993

L’avevo conosciuta all'Ambasciata del Belgio a Mosca.

C’ero andato per conoscere le normative sulla residenza in quel Paese, avendo deciso di terminare l'esperienza russa e di aprire uno studio a Bruxelles.

Bionda, capelli corti, un viso sorridente e nessun trucco, ti accoglieva contenta di essere utile.

Una rarità nei dipendenti degli uffici pubblici.

Non vedevo il corpo , nascosto dalla scrivania

Le braccia erano cicciottelle e le mani avevano dita lunghe senza smalto.

Sulla scrivania c’era la targhetta col nome,

Ursula Vanderbroshe.

Ebbi un colpo di genio.

Italiana?

No sono olandese di Copenaghen.

Come mai lavora qui, non ha paura della mafia russa?

Non ho avuto a che fare ma mi sono trasferita dal Messico e devo dire che qui è un altro mondo, tranquillo e pieno di cose stupende.

Ma lei parla un italiano fluente, ma si sentiva un accento tra il francese ed il tedesco.

Non credo, vista la sua giovane età sia stata anche a lavorare in Italia.

No, sono sposata con un italiano.

Lui lavora all'Ambasciata italiana, per questo ho accettato il trasferimento.

Porca puttana, questo non ci voleva, pensai.

Le raccontai del perchè ero li e mi diede tutte le informazioni del caso,

Comunque sono a disposizione, nel caso le servano ulteriori delucidazioni. Le lascio il mio numero di ufficio ed il mio personale.

Bingo. Giacca, camicia, cravatta e mutande erano per terra.

Uscì dalla scrivania per accompagnarmi alla porta.

Cicciottella nei punti giusti, talloni affusolati.

Feci passare alcuni giorni e la chiamai alle otto di sera.

Hello who is speacking?

My name is Brando, do you remeber our meeting, I am italian.

Certo che mi ricordo, ma come mai a quest'ora, è successo qualcosa di grave?

Assolutamente, volevo essere certo che non fosse in ufficio.

La sento male sono in metro, la chiamo appena esco.

Drin drin

Eccomi mi dica.

Ho due biglietti per il balletto al Maryninsky viene a vederlo?

Quando?

Domenica!

Alla sera?

Si, magari ci troviamo prima, beviamo qualcosa.

Va bene mi faccia sapere.

Bingo, la sottana era per terra. Le mutandine adoravo toglierle io.

Le diedi appuntamento dove vivevo al Grand Hotel Europe.

Arrivò puntuale alle sette, avvolta in un cappotto rosso di Cashmere Max Mara , un foulard rosso Tiziano , una borsa Devaux dello stesso colore e scarpe décoletté Valentino Garavani.

Le ragazze della reception le dissero che l'attendevo al bar ed appena si girò si guardarono e sorrisero.

Le ragazze che lavoravano al bar vedendola avvicinarsi al mio tavolo sorrisero.

Era la prima non russa che mi incontrava ed erano sorprese e contente per un verso ed invidiose per l'altro.

Mi alzai in piedi e allungai le braccia per togliere il cappotto e lo posai sulla sedia del nostro tavolo.

Benvenuta Ursula, cosa prendi?

Un succo al pompelmo.

Feci segno alla cameriera ed ordinai.

Per cortesia due succhi al pompelmo ed una bottiglia d'acqua gassata.

Scusa, Ursula, vuoi una bottiglia d'acqua.

Si, grazie, ma naturale.

Arrivarono con frutta secca, olive e mignon dolci.

Scusa Brando vedo che qui tutti ti conoscono, vieni spesso?

Vivo qui, Ursula.

Ah, beato te. L'ambasciata mi ha trovato un monolocale vicino alla stazione dei treni. Piccolo, rumoroso e spesso non viene l'acqua.

Posso vedere dove vivi?

Certo, andiamo.

Masha , per cortesia, saliamo un attimo, dai un'occhiata al nostro tavolo.

Certo, Signor Brando, non si preoccupi.

Salimmo e digitai il codice e le aprii la porta, traendomi per farla entrare prima di me.

Ma è stupendo, è un appartamento, non una camera di albergo.

La girai e la baciai.

Non si ritrasse.

Ora è meglio che scendiamo, le dissi.

Mah.

Rimase sorpresa ed uscimmo.

Ritornammo al bar ma era tardi e partimmo per il teatro.

Diedi i biglietti alla maschera e ci sedemmo nel palco riservato.

Spettacolo stupendo.

Il Lago dei cigni mi ha sempre fatto uno strano effetto, accentuando il desiderio sessuale.

Lei era estasiata dalla grazia dei ballerini, scesci dalla sedia e in ginocchio mi misi davanti alle sue gambe e misi una mano tra le coscie.

Lei continuava a farsi trascinare dalla bellezza del balletto ma quando arrivai alle mutandine, delicatamente alzo il bacino e gliele tolsi.

Tornai alla mia sedia e calai pantaloni e mutande ed il fiore era sbocciato pronto ad accogliere la rosa di Ursula.

Le presi una mano, lei si girò un attino e vedendo il giglio comprese che potevamo fare un innesto.

Continuando a guardare il balletto, si alzò in piedi e venne a sedersi su di me.

Ciao rosa, benvenuto tulipano.

E’ un piacere Mister Giglio.

Con chi inizio?

Il tulipano si comportò da gran signore e con voce ferma:

Prego prima le Signore.

Grazie, fratello, e la rosa lentamente fece entrare il giglio ed una volta certa di averlo introdotto interamente, mentre continuava a seguire il balletto iniziò a muovere i muscoli interni e accompagnava il balletto con movimenti che imitavano Odette.

Al IV ed ultimo atto Odette, cambiò il copione, da affogata divenne affogatrice ed io che sostituii Sigfrido mi trovai nel mezzo di una tempesta e le sue acque mi inghiottirono. Era venuta e non trovavo un rimedio per fermare le acque. Finita la bufera, mi prese per il giglio e mi tirò fuori dalle acque. Le nostre anime si riunirono in un’apoteosi celeste. Il frak che indossavo, le mutande, la maglietta della salute, la camicia e perfino la cravatta ed i calzini erano inzuppati d’acqua. Odette mi guardò, mi bacio, sorrise e si mise le mutandine, felice di aver emulato a modo suo l’amato Lago dei cigni. Anci’io era contento di essermi salvato dall’annegamento.,

Ursula, ti accompagno a casa?

Preferirei dormire da te!

Va bene.

Pensai: speriamo non abbia in testa altri balletti da imitare o stasera ci lascio la pelle, e le sorrisi per dissipare il mio tormento.

Entrammo in taxi e ci baciammo.

Ritornammo in albergo ed andammo in camera.

Poi tric trac

Lei ne voleva sempre e veniva continuamente.

Non le piaceva farsela leccare e prenderlo nel tulipano.

Per il resto non si fece mancare niente.

Il suo pezzo forte era cavalcarmi parlandomi in fiammingo e muovendo all'inizio i muscoli interni per poi saltellare sul giglio quando era vicina all'orgasmo.

Non sapeva pazientare.

Mi scopò per alcune ore, non gridava, mugugnava e mi parlava a bassa voce in lingue per me astruse.

Sazia si dedicava ai capezzoli, al giglio, ed al buco del tulipano.

Calma come un killer e con movimenti che denotavano una preparazione eccellente.

Era diventata muta.

Mordeva i capezzoli con violenza per poi leccarli pazientemente e ciucciarli.

Ritornava a morderli , facendomi male, poi li leccava e li ciucciava ancora una volta.

Mordeva i capezzoli e cominciava a toccarmi il bocciolo e lo scroto, con inaudita gentilezza.

Lo scappellava, lo spetalava e con il pollice giocava con il pistillo, facendolo strisciare sulla corolla.

Lo faceva finché il gambo era erto al massimo, poi stringeva i coglioni fino a farmi alzare col bacino.

A quel punto ero appoggiato allo schienale del letto e lei riusciva sia a mordermi i capezzoli, sia a masturbarmi che a stringermi i maroni.

Tenendo i coglioni in mano li tirava a se per farmi scendere col corpo, mi alzava le gambe , appoggiandole sulle sue spalle e cominciava a leccarmi il buco del tulipano.

Lo leccava e lo ciucciava, aspirandolo.

Faceva uscire una sboccata di saliva e la spargeva sul buco, cominciando a penetrarmi prima con un dito poi con due.

Il movimento della masturbazione saliva d'intensità e cominciai a mugugnare ed ad urlare

Sto venendo, sto venendo, giglio, giglio mettilo in bocca, dai voglio riempirla di linfa.

Lo infilava e le riempivo la bocca.

Lei andava sempre più ingiù, sentivo che la corolla toccava il suo palato alla fine della gola. Lo teneva in bocca finché non usciva l'ultimo spruzzo poi usciva e se lo metteva sul seno e nell'ombelico.

Ora scopami.

Il giglio era ancora duro e glielo infilai nella rosa e cominciai a montarla ed a succhiarle il seno.

Cominciò a litigare con se stessa in varie lingue e dimenava il corpo senza controllo.

L'orgasmo era palpabile , mi prese il giglio in mano e lo fece uscire,

leccami l'ombelico, leccalo, mi urlò e pervenne all'orgasmo con tre dita nella rosa e con un maestoso coro di lingue sconosciute.

Continuò a masturbarsi e fece il bis.

Continuò a masturbarsi

Mettimelo in bocca

Fece il tris.

Liberò la rosa e occupò il mio apparato genitale.

Lo mise interamente sotto il suo controllo, giglio e scroto erano suoi prigionieri.

Mi arresi col sorriso.

Non si fermò finché non senti lo spruzzo e lo affogò nella sua gola, mandandolo direttamente nello stomaco.

Mio marito non mi scopa perchè sostiene che sono frigida.

AMEN.

VITTORIA

Dicembre 1994

Una sera trovai una busta sotto la porta.

Sono Vittoria, sarei felice se potessi partecipare alla festa del mio compleanno Sabato alle 22 al Night Club dell’Hotel..

Non avevo il suo numero e lo chiesi alla reception.

La chiamai.

Ciao sono Brando, grazie per l'invito.

Figurati è il minimo che posso fare per i soldi che ci hai fatto guadagnare con quel gruppo di Milano.

Scusa Vittoria precisiamo, non vorrei che la telefonata fosse registrata, perchè detta così sembra che io sia il magnaccia del night.

Ho accompagnato un gruppo di italiani al night, poi me ne sono andato, perchè avevo una ragazza che mi aspettava nell'appartamento e quello che è successo dopo la mia partenza dal night non lo so e non voglio saperlo.

Scusami, Brando, ma tu sai che a Piteri si sa tutto di tutti e se anche fossimo registrati saprebbero che tu fai il tuo business ed io faccio il mio.

Chiarito questo, vieni o hai impegni?

C'è un problema, Vittoria, per la stessa sera ho invitato un'amica a cena e non posso mandarla via, le piace andare al night e ballare.

Chi è?

Irina.

Inutile chiederlo, che scema, ti fai scopare da tutte le belle ragazze della città.

Comunque l'invito è valido anche per lei.

Grazie.

A cena spiegai ad Irina dell'invito e fu felice di potervi partecipare.

Quella sera il night era aperto solo per noi.

C'erano le sette ragazze che stazionavano tutte le sere per prostituirsi, io e Irina.

Champagne a fiumi, piatti freddi della tradizione russa e vodka a volontà.

Spogliarelli e scene pornografiche allietarono la serata.

Anch'io mi feci prendere dal clima orgiastico e chiesi a Irina di togliersi le mutande e di sedersi di fronte a me.

Andò in bagno, si sedette dove le avevo chiesto e mi fece l'occhiolino.

Levai, scarpe e calzini , mi allungai e le misi il piede in mezzo alle gambe.

Lei lo prese e muovendo il bacino fece entrare il pollice nella rosa.

Il piedino durò a lungo ma l'orgasmo fu intenso, cominciò a scendere col bacino dalla sedia verso il vuoto ed a sbattere le testa contro la spalliera della sedia, inscenando un godimento che sospese il chiacchiericcio ed attirò l'attenzione delle conviviali su Irina.

Erano pratiche del mestiere e capirono che Irina stava godendo ma non compresero come potesse godere a distanza da me. Una di loro si abbassò sotto il tavolo ed alzandosi disse

Koshmar, ya nikogda ne videla nichego podobnogo,

E’ un Incubo, Non ho mai visto niente del genere.

Sei teste andarono sotto il tavolo e si resero conto dell'accaduto.

Irina terminò l'orgasmo e aprì gli occhi e si trovo le ragazze che la guardavano compiaciute e invidiose.

Isvinite Pozhaluysta e andò in bagno.

Una ragazza rimase sotto il tavolo si avvicinò, mi aprì la patta e mi sparò un pompino.

Anch'io ero un tantino imbarazzato e non ero di legno e diedi segni di un piacevole stato di benessere.

Altre sei teste sotto il tavolo.

La solita ingorda, pensa solo per se.

Per un attimo sentii il fondo dei pantaloni che venivano risucchiati verso l'uccello e le riempii la bocca di nettare.

Lei salì ed alzo le mani.

Ho vinto io.

Irina rientrò nella sala e si avvicinò all'orecchio e mi chiese di uscire un attimo.

Brando sono tutta bagnata, mi sento a disagio, meglio se ci vediamo un'altra sera.

Irina c'è la boutique aperta vai a prenderti ciò che serve , vai in camera fai la doccia ti rivesti e torni qui.

Qual'è il problema?

Grazie Brando ma preferisco rientrare.

Si avvicinò a Vittoria, parlarono un attimo, si baciarono e Irina salutò le ragazze mi baciò e tornò a casa.

Facemmo le quattro del mattino ed il tavolo era pulito, e le bottiglie vuote, appoggiate per terra.

Alcune ragazze stavano limonando sui divani.

Andiamo a letto.

Dove?

Ho prenotato una camera, la quattrocentoventi, le informò Vittoria.

Guarda caso la stanza dopo la mia.

Scendemmo e tentai di salutarle entrando nella mia stanza.

Col cazzo, tu rimani con noi, anzi noi rimaniamo con te ed entrarono nella camera.

Vittoria si mise al telefono e ci fu un via vai del room service, tra champagne e ostriche, caviale e cetriolini per circa un'ora.

Poi tutti nudi a letto.

Fu un'orgia pompeiana. Non ricordo quante ragazze mi trombarono, quante fighe leccai, quanti gemiti ed urla partirono quella notte.

Un particolare mi colpì.

L'ultima portata di due carelli tra cibo e champagne la fecero due stagiste che una volta entrate e resesi conto di cosa stava accadendo si spogliarono e si unirono a noi.

Per farsi largo buttarono alcune ragazze giù dal letto e temo che anche loro abbiamo abusato di me.

Al mattino avvenne il clou.

Le due ragazze del room service una volta che mi avevano trombato se ne andarono e arrivò un signore con un conto per l'intera nottata e mattinata.

Chi paga?

Tu devi pagare,cazzo, hai scopato le migliori puttane della città, disse Vittoria,.

Vaffanculo, io sono stato invitato, e tu lo hai fatto di proposito, come di proposito hai affittato la stanza dopo la mia ma sei entrata nella mia per farmi pagare il conto.

Grazie di tutto e vaffanculoo.

Ragazze mi dispiace ma dovete andarvene.

Erano perplesse, ma quando mi girano mi girano,

Fuori, vi do 5 minuti poi vi caccio a calci in culo.

Vittoria mi riempì di male parole ma fu costretta ad uscire ed a pagare.

Partì il giorno dopo per Roma dal fidanzato italiano, doveva rifarsi del conto pagato.

Mi buttai sul letto stremato.

Sono la fatina delle sorprese vuoi conoscermi?

Una ragazza, si era chiusa in bagno nel trambusto della richiesta di pagamento ed era uscita una volta certa che ero solo.

La guardai e le dissi

Fai ciò che vuoi di me, ma lasciami dormire!

Lo fece e passai due giorni dal fisioterapista.

Al ritorno dall'Italia, ritrovai Vittoria al night dove avevo invitato Irina.

Si baciarono.

Io venivo ignorato, le altre ragazze mi salutarono, compresa quella che rese felice il fisioterapista.

Andai in bagno e ritrovai Vittoria all'uscita.

Voglio vederti.

Perchè stasera sono trasparente?

Voglio scoparti.

Quando vuoi.

Una sera andai in una casa che lei adoperava per i facoltosi russi che non volevano farsi vedere in Hotel.

Ti farò morire, merda di una ebreo.

Ancora quella storia, ma vaffanculo e me ne uscii, lei era nuda sul letto.

Mi rincorse ma avevo le palle girate e me ne andai.

Una sera stavo bevendo un te al bar e si avvicinò Ina, una delle sette damigelle che lavoravano al night.

Ti va di venire a casa mia a bere qualcosa?

Certo.

Aveva l'autista, Vasilij.

C'era Vittoria, che appena entrati si scagliò contro di me, mi picchiò, mi graffiò e mi portò in una stanza da letto.

Mi spogliò e mi violentò.

Si, mi violentò, perchè non volevo, ma poi non opposi resistenza.

Mi rigirò come un calzino.

Morse dalle orecchie ai piedi, poi mi girò e fece lo stesso, mescolava piacere e dolore, ma quando mi morse i maroni il piacere venne assassinato, se ne accorse e sostituì i denti con le dita continuando a stringerli, ma era meno doloroso e cominciando a succhiarmi l'uccello la cosa diventò piacevole. Non fu piacevole l'ingresso di non so cosa nel mio culetto.

Che cazzo fai, Vittoria, togli quei cosi, mi fai male.

Lo so bastardo, così impari a trattarmi come una merda.

Entrò Ina nuda, voleva partecipare allo stupro, udendo quelle parole rimase sospesa nell'aria.

Ina, se fai un altro passo ti cucio la rosa, le abbaiò Vittoria.

Ina se ne tornò indietro.

Questo è amore, sospirò.

Ne approfittati per scendere dal letto.

Senti Vittoria o fai le cose come si deve o ti rimando a vaffanculo.

Fece sesso come si doveva ma esagerò e dovetti ritornare dalla dottoressa per chiedere delle medicine per tirarmi su, faticavo a camminare.

Da quella sera diventammo amici e passammo una settimana insieme e venni a sapere ciò che immaginavo.

Dovevano pagare una mazzetta al mese la security ed ogni tanto regalare loro qualche serata di sesso.

Una mattina, dopo aver fatto sesso, mi sentii un forte prurito nell'uccello.

Giglio, ho beccato le creste di gallo.

Dei puntini gonfi e rossi erano sulla cappella con un fastidio terribile.

Vittoria giglio, è una settimana che mi trombi, solo tu me li hai attaccati.

Quel maiale di un usbeco rotto in tulipano è stato lui a attaccarli a me ed io a te.

Ma quando l'hai scopato. Due giorni fa, nel mio appartamento. Lui è un boss uzbeko, sta riempendo la città di cocaina, hashish e caramelle olandesi. Non vivrà molto. Tornado non glielo permetterà.

Si va bene ma ora che facciamo.

Non preoccuparti ho una amica dottoressa che mi segue, nel pomeriggio andremo da lei.

Pomata e niente sesso, ordinò la dottoressa..

Vaffantulipano ho la settimana piena di appuntamenti e cosa racconto la favola di Cappuccetto Rosso.

Scusa Brando se lo sapevo non ti avrei scopato.

Era sincera.

Un'altra volta lei e Ina mi portarono in un locale all'estrema periferia della città dove facevano delle paste deliziose.

Entrati, ci sedemmo di fianco ad un gruppo di quattro persone, due ragazzi palestrati, enormi, coi capelli rasati e pieni di tatuaggi sul collo e sulle mani e due belle ragazze.

Le ragazze cominciarono a parlarsi in quella lingua maledetta che non capivo ma dai movimenti delle labbra, degli occhi e delle mani comprendevano che stavano insultandosi a vicenda.

Ina e Vittoria erano ubriache e non si resero conto di essere in un grosso pericolo.

Intervenne Vasilij che le alzò dalle sedie, loro continuavano ad offendere le altre due ragazze. Le portò in auto ma le ragazze uscirono e arrivarono fino all'auto con la chiara intenzione di picchiarle. Vasilij mi mise una pistola piccola in tasca.

Stava partendo ma i due armadi umani si misero davanti all'auto e cominciarono a scuoterla.

Uscii e sparai un colpo in alto e puntai la pistola contro di loro.

Col giglio si impaurirono, corsero alla loro auto e cominciarono a spararci addosso.

Ci rincorsero per tutta San Pietroburgo ma Vasilij era troppo bravo ed appena entrato in Vasilievsky Ostrov entrò in un cortile di alcuni caseggiati, fece un zig zag tra i palazzi ed i cortli interni ed intanto azionò un aggeggio che emetteva una luce rossa. Entrato di nuovo nel cortile si infilò in un garage e spense l'auto.

Aveva azionato l'apertura della porta basculante mentre zigzagava.

Nessuno di noi fiatò. Sentimmo l'auto più volte fare delle strane manovre nel cortile e le ragazze urlare, poi cominciarono a sparare contro i garage e si fermarono per origliare garage per garage, gridando parole che Vasilij mi traduceva.

Dostal/zakolebal,

Mi hai fatto incazzare,

Nu vse, tebe pizda,

Hai finito, sei morto,

Zhopu porvu margala vikoliu.

Ti aprirò il tulipano e ti leverò gli occhi.

Arrivò l'auto della polizia e cominciarono ad inseguirli.

Uscimmo a piedi dal garage e loro due cominciarono a ridere come due pazze.

Vasilij si fece serio e usando quel giglio di lingua criminale le azzittì.

Non rientrammo ne nella casa di Ina ne in quella di Vittoria ma in una terza.

Vasilij mi disse che sarebbe tornato al mattino e che era meglio avvertire le mie guardie del corpo.

Mi scrisse l'indirizzo.

Telefonai e poco dopo un'auto si fermò vicino alla porta dove eravamo.

Si buttarono a letto e si addormentarono.

Andai in un'altra stanza.

Neanche il tempo di spogliarmi che entrò Vittoria.

Lucida e presente, aveva nebulizzato l'alcol.

Za cyun v shopu.

Inculami.

Abbiamo le creste, non possiamo.

Tieni.

Mi allungò un preservativo e prese un tubetto e se lo spalmò sul buco del tulipano, facendolo entrare aiutandosi con due dita .

Lo infilai ed entrai.

Non amavo questo rapporto sessuale, in assoluto, ma siccome erano loro che comandavano il gioco, non potevo astenermi.

In quel caso avevo mille ragioni per astenermi ma lei non mi diede il tempo di pensarci.

Fortunatamente arrivò presto all'orgasmo e si mise a dormire, io avevo il giglio a pezzi, un bruciore terribile e misi mezzo tubetto che ci aveva dato la dottoressa e l'infiammazione cessò e potei dormire, ma mi misi in una terza stanza con la sedia obliqua appoggiata alla maniglia.

Al mattino arrivò Vasilij e mi disse di tenere la pistola, nel caso si facessero vivi.

Ti ringrazio ma preferisco ridartela, dimmi di che banda fanno parte poi ci penseranno i miei amici.

Il quartiere dove eravamo stati la notte precedente era controllato dalla Tambov, ed i loro tatuaggi erano tipici del loro capo, Vladimir Kumarin.

Ti ringrazio, ora io scendo, torno in hotel, pensaci tu con le due nobildonne.

Nobildonne un giglio, quando sono ubriache sputerebbero in faccia a Eltsin.

Ora devo cambiare auto, e devo cambiarla fuori città o potranno risalire a me.

Tu non capivi ma hanno insultato il boss della banda e loro hanno l'obbligo di prendere chi lo ha fatto e di portarli al giudizio del boss. Ci saranno i loro amici che ci stanno cercando per l'intera città.

Scesi e salii sull'auto delle guardie del corpo.

Devo parlare con Yury.

Ok.

Lui non chiedeva cosa fosse successo ma cosa doveva fare.

Dovresti telefonare al signor Kumarin e dirgli che ci penserai tu a punire chi lo ha insultato.

Va bene.

Ritornai in albergo e dopo una lunga doccia ed una spalmata di pomata mi misi a letto.

Drin drin

Si, chi parla?

Sono Yury, tutto a posto, ma devo inviare le prove che chi ha sbagliato l'ho punito.

Ok ci penso io.

Telefonai a Vasilij pregandolo di svegliare le ragazze che dovevamo sistemare la faccenda della sera prima.

Arrivai, scortato, e salii nell'appartamento.

Spiegai che avevo sistemato la faccenda ma che il boss voleva le prove della punizione.

Cosa vuoi farci?

Erano preoccupate del racconto che fece loro Vasilij.

Loro conoscevano le regole della malavita. Non si poteva offendere un boss della mafia e farla franca.

Avevo con me una video camera e delle manette.

Ora dovete darmi retta.

Legai Vittoria al tubo dell'acqua calda e feci spogliare Ina e legai le mani al letto con il corpo nudo disteso sulle lenzuola rosso scuro.

Diedi la videocamera a Vasilij, dicendogli di usare un linguaggio della mala mentre inculavo Ina.

Cosa?

Stai buona, Ina, meglio un'inculata di una pallottola nel cuore.

Devi urlare che non vuoi, che chiederai scusa di persona, che sei disposta a fargli un pompino al giorno, ma nel tulipano no, e' l'unico buco vergine che ti e' rimasto, dobbiamo simulare uno stupro.

Blyat, va bene, ma mettiti il preservativo, non spingere troppo e per favore prendi il tubetto giallo nella mia borsa e mettilo nel buco prima di farlo,

Davvero, non mi piace e trovo delle scuse per non farlo con i clienti.

Lo feci e dissi a Vasilij di prendermi di schiena dalle spalle in giù.

Misi il preservativo e la inculai, mentre Vasilij urlava parole che erano incomprensibili.

Shluha vokzal’naja,

Puttana da stazione.

Pyeryestan’ zalupatsa,

Smettila di lamentarti,

Potselui mou zhopy,

Baciami il tulipano,

Passossee mayee yaitsa,

Succhiami le palle

Opezdol,

Idiota.

Ora Ina chiedi scusa al Signor Kumarin, digli che eri ubriaca e che non ti rendevi conto delle cose che dicevi e che lo rispettavi.

Poi inscenammo la stessa punizione con Vittoria.

Entrambe, a parte le urla, furono contente del servizio, sostituirono le urla di godimento con urla di sofferenza e mi ringraziarono rendendosi conto che senza il mio intervento avrebbero campato poco o avrebbero dovuto trasferirsi in Italia.

Yury vide il video e lo fece avere al boss.

Ina e Vittoria, preferirono trascorrere qualche mese dai loro fidanzati italiani, ne avevano uno per regione. Tornarono a Piteri completamente rifatte sia nel corpo che nel look.

Vasilij comprò un auto nuova, una Toyota quattro ruote e l'auto della discordia la vendette a pezzi e riuscì' a pareggiare il costo dell'auto nuova. Targhe e libretto finirono nella Neva.

Anche lui cambiò il look e si tagliò i capelli a zero facendosi tatuare viso e mani.

Al loro rientro Ina e Vittoria lo pagarono per i mesi che erano state in Italia e gli coprirono il costo dell'auto nuova.

Quella vecchia che fine ha fatto?

Lo buttata nel Ladoga.

Mi invitarono a casa di Ina e passammo il week end tra il letto e la tavola.

Non ci furono altre creste.

AMEN.

Valeria, Lena, Larissa e Zaynep

Maggio 1995

Quella sera tornai molto tardi dall'ufficio e giunto in Hotel, Nadia, della reception, mi chiamò.

Signor Brando ho alcuni messaggi per lei.

Grazie Nadia, dimmi quando non sarai di turno che passiamo la notte insieme.

Le lascio un biglietto sotto la porta, dopo le pulizie.

Bene a presto.

Tutte le ragazze che lavoravano in hotel, anche nell'intimità mi davano del lei, ma poi mi strapazzavano con crudeltà.

Letti i vari messaggi, uno attirò la mia intenzione.

Ciao sono Valeria, ci siamo conosciuti sulla crociera sul Ladoga, se mi ricordi chiamami ti lascio il numero di telefono.

Giglio se la ricordavo mi inebetì per un giorno tra lei e la sua amica.

Entrai in stanza mi spogliai e con una mano sui coglioni feci il numero.

Alò.

Sono Brando, sei tu Valeria?

Si, grazie, non sapevo che vivi in città e vorrei vederti.

Aveva una voce mascolina che non ricordavo.

Certo, ma chi ti ha detto dove vivo?

Te lo dirò quando ci incontreremo.

Sabato ceniamo insieme?

Va bene. Dove ?

Qui al Grand Hotel Europe ci sono molti ristoranti.

Hanno il menù russo?

Certo.

Ok a che ora?

Facciamo alle nove, lascio il tuo nome alla reception, per la security, altrimenti non potrai entrare.

Va bene a presto.

Entrò.

Non era cambiata dalla notte della crociera, era migliorata.

Una capigliatura morbida, lunga e ondulatala faceva cadere sul lato destro del viso.

Il viso ricordava la ragazza dell'orecchino.

Una miscela di tristezza e voglia di vivere.

Bocca

occhi

Portamento tipico russo, orgoglioso e austero.

Indossava un lungo cappotto nero militare, a cui aveva coperto i primi quattro bottoni di metallo con degli ornamenti di lana da cui cadevano quattro fili con quattro palline di lana che si scambiavano i colori.

Una larga sciarpa di lana che le prendeva metà corpo, e che era avvolta attorno al collo.

Ci baciammo tre volte sulla guancia e andammo al ristorante.

Cenammo e stavamo scendendo per il bar ma mi prese e mi sommerse in apnea. una lingua grande e lunga non lasciava dubbi su ciò che mi diceva.

O chiaviamo o ti soffoco.

Preferii la prima opzione.

A letto Valeria andava al sodo, le piaceva farsi inculare e dopo avermelo leccato mi fece sedere, venne sopra di me con le ginocchia a fianco del mio bacino, prese il giglio e lentamente lo fece entrare nel buco del tulipano.

Stringimi i capezzoli con i denti e aiutami con le dita nella rosa,

voglio sentirti quando godi, Brando.

Andava su e giù con lo stesso ritmo ma con diverse profondità.

Ti sto scopando Brando, godi e sborrami nel tulipano. io verrò quando la sentirò calda dentro di me.

Sto arrivando, e aumentò il ritmo.

Spaccami il tulipano, Brando, fammi male, spingi, spingi.

Cominciai a gemere e ora era lei mi mordeva i capezzoli, continuando a sbattere il suo corpo sul giglio.

Le riempii il tulipano di piacere ed appena sentì il caldo nettare cominciò a mordersi le labbra e a toccarsi la rosa, venne e tentò di ammazzarmi con un bacio troppo lungo per i miei polmoni. Non volle fare il bis. mi abbracciò e dormimmo.

Al mattino mi sveglio che aveva già apparecchiato.

Giglio duro e lei che cavalcava.

Sborrata e amplesso di Valeria.

Era Domenica e non avevo impegni di lavoro ma solo un appuntamento alla sera con Miroslava la segretaria del Sindaco.

Valeria sono libero fino a stasera, vuoi andare a pranzo, usciamo, dimmi tu.

Ho una cortesia da chiederti.

Prego.

Ho raccontato alle due amiche con cui vivo del nostro ehm ehm incontro in crociera e vorrebbero conoscerti.

Andiamo a pranzo con loro?

No, è difficile spiegarlo, ma se vuoi le chiamo e sarà più facile farti capire.

Ok scendiamo al bar ad aspettarle?

No vai tu, per la security poi le accompagni in camera.

Io andrò in bagno a fare la doccia.

Va bene, come si chiamano, Lárissa e Lena, grazie Brando e mentre chiamavo la reception si mise l'uccello in bocca.

Pronto sono Brando avvertite la security che aspetto due ragazze Larissa e Lena, quando arriveranno che le accompagnino al mio appartamento.

Sarà fatto Signor Brando.

Posi il telefono e Valeria continuava a succhiare.

Appena prese coscienza se lo infilò nel buco del tulipano e cavalcò fino all'orgasmo.

Scusa Valeria ma a te piace solo così?

No mi piace anche davanti ma li godo di più.

Toc toc

Aprii la porta e due stangone sorridenti erano sulla porta.

Feci segno ai ragazzi che tutto era a posto e le feci entrare.

Brando, ti presento le mie migliori amiche, Lárissa e Lena.

Piacere.

Piacere.

Piacere.

Con il solito finto bacio sul dorso della mano.

Lavorano con me alla Casa della Moda in via Nevskij.

Vedo un corpo invidiabile, complimenti.

Grazie.

Grazie.

Lena era alta, capelli corti e ben curati, viso con occhi marron, stranamente infelici, naso con piccola gobba ed una bocca con piccole labbra.

Indossava dei jeans talmente attillati che potevano scoppiare da un momento all'altro ed un altro cappotto militare nero con i bottoni originali. Foulard russo, con l'immagine di un'opera di Malevich, scarpe nere militari.

Larissa, era la più alta e la più magra, un visino da bambina, capelli lunghi e dritti, cappotto militare coi bottoni originali e scarpe militari. Rimasi colpito dalle sue mani. Lunghissime e sottili. Mi ricordavano quelle delle streghe nei cartoni animati.

Scusate ragazze ma in Russia anche le ragazze fanno il servizio militare?

No. Solo chi vuole.

Avete dei fidanzati militari?

Ah ho capito disse Lena è per via dei cappotti?

Esatto.

No, li abbiamo presi alla casa delle modelle, li stavano scartando ed a noi piacevano e se li siamo presi.

Andai al dunque, allora mi spiegate il segreto di questo incontro.

Si guardarono e cominciarono a ridere.

Valeria prese in mano la situazione.

Io e Lena vogliamo fare sesso con te e Lárissa ama guardare.

Belle come siete non vi mancheranno le occasioni per fare sesso.

Perchè lo chiedete a me?

Perchè con te ho goduto, con gli altri faccio finta.

Poi parlò Lena.

Ho un ragazzo, gli voglio bene, è di buona famiglia, ma o lui non ci sa fare o io non sono capace di soddisfarlo, tutte le volte finisce nel nulla e ci stiamo allontanando. Forse facendolo con te, per come mi ha raccontato Valeria, imparerò a fare sesso e potrò soddisfarlo.

Ho capito, dovete andare in bagno?

Si grazie.

Entrarono e poco dopo uscirono nude.

Non erano belle come Valeria, ma era difficile essere a quel livello ma Lena aveva gambe da urlo e quando mi passò davanti per andare sul letto, notai un tulipano a mandolino bello sodo.

Larissa era troppo magra, le gambe erano un tantino a uovo, e copriva i suoi difetti con una simpatia avvolgente.

Poi andammo in bagno io e Valeria e mi accorsi del bigliettino di carta di Nadia, lo raccolsi e lo lessi, erano indicate due date.

Tornato in bagno Valeria era sparita e mi lavai per benino.

Uscii dal bagno e vidi uno spettacolo nel vero senso della parola,

Lena era arcuata sul letto, a forma di ponte, con le gambe aperte e Valeria le leccava la rosa.

Larissa in piedi era a pochi centimetri dalla lingua e dalla rosa e si masturbava in piedi.

Ero indeciso se infilarlo in bocca a Lena o nel tulipano a Valeria e optai per Valeria.

I gemiti erano a mille.

Lena forse per timidezza o per non so cosa gemeva quasi soffrendo perchè non riusciva a raggiungere l’orgasmo, nonostante oltre alla lingua ed alla bocca di Valeria avesse aggiunto le dita di Lárissa che con una mano aiutava l'amica e con l'altra continuava a masturbarsi.

Lo tolsi dal tulipano di Valeria che capì la situazione e la sostituì lasciando Lena nella stessa posizione ed io glielo infilai nella rosa.

Lei gemeva e chiamava le due amiche.

Valeria le offrì le sue tette e Lárissa infilò un dito sotto il mio giglio dentro alla rosa dell'amica poi presa dalla situazione eccitante cominciò a leccarmi il buco del tulipano, ma ci riusciva ogni tanto perchè io scopavo Lena e non rimanevo fermo.

Un sibilo poi un grido sempre in crescendo uscì dalla bocca di Lena e venne lasciandosi cadere sul letto.

Continua a scoparla, mi disse Valeria.

Lo feci e loro tre cominciarono a darsi la lingua in bocca, Lárissa non usciva dalla sua rosa nemmeno sotto tortura e anche Valeria cominciò a masturbarsi.

Lena venne una seconda colta.

Scese dal letto ed andò in bagno, Valeria mi chiese di metterglielo nella rosa e poco dopo anche lei arrivò.

Lárissa era stremata, era venuta sei volte e si sdraiò sulla poltrona con la rosa rossa dal continuo sfregamento.

Valeria le si avvicinò e si baciarono.

Lena tornò e chiese se potevamo farlo un'ultima volta.

Valeria alzò le mani, lo stesso fece Lárissa.

Stavolta decido io cosa fare.

Le presi le dita dei piedi e li succhiai uno ad uno, poi la girai e le succhiai le caviglie, dietro le ginocchia e le aprii le gambe per succhiarla nel buco del tulipano.

La rigirai e le leccai la rosa e mi bagnò il viso.

Lo introdussi e cominciai a cavalcarla prima a piedi distesi, poi caricai le gambe sulle spalle infine li avvinai le gambe distese in alto e spinsi più che potevo dentro al buco.

Sembrava impazzita, si dimenava come un serpente , Valeria capì che era vicino l'urlo e si avvicinò e le mise la lingua in bocca.

Mugugnando e ciucciando la lingua di Valeria conobbe il vero sesso.

Una volta uscita dall'intontimento Lena andò in bagno con le amiche e vi rimasero parecchio.

Uscirono vestite, con le occhiaie ma felici.

Mi ringraziarono.

Brando, ti ringraziamo, ora hai il mio numero, da sola o con le mie amiche sono e siamo a disposizione. Sappi che Larissa non verrà da sola.

L'ho capito Valeria.

Mi baciarono e ci salutammo.

Ordinai dal room service tre porzioni di uova al tegamino e molta frutta e molta acqua frizzante.

Incontrai le tre amiche insieme e Valeria e Lena insieme e da sole e venni a sapere da Valeria che il fidanzato diede della puttana a Lena quando gli leccò il buco del tulipano e la lasciò.

Non se la prese con me, per fortuna, e venne molte volte, da sola, a trovarmi nella quattrocento diciotto.

Con loro mi trovavo bene e e decidemmo di fare una vacanza.

Dove?

Soci? Propose Valeria

Odessa? Cambiamo a Soci ci siamo già state, ribattè Larissa.

Sono d'accordo con Larissa, concluse Lena.

Feci prenotare, su consiglio dell'agenzia del Gran Hotel l'Hotel Odessa sul lungomare dalla città.

Durante il viaggio in aereo cominciarono i primi conflitti.

C'erano due posti e cominciarono a litigare su chi doveva desersi di fianco a me.

Vinse Valeria.

Chiese una copertina all'hostess.

Signorina vuole un te caldo?

No grazie, è sufficiente la coperta.

Eravamo nella prima fila.

Prima si appoggiò sulla spalla, poi sul petto, poi sui maroni.

Mise la copertina per coprire la testa e tirò fuori il giglio e se lo mise in bocca.

Ero imbarazzato, ma ne valeva la pena.

Non aveva fretta e ogni tanto si fermava e giocava con la punta della lingua sul buco dell'uccello.

L'hostess si accorse del menage ed aggiunse una copertina.

Lena e Larissa si diedero di gomito, vedendo le copertine che si muovevano e capirono la ragione.

Le guardai ed allargai le braccia, per giustirosarmi.

L'hostess, premurosa, ogni tanto passava per coprire la testa di Valeria, che impegnata nel pompino non se ne accorse.

Mi allungò un biglietto.

Rimango due notti all'Hotel Odessa, camera 122. Ti aspetto Zeynep.

Per invogliarmi fece cadere una biro e mise in mostra prima il tulipano poi rimanendo a testa in giù mi mostrò un balcone bel affollato.

Sorrise e portò il te ai viaggiatori.

Con la scosse dell'atterraggio, Valeria ne approfittò per aumentare il ritmo e mi liberò di spermatozoi sollecitati dalla partenza all'arrivo e che non vedevano l'ora di uscire per respirare l'arie di Odessa.

Delusi finirono nello stomaco della vampira.

Valeria si stirò per bene, per la lunga dormita e ci cacciò anche un lungo sbadiglio.

Hai dormito per tutto il viaggio? Chiese Lena.

Si, ero stanca, in questi giorni ho fatto molte prove alla Casa delle Modelle.

Certo, c'eravamo anche noi.

Hai avuto bisogno del biberon per addormentarti, le sparò Lena, ridendo e scendendo dalla scaletta.

Appena scendemmo, prima di ritirare i bagagli le fermai.

Sentite siamo qui per divertirci, evitiamo litigate da cortile, o ve ne tornate a Piteri ed io rimango da solo.

Appena arrivammo alla reception le mie parole entrarono da un orecchio e uscirono dall'altro.

Le camere prenotate erano a due posti.

Chiesi se era possibile avere un Suite, con quattro letti, ma erano tutte occupate.

Le invitai al bar, incazzato.

Ora basta è l'ultima volta che lo dico.

Non voglio discutere una notte per ciascuna.

Sono nove notti due a testa.

E stasera?

Stasera si dorme. Ho prenotato una terza stanza e se una di voi ci prova, domani partite.

Capirono che non scherzavo.

Nel frattempo arrivò l'equipaggio dell'aereo e andando verso la toilette feci segno a Zeynep di seguirmi.

Appena dentro la presi per un braccio ed entrammo nella toilette delle donne.

Vengo stasera alle undici, busserò tre volte.

Ti aspetto.

Uscì per prima ed io aspettai, poco dopo uscii.

Andammo nelle stanze e ci ritrovammo per la cena.

Mi tenni leggero e non toccai l'alcol.

Stai poco bene, Brando?

Ho una sensazione strana, forse il viaggio in aereo mi ha rintronato, scusate ma salgo in camera.

Prenderò un pastiglia per dormire, mi raccomando non preoccupatevi.

Chiaro?

Presi un libro di Turgenev, Rudin, ed aspettai le undici,

TOC, TOC, TOC.

Aprì la porta.

Era ancora bagnata, appena uscita dalla doccia.

Presi l'accappatoio e lo buttai sulla poltrona, lei si stese sul letto e l'asciugai goccia per goccia con la lingua.

Dal fisico capii che era turkmena.

Alta, slanciata, un fisico atletico.

Il volto abbronzato con un profilo altezzoso come i maestosi cavalli Akhal Teke, della sua terra, capelli folti,lunghi, luminosi, neri basalto, raccolti dietro la testa per formare un chignon, la fronte spaziosa, ampia, gli occhi leggermente a mandorla, verdi con delle sfumature azzurre, colori delle shiblyak, dove biancospini, i piccoli aceri autoctoni, ed i mille arbusti selvatici colorano le montagne in questa terra arida e desertica. La bocca formava una adorabile fossetta tra lei ed il naso, labbra sporgenti, invitanti, coralline, prive di rossetto, il naso delizioso e allo stesso tempo greco, una voce sicura, stentorea,

Guarda, Brando, che a letto comando io.

Obbedisco.

Prima mi fece sedere sul letto

Usò le mammelle, la rosa, la bocca, le mani per massaggiarmi il corpo.

La trovai seduta sul collo con la rosa che faceva da massaggiatrice e vi girò intorno, le tette le uso per massaggiarmi il viso, in particolare gli occhi, il giglio e lo scroto, la bocca per i capezzoli, occhi, orecchie, ombelico, fianchi, le dita delle mani e dei piedi, le mani per le spalle, le palle ed il petto.

Poi mi mise seduto sul letto.

Appoggiò i gomiti di fianco alle mie cosce e si distese con il corpo verso l'alto, prendendo il collo con le gambe.

La sua rosa ed il suo buco del tulipano mi guardavano e mi invitavano a stuzzicarli, poi lo prese in bocca.

Quando capì che stavamo venendo scese e si sedette

Brando, siediti sulle mie gambe ma lascia un pò di spazio.

Con una mano si masturbava e l'altra la alternava tra giglio, coglioni e buco del tulipano.

Continuando a succhiarmi la schiena , il collo e le orecchie.

Sto venendo, Zaynep!

Si bloccò

Rimasi seduto e si mise sul giglio facendolo entrare nella rosa.

Cominciò a dondolare e mi buttava con la schiena sul letto, andava su e giù poi mi faceva risalire e si buttava all'indietro ed io sopra di lei.

Spingi forte, cerca di sentire la clitoride.

Ecco tienilo li e spingi, spingi

La sentivo quella protuberanza e mi impegnai a toccarla continuamente con la punta del giglio.

Venimmo insieme e fu un maremoto.

Ora dormiamo, domani faremo il resto.

Dormii come un cammello dopo la traversata del deserto.

Mi svegliò.

Andiamo in bagno.

Mi lavò ed io la lavai.

Tornammo a letto

Mi fece sedere.

Ora ti masturbo.

Si mise davanti a me e cominciò a masturbarsi poi alzò la gamba destra

Leccami l'alluce e bagnati il buco del tulipano.

Con un piede masturbava il giglio con l'altro entrava con l'alluce nel mio buco e spingeva, spingeva.

Ora era in piedi

Soffia e parlami nella rosa, dimmi delle parolacce e dammi degli schiaffi sulle natiche poi entra con le dita nel mio buco del tulipano.

Lo feci e man mano che le urlavo delle parolacce lei si infilava le dita nella rosa e poi me le metteva in bocca.

Decisi di prendere in mano la situazione.

La leccai in entrambi i buchi e prima la inculai, mordendole le spalle, il collo e le orecchie, poi la girai, le misi un cuscino sotto il tulipano e glielo sparai dentro la rosa.

Lo senti adesso sulla clitoride?

Si, si, è meraviglioso, fallo piano, mi piace raggiungere l’acme del piacere sessuale adagio.

Venimmo lentamente ma il suo squarting si involò per tutta la stanza.

L'avevo capito sull'aereo che con te avrei provato il massimo del piacere.

Ora vattene, voglio sognarti.

Ti aspettano le tre ragazze, non deluderle.

Mi baciò lungamente il bocca e si mise su un fianco per addormentarsi.

Volevo saperne di più.

Zaynep parlami di te, vorrei rincontrarti.

Sono la figlia di un pilota dell'Aeroflot, ho nove sorelle e cinque fratelli.

Non volendo fare la fine di mia madre e di gran parte delle ragazze turkmene, chiesi a mio padre di fare la scuola da hostess.

Non volle, tu devi darmi dei nipoti maschi.

Usai la mia bellezza ed una sera avevamo ospite il Ministro dei trasporti. Andai sotto il tavolo quando erano tutti ubriachi gli succhiai il giglio.

Il giorno dopo ero nel suo ufficio.

Entrai, lui chiuse a chiave l'ufficio, telefonò alla segretaria che non voleva telefonate ne incontri e mi sdraio sul tavolo e mi sverginò.

Le nostre tradizioni sono molto rigide, Brando.

Ne so qualcosa, Zaynep.

Se sei stato in Turkmenistan?

Si, ma vai avanti.

L'uomo che ti svergina deve sposarti ma lui era già sposato ed allora convinse il padre di mandarmi a Mosca a studiare da Hostess.

Alla famiglia fece avere comunque la dote e mio padre lo ringraziò.

Non ho viaggiato con mio padre e mai un volo su Ashabad.

Vivo a Mosca insieme a 3 hostess in un bell'appartamento vicino alla Piazza Rossa.

Scopo solo chi mi fa venire la pelle d'oca e con te è venuta.

Mi lasciò il numero di telefono e continuiamo a vederci.

Presi i miei vestiti ed uscii.

Non avevo calcolato l'orario e mi ritrovai l'intero pianerottolo a ridermi dietro mentre infilavo la chiave nella camera con i vestiti a copertura delle parti intime..

Purtroppo anche le tre amiche mi videro.

A pranzo sembrava un funerale.

Sentite, mi avete rotto i coglioni, ora cosa fate le gelose?

Scopo chi mi piace e non do l'esclusiva a nessuno.

Questa è la regola, vale per me e vale per voi.

Non avete bisogno del mio permesso per scopare altri o altre nell'albergo.

Sono stanco di voi. La prima volta è stato stupendo, ora vi comportate da mogli.

Andate in tulipano.

Mi alzai e andai al bar. Andai in stanza di Zaynep a salutarla.

Nel pomeriggio feci una sauna.

Tornato nella hall ordinai di avere un tavolo solo per me.

Alla cena, rimasero perplesse.

Andai in camera a vedere un film.

Toc toc toc

Speravo fosse Zaynep.

Era Valeria.

Ascolta Brando, hai ragione, se vuoi torniamo a Piteri.

Decidi tu.

Valeria abbiamo dato il meglio nel primo incontro, poi ci siamo rivisti, ora sarebbe una brutta ripetizione,

O troviamo nuovi giochi o è meglio tornare.

Torna da loro pensateci io rimango in stanza, ma dovete pensarci voi, io farò quello che mi direte di fare.

Toc toc

Entrò Larissa.si spogliò, non aprì bocca preferendo aprire le gambe.

Lo voglio vedere duro e tu che muovi lentamente la pelle per farmi vedere il buchetto dell'uccello.

Non mi piace essere penetrata, ne davanti, ne dietro, ne in bocca.

Io mi masturbo vedendo gli altri scopare o comunque godere.

Si sedette su due cuscini e cominciò a leccarsi le dita della mano, introdusse le dita nel buco del tulipano dall'anulare al pollice, con l'altra mano fece lo stesso nella rosa, fissando continuamente il mio giglio.

Non arrivò al medio che venne.

Ultimati i gemiti si girò a pecorina,

metti l'uccello tra le labbra della rosa senza entrare e strofinalo in avanti e indietro.

Tre sfregate e altri gemiti.

Si alzò in piedi a gambe aperte.

Mettiti sotto le mie gambe e continua lentamente a masturbarti.

Chinò il busto fino a leccarsi la rosa, aiutandosi con le dita ad arrivare alla clitoride.

La guardavo e poco dopo si bagnò.

Scese si sedette e mi prese il giglio tra le piante dei piedi e cominciò a muoverli delicatamente.

Dimmi quando sarai vicino.

Ecco sto arrivando.

Lei continuò coi piedi finché non vide il buco del giglio che si stava allargando, Si avvicinò e mise il suo corpo sopra l'uccello muovendolo avanti e indietro.

Il suo addome era pieno di sperma.

Ne prese con le mani e se lo mise in bocca e mi baciò.

Lo rifece.

Andò in bagno a pulirsi e mi salutò.

Entrò Valeria.

Si spogliò.

Lo sai a me piace prenderlo nel tulipano e cominciò a bagnarlo.

Siediti.

Venne sopra di me con la schiena sul mio petto.

Lo infilò

Corichiamoci insieme sulla tua schiena.

Lei si alzò prese i miei piedi e cominciò a dondolarsi , attirando verso di lei le mie gambe.

Mi sentii bagnato.

Si girò e lo mise nella rosa.

Attirò verso il petto le sue gambe, sembrava un uovo.

Cominciò a dondolare sia sul mio petto che sulle mie gambe.

Mi bagnò ancora.

Mi baciò, andò in bagno, si vesti ed uscì.

Entro Lena.

Sdraiati sul tavolo e appoggiati su un fianco.

Prese uno sgabello che stava sotto la libreria e mise un piede sullo sgabello e l'altro dopo il mio corpo.

Avevo un ponte sopra di me.

Quando lei abbassava il corpo dovevo infilarla.

Una volta dentro sia io che lei davamo il ritmo, quando lei si abbassava io spingevo forte, quando si alzava rimanevo fermo.

Lena non gemeva, urlava e appena la sentii bagnata le misi le dita in bocca.

Mugugnava ma non gridava.

Rimase coi piedi sullo sgabello

Ora girati di fronte a me e rimani sulla schiena.

Vieni giù col corpo e fermati quando i tuoi piedi saranno appoggiati allo sgabello ma rimani sdraiato sulla schiena.

Con un balzo mise i suoi piedi di fianco ai miei fianchi, lo prese e lo strisciava dalla rosa al tulipano.

Dove vuoi metterlo, Brando?

Dove desideri, Lena.

Lo mise nella rosa e man mano che mi scopava spostava il suo corpo,

Il giglio faceva da punto di appoggio e lei fece tutte le ore dell'orologio, al secondo giro, esattamente alle sei e trenta del pomeriggio, urlò talmente forte che Valeria e Larissa, appostate dietro la porta e sbirciare entrarono ed io le salutai con un bel cucù cucù.

Lena non partecipava lo teneva dentro ma era assente le altre due ridevano senza ritegno.

Il clou avvenne l'ultima notte.

Entrarono insieme con le camicie sbottonate.

Siediti nudo sul pavimento Brando.

Mi giravano intorno dicendomi parole molto spinte e mentre guardavo una che si metteva a pecorina e me la metteva sotto il naso l'altra mi sfiorava il giglio con le labbra, una mi graffiava la schiena e le altre mi toccavano i capezzoli o i coglioni, sempre girandomi interno.

Larissa era fantastica con le parole.

AMEN.

LYUBOVA

Luglio 1996

Una domenica mattina, come tante altre, la dedicai all'Ermitage.

Preferivo soffermarmi davanti alle opere di Matisse.

Mi prendeva il suo genio.

Non esisteva la prospettiva.

Non esisteva la profondità.

Non esisteva tutto ciò che aveva raccontato la storia dell'arte, prima di lui.

Quella domenica divisi la seduta di fronte alla sua ineguagliabile Dance con una ragazza. Non diedi molto peso a ciò, preso com'ero dalla comprensione di ciò che non si vedeva nella tela ma che sapevo esistesse.

Passai in rassegna l'intera collezione Morozov e dopo alcune ore ripassai per un saluto alla stanza di Matisse.

Lei era ancora li.

Riempiva un enorme quaderno, presumevo di appunti sul quadro.

Notai la sua bellezza e l'eleganza con cui reggeva il quaderno, quasi fosse un lattante bisognoso del latte materno. Lo stesso movimento dello scrivere era di una sensualità fuori dall'ordinario.

Lenta, usava la penna come un direttore d'orchestra, spesso alzava la mano e sembrava mimare un ritmo al suo scrivere.

La cosa mi incuriosi non poco e mi risedetti accanto a lei.

Rimasi in contemplazione, swichando dall'opera di Matisse all'opera della ragazza, lei scriveva le note e degli appunti su un pentagramma, che non era entrata nei libri di scuola, ma aveva dato vita ad una creatura degna di Matisse.

Aspettai il suono della campanella e ci alzammo insieme e urtai volontariamente il grande quaderno e scusandomi glielo porsi.

IZVINITE, POZHALUYSTA.

Mi guardò e fu subito attrazione fisica.

Entrambi avevamo la pelle d'oca ed i nostri occhi si erano bloccati per scoprire la grandezza delle rispettive iride.

Mi chiamo Brando, sono Italiano.

Piacere mi chiamo Lyubova, puoi chiamarmi Lyuba, sono russa.

Erano le sei , tardi per un pranzo e presto per la cena.

Lei risolse il dubbio.

Ho fame, mangiamo qualcosa è da stamani che sono al museo.

Ti sta bene il Grand Hotel Europe? Vivo li ed hanno ottimi ristoranti.

Con piacere, mai sono stata in quell'albergo.

Preferisci cucina, russa, cinese, italiana o internazionale?

Preferirei la cinese, le altre le ho assaggiate.

Aveva un ottimo appetito e nulla rimase delle portate dei camerieri.

Beveva acqua ma col dolce, una banana flambè, volle accompagnarlo con lo Champagne russo.

Scusami non mi piace quello francese, troppo frizzante.

Come vuoi.

Discutemmo di Matisse e mi fece vedere il quaderno con gli appunti.

Non era un quaderno normale ma pentagrammato.

L'aveva riempito di note.

Incredibile è la prima volta che mi capita. Puoi spiegarmi i tuoi appunti?

Ho scritto un pezzo musicale, poi a casa , al pianoforte lo sistemerò.

Matisse mi da delle vibrazioni che provo a trasferirle nella musica.

Hai già prodotto dei dischi, delle partiture per orchestra?

No, studio ingegneria satellitare, è un modo per distrarmi e tenermi allenata per scoprire novità nel mio campo.

Capii che non era il tipo da una pacca e via e non ne valeva la pena, era un frutto da gustare coi suoi tempi.

L'accompagnai a casa, abitava non lontano dall'albergo in una traversa di Kanal Gribaedoba.

Bene, ti auguro di trovare il filo che stai cercando, se vorrai la prossima domenica sarò a trovare Matisse.

Ci sarò anch'io, grazie della cena e della splendida chiacchierata.

Prima di entrare nel portone del palazzo si girò e mi salutò con la mano.

Per l'intera settimana non mi usciva dalla testa e non vedevo l'ora che arrivasse Domenica.

Non era solo sesso.

Appena la vidi,

Lyuba voglio una cosa seria, vera.

Amo troppo la bellezza e l'eleganza e con te non mi interessa una scopata, scusa la parola.

La penso come te Brando, quando mi sei vicino, sento delle vibrazioni che mai ho sentito nella mia vita. Devi sapere che sono vergine. Il sesso, finora, non ha fatto parte dei miei interessi.

Sento di essere pronta.

I suoi occhi dicevano la verità, mai li abbassò, mai abbandonarono i miei.

Voglio godere con te Brando.

Per me è un nuovo capitolo della mia vita e vorrei fosse straordinario.

Mi avvicinai e la baciai sul collo, poi le presi la mano e mi misi le sue dita in bocca.

Andiamo nel mio appartamento, voglio darti il meglio che posso e l'abbracciai.

Sentivo il suo cuore battere molto forte.

Ci baciammo molte volte.

Senti Lyuba facciamo le cose senza fretta, se andiamo subito in appartamento la voglia di farlo potrebbe giocarci contro.

Hai ragione, andiamo da Matisse.

Tornammo dei ragazzini e ogni volta che ci guardavamo correvamo in bagno a baciarci.

Lei fece una composizione straordinaria e quando arrivammo in Hotel prima di salire andò al pianoforte la suonò ricevendo un lungo applauso dei presenti.

Salimmo ed ormai le nostre bocche si incatenavano appena i nostri sguardi si incrociavano.

Entrammo e lei, scusandosi, andò in bagno ed uscì con il grande asciugamano che le copriva il corpo e lo tolse solo dopo essersi coperta dalle lenzuola del letto.

Feci lo stesso, rispettando la sua timidezza.

Non sapevo da dove iniziare, era la prima volta, dopo tanti anni, era come la prima volta.

Il mio cattivo consigliere mi incitava a leccarla, chiavarla, incularla.

Seppi trattenermi.

Lei mi chiese se poteva farlo come lo aveva immaginato.

Venne sopra di me e baciandomi posò il suo corpo seduto sul mio cattivo consigliere.

Lui non vedeva l'ora e si presentò subito allungandosi per presentarsi.

Lei sentendolo cominciò a muovere il bacino in maniera musicale.

Si in maniera musicale.

Lo toccava con le labbra come fosse un'arpa e lo suonava a ritmi diversi.

L'arpa non era abituata ad essere suonata da tanta armonia e pianse bagnando le labbra della suonatrice.

Lei si coricò e mi bacio.

L'arpa riprese coscienza e accordate le corde era pronta per un lungo concerto.

Brando cosa devo fare?

Continua a suonare io ti aiuterò?

Appena prese confidenza con il palcoscenico Lyuba continuò un divino concerto, fece in modo di tramutare la rottura dell'imene una parte dello spartito e dopo una breve sospensione continuò una composizione, introducendo il flauto, la balalaika e il mandolino.

Aveva un corpo semplicemente divino.

Il viso fu disegnato da Rogier Van Der Weyden, le tette scolpite da Michelangelo, la rosa dal Bernini, le gambe da Donatello, i piedi dal Mantegna, vestita da Coco Chanel, educata da Giovanni della Casa, e da Diotima di Mantinea. Monet era la musa ispiratrice per la musica.

Bagnammo il varo di quella barca d'amore con tanto nettare da riempire alcune bottiglie di champagne.

Non c'è ne accorgemmo ma il concerto durò alcuni giorni.

Le ragazze e i body guard preoccupati che non rispondevamo al telefono, caduto per un arpeggio dalla testa di una massima, e non aprivamo alle donne delle pulizia, vennero a bussare alla porta, trovai la forza per aprirli e ci ricoverano due giorni in clinica.

Ne valse la pena.

Il nostro, nuovo, gruppo musicale si riunì spesso ma decidemmo di abbreviare i tempi dei concerti.

AMEN.

Irina

Settembre 1997

Una sera mi trovavo con amiche al Marininsky per l'inaugurazione della stagione del balletto. Era di scena "Il Lago dei Cigni" con la direzione di Valery Gergiev.

Al termine del balletto andammo nel foyer per bere qualcosa e Mirka, la mia accompagnatrice, chiedendo scusa, si avvicinò ad una ragazza e si salutarono con un forte abbraccio e un bacio. Rimasero a parlare ed io continuavo a sbirciare la figura seminascosta dell'amica. Si avvicinarono e Mirka me la presentò. Buona sera mi chiamo Irina ed allungò la mano. La guardai fissa negli occhi, le presi la mano e con l'indice le solleticai il palmo, coricandomi come si conveniva nel finto bacio della mano. Piacere Brando.

Irina, per nulla intimorita dalla mia avance, rispose solleticando col l'indice il dorso della mia mano.

Sono anni che non ci incontravamo e sono felicissima di averla rincontrata, disse Mirka.

Avevano studiato pianoforte all'Accademia di San Pietroburgo, poi Irina si era trasferita a Mosca, selezionata dall'orchestra del Bolshoi.

Vivi ancora a Mosca?

No, sono tornata a Piteri. Ero stanca di fare le valige. Voglio avere il tempo per pensare a costruirmi una vita e mentre lo diceva i suoi occhi dialogavano con i miei.

Lo scampanellio ci svegliò dal nostro dialogo ed uscimmo.

Andiamo a bere qualcosa? Propose Mirka.

Certo, le serate vanno concluse nel modo che si conviene. Le invitai al Grand Hotel Europe e loro accettarono.

Era un orario insolito, ormai il bar stava chiudendo, ma quando mi videro capirono che la serata non era finita.

Andai al bancone e dissi a Olaf, non preoccupatevi portami due bottiglie di Cristal ed un pò di snack russi e andate a casa, mettendogli nel taschino del gilet cinquanta dollari.

Grazie Signor Brando, un attimo e la serviremo.

Arrivò Rostova con un enorme secchiello rotondo a pancia larga, pieno di palline di ghiaccio e acqua e Olaf con il guéridon. Poi tornò con due bottiglie di Cristal, che mostrò dalla parte dell'etichetta e nominando il nome dello champagne e l'annata, tolse il tappo, ruotandolo lentamente nella stessa direzione e quando era ormai al termine del collo della bottiglia, lo ruotò in senso contrario, facendo uscire il tappo. Lo annusò e lo depose in un piattino porgendolo verso di me. Lo annusai e feci segno che poteva versare nel flutte. Ne versò un sorso nel mio per degustarlo, attese un attimo e ne versò mezzo flutte alle due ospiti, riempì il mio bicchiere e fece lo stesso con Irina e Mirka. Mise un tovagliolo bianco intorno alle due bottiglie e con un inchino ci augurò una felice notte. Cin cin mentre Rostova appoggiò sul tavolo caviale rosso e nero, pane nero, burro, blini, e un vassoio di cetrioli in salamoia.

La prima bottiglia si vuotò in un baleno, quasi fossimo arrivati di corsa dal teatro in hotel, le due ospiti andarono in bagno ed io aprii la seconda bottiglia.

Tornarono ed anche la seconda ebbe vita breve.

Andai al bancone, sapevo dove tenevano il Cristal e presi altre due bottiglie, poi chiesi alle ragazze cosa desideravano dal room service.

Portarono altri cetrioli e caviale con i blini.

Si fece tardi e chiesi se volevano rincasare.

Potresti ospitarci? Abbiamo bevuto abbastanza e non vorremo che il taxista ne approfittasse.

Bene, prendo una stanza per voi due.

Irina mi fulminò con uno sguardo che non lasciava dubbi sulla sua interpretazione.

Presi la chiave alla reception e salimmo.

Un bacio, ci salutammo augurandoci la buona notte.

Conoscevo le usanze locali ed il ritiro nella toilette serviva per accordarsi sul che fare per la notte e decisero di rimanere ben sapendo che esisteva una regola non scritta che rimanere significava scopare. Quello che non avevo capito se volevano fare il trenino o una per volta.

Feci la doccia e nudo aspettai seduto vicino alla porta chi avrebbe bussato o telefonato.

Toc toc

Aprii e la feci entrare.

Sei uno stronzo cattivo, ti odio e si coricò sulle ginocchia e lo succhiò con rabbia, mentre mi stringeva i maroni.

Quando il giglio fu bello che pronto, si alzò lo prese in mano trascinandomi a letto.

Porco e cattivo volevamo farlo insieme io e Mirka, tu l'avevi capito e ci hai preso per il culo.

Stronzo, sei uno stronzo, tra uno stronzo e l'altro se lo infilò nel buco del piacere.

Irina possiamo chiamarla?

No, ora mi diverto io, poi la chiamiamo. Stai tranquillo ci starà aspettando.

Mi scopò con due orgasmi poi telefonammo a Mirka, che per non perdere tempo arrivò nuda e si catapultò sul letto e se lo infilò nella rosa.

Irina si dilettava a succhiare le tette. mie e quelle di Mirka, quando la misi in fondo al lettone e le alzai le gambe sulle mie spalle, io trombavo Mirka nella rosa ed Irina ci riempi di saliva il buco del tulipano e fece entrare le sue dita da pianista, lunghe e sottili, nei nostri culetti.

Uscì uno spruzzo dalla rosa di Mirka che sembravamo una fontana del Bernini.

Irina volle fare la stessa posizione e Mirka non perse tempo ad eguagliarla nel gioco dei buchetti.

Lei non spruzzò ma fece un urlo stringendosi i capezzoli e mordendosi le labbra.

Mi addormentai e non so se abbiano abusato del mio corpo.

Mi svegliai cavalcato da Irina e con la rosa di Mirka che dialogava con le mie labbra.

Le succhiai la clitoride e partì un altro spruzzo.

Irina venne con un urlo più potente, poi si mise a pecorina ed io le appoggiai il giglio tra la rosa ed il buco del tulipano, invitandola a scegliere, lo prese e lo infilo nella rosa.

Ci trovammo Mirka sotto di noi che giocava con le palle e succhiava il punto d'ingresso del giglio nella rosa.

Dai movimenti del corpo di Irina, che spingendo sulle braccia ed allargando le gambe lo voleva sentire nella parte più alta della rosa , capii che stava urlando e le misi una mano sulla bocca, attutendo l'urlo e le misi le dita in bocca che lei succhiò fino alla fine dell'orgasmo.

Sentivo dei gemiti e girandomi trovai Mirka impegnata a godere da sola ma dai muscoli del volto capivo che non riusciva, la infilai e anche lei arrivò al traguardo sudata ma senza spruzzare altro champagne.

Ragazze, ora si dorme e basta.

Va bene, notte, notte, notte.

Dopo alcuni anni, ero in Italia per le vacanze, suonò il telefono. prefisso di Venezia. pensai ad una ragazza che venne a San Pietroburgo per vendere gli antichi arazzi veneziani e che mi scopò per una settimana, disdicendo gli appuntamenti con gli architetti con cui l'azienda italiana aveva programmato gli incontri.

Lei era la ragazza del proprietario dell'azienda e se ne fotteva degli appuntamenti.

Giglio, mi scopa male un volta a settimana ed i miei, vista la bazza, non mi fanno uscire o vengono a prendermi all'Università.

Con te , Brando, voglio riempire il magazzino per un anno.

Lo fece.

Привет, как дела?

Ciao, come va?

Нормальный.

Normale.

Извини, кто этa?

Scusa, chi è?

Sono Irina, la suonatrice. mi sono sposata e vivo a Spinea. ci vediamo?

Irina volentieri, ma per amicizia o perchè vuoi scoparmi?

La nostra amicizia è solo sessuale.

Ok dove?

A casa mia.

Scusa il marito?

Lo sai che i trenini li faccio solo con ragazze.

Fidati.

Ti preparo un vero menù russo.

Decidemmo giorno ed ora ed andai a Spinea.

Entrato in casa mi presentò il marito, un musicista, compositore, che amava molto il suo lavoro, lavorando con i grandi cantanti italiani e stranieri.

La cena fu una orribile copia di una cena russa, però il vino era eccellente ed alcune bottiglie finirono sul pavimento, come prevede la tradizione russa.

Lui ci salutò , manco ricordo il nome e Irina mi portò in una specie di open space che dava su un giardino pieno di alberi e aiuole,

Irina , ti è venuto il pollice verde?

Sei matto, mi sono sposata mettendo in chiaro che voglio fare la signora. Ho preparato la cena per la prima volta, solo per te. Abbiamo una signora che viene a prepararci i pasti o andiamo al ristorante. Domestica per le pulizie di casa e giardiniere per il parco.

Dai non perdiamo tempo andiamo a fare la doccia.

C'era un enorme bagno con sauna e una doccia normale ed una ghiacciata.

La facemmo ghiacciata e cominciammo a limonare poi lei se lo infilò e rimanemmo in doccia col rischio di ghiacciarci.

Scusa Irina ma tuo marito?

Non preoccuparti, fino al mattino lui lavora nel suo studio e non vuole essere disturbato.

Aspetto di diventare cittadina italiana poi coi soldi del divorzio me ne torno in Russia. L'Italia è bella ma che due maroni, qui siete troppo normali.

Scusa Brando, tu no, tu sei come me.

Andammo sul divano e facemmo mattino.

Ci vediamo a San Pietroburgo, Irina.

Ok ti farò sapere.

Stavo uscendo e mi ricorse.

Aspetta, dobbiamo fare na pososhok, l'ultimo brindisi.

Va bene, ma proprio l'ultimo devo guidare.

Lei lo faceva seguendo la tradizione di Pietro il Grande, che ne faceva dieci.

Entrambi ubriachi continuavamo ad abbracciarci e salutarci.

Scendevo dallo scalino della porta, poi tornavo e l'abbracciavo e fu così per molte volte.

Lei pensò bene di farmi il pososhok anche nel giglio. ormai flaccido per l'indigestione sessuale e alcolica, impiegò molto tempo a ravvivarlo e spesso cadeva o le usciva dalla bocca , per poi riprenderlo. Si stancò di succhiarlo senza risultato e mi scaraventò fuori dalla porta e ruzzolai per terra. salii in auto e mi addormentai

Svegliato, mi fermai al primo grill per orzo lungo e pasta con crema.

Dopo un anno,

Drin drin

Ciao,

Ciao, chi sei?

Irina, sono tornata a Piteri e mi sono sposata.

Ancora?

Questo è un boss del petrolio.

Domani sera siamo a cena al Nido dei Nobili, ti aspetto.

Si, ma solo cena, devo farmi scopare da una tua amica.

Traditore, chi e'?

Col giglio che te lo dico.

Stronzo, a stasera.

Entrai al ristorante e vidi subito Irina e lei mi venne incontro e mi diede i tre classici baci.

Dai vieni che ti presento mio marito.

Piacere Brando,

Piacere Joseph, Irina mi ha parlato spesso di te, ma non ho ancora capito cosa fai, a parte scoparti le più belle donne della città.

E' questo il mio lavoro, mi faccio pagare, sono un cigolò.

Ho capito, parliamo d'altro.

Mi sorbii una lezione su come si diventava ricchi in Russia.

Irina, stranamente stava zitta, anzi lo guardava senza fiatare, quasi ammirandolo.

Arrivò il caffe d'orzo, lo ringraziai della serata e me ne andai.

Al Grand Hotel mi aspettava la ragazza del bigliettino.

Lei conosceva il codice, come le altre dipendenti, e mi aspettava a letto.

Hai cenato?

SI, si,

Vado un attimo in bagno.

Tornai e suonò il telefono.

Signor Brando c'è una signora Irina che chiede di lei,

dove è giù o al telefono?

Al telefono?

Dica che l'ho staccato.

Va bene mi saluti Nadia.

Nadia ti saluta Natashia.

Facemmo le sei, lei scese e prese servizio.

Dormii ed alle dieci andai in ufficio.

Giù' trovai Irina.

Ciao saliamo.

Irina volentieri ma mi aspetta il Sindaco. A noi non piacciono le sveltine. giusto?

Una volta potremo farla.

Ahia Irina sono in ritardo col Sindaco.

Alla prossima e le diedi tre baci sulla guancia.

OK ti telefono appena Joseph se ne andrà in Siberia per i suoi affari

Telefonai a Nikolai per saperne di più sul marito di Irina

Stagli lontano, sta rompendo i coglioni, non ha vita lunga.

Lo trovarono con un buco tra gli occhi e cento dollari nel taschino.

Irina mi telefonò per darmi la triste notizia, aveva un figlia piccola.

Le dissi che poteva contare su di me.

Dopo due giorni mi chiese di dormire da me, si sentiva sola ed aveva mandato la bambina dai nonni.

Dal dispiacere mi scopò fino a farmi piangere.

Mi disse che sarebbe partita per l'Italia appena ultimati i problemi ereditari.

Vendette l'azienda del marito, le auto d'epoca che collezionava, la casa a Mosca, l'appartamento a San Pietroburgo ed alcune altre proprietà. .

Venne a trovarmi per salutarmi e presi un'altra botta.

Mi accertai della sua partenza e gridai di gioia.

Drin drin

Ciao come stai?

Sei tu Irina?

Sentendo quel nome l'uccello si nascose nello scroto.

Si, ho un piacere da chiederti.

Se posso volentieri.

Verresti con me alle Isole Cayman. Ci sono delle pratiche bancarie da sbrigare e tu sai cosa fare.

Va bene, ma quando?

Dimmi tu, prima lo facciamo meglio è.

Ok un attimo che guardo gli impegni.

Prossimo giovedì fino al giovedì successivo, posso liberarmi.

Ok ti farò avere il biglietto in hotel.

Al resto penso io, Brando.

Ci trovammo alle Isole Cayman. Arrivai per primo e la attesi nell'albergo di cui mi aveva dato il nome.entrò con dietro il facchino che aveva riempito il portabagagli.

Ciao e mi baciò in bocca.

Beviamo qualcosa, giglio che caldo, così ti spiego.

Joseph sapeva che ogni giorno era buono per morire e mi diede queste carte. Nulla ci capisco, se non il nome della banca di quest'isola.

Guardai la documentazione.

Era un conto cifrato, sul quale aveva scritto a mano il codice.

Irina non devi fare altro che andare in banca, chiedere del direttore dargli il numero di conto, lui ti chiederà il codice glielo dici e fai trasferire i soldi dove vuoi, ma non in Italia.

Brando io prendo il cash.

Irina, dopo di che il direttore telefona a qualcuno e ti ritrovi un buco tra gli occhi e loro si prenderanno i soldi.

Facciamo così, vai dal direttore e chiedi il saldo del conto.

Te ne esci e me lo porti.

Intanto io vedo cosa fare.

Telefonai a Nikolai.

Hai una persona fidata ad Isole Cayman?

Certo, ha aperto un'agenzia di security. Vai da lui, non dirgli la ragione, e mi fai chiamare mentre sarai nel suo ufficio.

Andai da Gennady e telefonò a Nikolai.

Poi mi passò il telefono.

Vai tranquillo, è come se fossi li.

Mi accordai con Gennady per trovarci a pranzo in albergo.

Irina mi portò il saldo.

Poteva campare un centinaio di vite.

Poi mi diede altri documenti.

Altri conti in altri paradisi fiscali.

Quando suo marito vendeva il petrolio si faceva pagare in posti tranquilli.

Le presentai Gennady, è un amico degli amici, d'ora in poi ogni passo che farai lo farai con lui.

Va bene, sono stanca, vediamoci alle sei, il direttore rimane in ufficio fino alle nove.

Ok io rimango qui signora, disse Gennady.

Anch'io vado a riposare.

Andammo alla reception e diede il suo nome.

Benvenuti signori la Suite è pronta, per ogni cosa siamo a disposizione.Benvenuti nella nostra isola.

La Suite era all'ultimo piano e c'era il ragazzo in ascensore che accompagnava gli ospiti.

Irina se ne fregò della sua presenza e cominciò a limonare.

Ero già dispiaciuto di avere accettato di aiutarla.

La suite era realmente imperiale e rimasi in bagno a leggere un libro che mi ero portato dietro.

Non la sentivo, uscito non la vedevo in quella parte della Suite e feci una doccia e mi ficcai a letto.

Sorpresa.

Uscì nuda dall'armadio e mi diede la solita botta fino alle sette.

Facemmo la doccia e le spiegai cosa fare.

Nella mattinata avevo telefonato ad un broker della borsa di Londra e feci aprire un conto anonimo in una banca all'Isola di Man.

Le diedi il numero di conto ed i vari dettagli per far trasferire i soldi su quel conto.

Milano-Isola di Man in tre ore ci vai ed i tuoi soldi sono più sicuri che alle Isole Cayman.

Sei sicuro?

Irina io sono un professionista, cosa credi che faccia a Piteri.

Andò in banca e fece trasferire i soldi.

Gennady prima di uscire lasciò andare avanti verso l'uscita Irina poi senza dire una parola aprì la giacca e mostrò la Makarov PB al direttore.

Arrivati in albergo, presi il portatile e feci vedere il trasferimento avvenuto. Ora i soldi sono a Isola di Man.festeggiamo. Andiamo nel miglior ristorante dell'isola. Signora è qui ciò che cerca, meglio evitare di uscire dall'albergo. Voi cenate io sto aspettando 3 miei collaboratori, fino alla partenza saranno i vostri angeli custodi.

Andammo a cenare, cucina ottima, vini eccelsi, vodka russa.

Prima di andare in camera, mi sedetti con Gennady, Irina era andata in bagno. Quanto ti dobbiamo?

Nulla, con Nikolai lavoro gratis, poi ci arrangiamo tra noi. Non preoccuparti e grazie del pensiero.

Ok grazie.

Salimmo in stanza e prima che ricominciassero i festeggiamenti,

Domani partiamo, faremo la stessa cosa nella banca di Panama , poi dopo domani partiamo e trasferiamo i soldi dalla banca di Belize, poi partiamo e faremo l'ultimo trasferimento dalla banca di Wallis. Poi partiamo ed andiamo all'Isola di Man a controllare che sia tutto a posto.

Però fino all'Isola di Man niente sesso.

Nemmeno un sessantanove?

No.

Un pompino?

No.

Me la lecchi?

No

Cosa me ne faccio dei soldi se poi non ci divertiamo?

Ti prometto che rimango tre giorni a Isola di Man e faremo solo sesso dalla mattina fino alla mattina.

Va bene.

Brando, sono ricchissima, vuoi sposarmi?

Ti ringrazio, quando vorrai scoparmi ci sarò sempre ma sono già sposato, e non confondo il sesso con l'amore.

Allora non mi ami?

No.

Brutto stronzo ti odio.

Andò nella camera in fondo alla Suite.

Tirai un sospiro di sollievo.

Facemmo tutti i trasferimenti e volammo a Isola di Man.

Andammo nella banca e c'erano tutti i soldi trasferiti.

Lei pianse.

Se lo merita, sarà stato un delinquente ma tu e tua figlia vivrete da regine.

Ma chi se ne frega di quello stronzo, piango perchè non vuoi sposarmi.

Senti Irina non torniamoci su.

Ora però devi pagarmi.

Certo, senza di te non sarei mai riuscita ad averli.

Niente assegni o cash, voglio dei certirosati di deposito al portatore.

Direttore li prepari per questa somma e li consegni al Signor Brando.

Però promettimi che quando potrai ci troveremo.

Io ti amo Brando, forse sbaglio a buttarlo tutto sul sesso, ma lo faccio perchè ti amo e non saprei dimostrartelo in altro modo.

Irina ci siamo detti come stanno le cose, ora tu devi pensare a tua figlia e quando vorrai io ci sarò sempre per te.

Maledette quelle parole, mi buttò giù dalla sedia fece due urla al direttore della banca, chiuse a chiave l'ufficio e mi diede una randellata con urla e parole gridate a squarciagola che obbligarono il direttore a collegare gli altoparlanti a Virgin Radio a tutto volume, pregando i dipendenti di andare a pranzo.

Rimasi tre giorni, dopo la sua partenza da Isola di Man, per curarmi dal fisioterapista.

AMEN.

Xena

Marzo 1998

CAMBIARE kATIA

Nella vita ci sono persone predisposte alla matematica, alla letteratura, alla musica, all'arte, a non far niente, ed a chiavare.

Un giorno una cara amica, Ludmilla la parrucchiera, con cui avevamo avuto alcuni incontri proibiti, mi telefonò che stavo scrivendo una relazione per una multinazionale presente nel mercato russo e mi chiese se potevo ricevere una sua amica che voleva chiavarmi, così mi disse.

Scusa Ludmilla, ma la conosco?

No, non credo, viene in negozio da me e le ho parlato dei nostri incontri e lei pensa sia frutto della mia fantasia e vuole sfidarti.

Sfidarmi?

Si ha proprio detto così.

Lei è la preferita dei ragazzi figli dei ricconi di Piteri, devono prenotarsi e niente sesso orale e anale, ma li fa impazzire con sveltine e spagnole.

Mah, non so.

Lo faccio solo per farti un piacere Ludmilla, tu mi hai sempre lasciato dei ricordi bellissimi delle tue scopate.

Come sei dolce, ti amo Brando.

Ok, dalle il telefono dell'hotel, adesso sono in camera.

Ok a presto, un bacio.

Drin drin

Pronto, signor Brando c'è la signorina Xena, l'amica di Ludmilla che chiede di lei.

Va bene, passala.

Pronto sono Brando.

Bene, sai perché ti chiamo, mettiamoci d'accordo su giorno ed orario.

Va bene ma in cosa consiste la sfida?

Chi viene prima paga la cena o il pranzo.

Troppo poco, come ti chiami?

Xena.

Senti Xena accetto la sfida ma aumentiamo la posta.

Come vuoi, decidi tu.

1000 box ad orgasmo e non sono permessi ritiri.

Cavolo giochi pesante.

Va bene ci sto.

Dopo domani alle ventuno, qui al Grand Hotel lascio il tuo nome alla security. Ti accompagneranno nella mia stanza.

Ok, caro vinca il migliore.

Concordo. A presto, buona serata.

L'idea della sfida da una parte mi piaceva, dall'altra non la capivo, decisi di non pensarci.

La sera dell'appuntamento arrivai con mezz'ora di Ritardo, per una riunione.

Appena entrato, Nikolai mi disse che Xena mi aspettava al bar.

A quell'ora il bar era pieno di belle ragazze, o che lavoravano nel night dell'hotel o che un ospite dell'albergo aveva conosciuto una ragazza e l'aveva invitata al bar.

Come giglio la trovo?

Guardai Nat, che con gli occhi mi guidò da Xena.

Ciao, scusami non è mia abitudine arrivare agli appuntamenti in ritardo.

Cosa posso offrirti per farmi scusare?

Un bicchiere di Cristal, grazie.

Andai al Banco bar.

Nat un bicchiere di Cristal ed un caffè d'orzo in un bicchiere grande.

Brando, già lo sapevo, tu bevi solo quello. L'abbiamo preso solo per te, sei l'unico che lo beve.

Mi sedetti di fianco a Xena.

Capelli corti con la riga da una parte, fronte alta, spalle larghe, una camicetta aperta fino al terzo bottone con due tette grandi, come piacevano a me, braccia e mani piccole, collo muscoloso,, un viso furbo, occhi piccoli che ti facevano i raggi x, lunghe ciglia naturali e sopracciglia , guance rotonde e rosee, un paio di pantaloni jeans Armani con risvolto sopra le scarpe, e scarpe sportive alte della Converse All Stars con la stella nera. Dopo alcune parole ci alzammo e prese un chiodo di pelle nera Perfecto originale.

Le feci segno di passarmi davanti e potei rendermi conto che era meno alta di me e che il resto era proporzionato, con un culetto a mandolino che già mi prendeva.

Prendemmo l'ascensore come due perfetti sconosciuti.

Entrammo nella camera.

Adesso ci sediamo e concordiamo i termini della sfida.

Presi dalla tasca interna della giacca diecimila dollari e li posai sul tavolo.

Cavolo vuoi che ti faccia morire, dieci orgasmi, domani ti vorranno le stampelle.

Ah ah ah ah ah ah ah ah

Poche chiacchere dove sono i tuoi.

Aprì la zip del chiodo e pose sul tavolo seimila dollari.

Ne mancano quattromila Xena.

Ok fammi fare una telefonata.

Pur comprendendo il russo usò un linguaggio cifrato, tipico della criminalità.

Tra dieci minuti saranno qui, porteranno una busta con scritto su il numero della stanza, devi solo avvertire la security.

Lo feci.

Possiamo iniziare?

No. Io vado in bagno a fare la doccia.

Mentre ero in doccia bussarono e misi l'accappatoio ed andai alla porta.

Era Nikolai col pacchetto.

Brando, questo è per Signorina Xena.

Grazie Nikolai.

Xena si avvicinò e sbircio nell'apertura dell'accappatoio e girandosi sorrise.

Vedendo le misure del mio giglio dopo la doccia sicuramente avrà pensato che aveva vinto ancor prima di giocare.

Poi andò lei in bagno e con stupore notai che uscì con l'accappatoio. Normalmente uscivano nude.

Andammo a letto e lei si gettò sul giglio e lo prese in bocca.

La presi per i fianchi e iniziammo un sessantanove.

Non volevo darle del vantaggio.

Entrambi ci davamo dentro non lesinando colpi bassi, dal dito nel tulipano, allo strofinamento dello scroto e delle labbra.

Non un gemito uscì dalla bocca di Xena, ne uno spruzzo dal mio uccello.

Mi ricordai di una ragazza svedese, turista a Piteri, che potevi leccarla un giorno intero ma se non le toccavi la parte alta, interna della vulva, con i polpastrello di indice e medio insieme al succhiotto del clitoride non raggiungeva l'orgasmo.

Lo feci a Xena e all'iniziò si dimenò per evitare le dita, ma io entrai e cominciai la cura svedese, poco dopo cominciò a gemere, sospese il pompino cercando di farmi alzare la testa ma poi cedette e iniziò a succhiarlo e ciucciarlo perchè sentiva di essere vicina,

così cos' cos' succhia succhia maledetto succhia ssssucccchiiia e mi bagnò il viso.

Hai vinto una battaglia ma col giglio che ti faccio vincere la guerra.

Alzati e mettiti con la schiena contro il muro.

Venne vicino e passando con le mani da sotto le sue gambe aperte mi prese l'uccello e lo fece entrare nella rosa.

Si mise in punta di piedi e cominciò a dondolare contro il mio giglio, tastandomi le palle ed il punto che sta tra il buco del tulipano e il giglio.

La presi per i fianchi e accettai il ritmo, sentivo la sua rosa bagnata e la cosa mi eccitava, dovevo pensare ad altro e le ficcai il pollice nel buco del tulipano.

Entrambi cominciammo ad incalzarci

Più svelta più svelta sto sborrando,

Spingi forte, non fermarti

Non togliere il dito.

Ohi ahi ophi venimmo entrambi

Due a uno

Giglio ma sei un osso duro, sarà dura vincere, ho capito che Katia non parlava a vanvera, sei veramente cazzuto.

Senti Xana io ho fame, ci fermiamo un attimo.

Ottimo ci sto.

Cosa ordino?

Fai tu, Brando.

Presi il menù del giorno del room service ed era a base di pesce.

Il pesce va bene Xena?

Ottimo, se ci sono le ostriche raddoppia l'ordine.

Ordinai l'intero menù triplicando l'ordine delle ostriche.

Vuoi vino?

No, tu mi vuoi fregare.

Bibite non gasate e non zuccherate.

Ok per me il solito doppio orzo con acqua.

toc toc.

Entrarono due camerieri con due carrelli.

Facemmo un riposino, poco dopo riprese la rivincita e cominciò dal solito posto.

Lo tirai fuori dalla sua bocca.

No, ora facciamo sesso sacro.

Cosa, questo è un imbroglio, tu giochi sporco.

Vedrai nessun imbroglio, se non ti piacerà mi fermerò e sarai tu a decidere la rivincita.

Ok, ci sto.

Scendemmo dal letto e presi le lenzuola e le stesi sul pavimento.

Ora siediti di fronte a me.

Masturbiamoci ognuno per suo conto, quando sarai vicina all'orgasmo mi avverti e ci fermiamo.

Ok, ma guarda che se c'è il trucco questa me la dai vinta.

Va bene, ma ora rilassati e pensa solo al sesso.

Sto arrivando, mi fermo.

Bene, ora pensa ai momenti più belli che hai vissuto sessualmente e coricati.

Mi misi sopra di lei e infilai il giglio tra le cosce e le labbra.

Cominciai a strisciarlo contro le sue labbra, senza entrare e le parlavo.

Sono dentro di te e accarezzo le pareti della vulva, sento che la clitoride sta crescendo e vorrebbe essere accarezzata.

Dimmi cosa senti?

Si, ti sento dentro e ti voglio, riempimi la rosa e sbatti contro la clitoride.

Brando sto arrivando,

Non sborrare, pensa ad altro, sono uscito e l'orgasmo si allontana.

Ora abbracciamoci e cominciamo a toccarci ed a baciarci in tutte le parti del corpo.

Lentamente cominciammo a conoscere ogni parte del nostro corpo.

Ora girati e siediti sul mio giglio senza farlo entrare.

Va bene.

Lo sento è molto duro.

Ora muoviti lentamente avanti e indietro ma non farlo entrare.

Va bene.

Si, lo sento.

Ora con le mani sentilo e massaggiami i coglioni

Io ti toccherò la clitoride ed i capezzoli.

Mi piace, fai piano non voglio venire.

Ora prendilo e fallo entrare.

Si, lo sento dentro di me.

Continua a toccarmi la clitoride.

Va bene e tu continua a toccare l'asta del giglio ed a massaggiarmi i coglioni.

Vai piano su e giù senza farlo entrare tutto.

Si mi piace

Ora continuò a toccarti la clitoride ed a stringerti i capezzoli.

Fallo, fallo.

Calmati , rilassati, fermati.

Usa solo i muscoli interni e stringili poi rilasciali, stringili poi rilasciali.

Oddio come lo sento, si lo sento , lo sento.

Ora appoggia le mani sulle lenzuola, sposta un pò avanti il corpo e muoviti su e giù.

Brando sento che sto eiaculando, non me ne frega niente dei soldi, fammi bagnare.

Aspetta. Fermati e ricomincia coi muscoli interni.

D-o D-o D-o sto scoppiando, sto scoppiando.

Fermati, e ritorna con le mani sulle mie cosce.

Brando sento che sto arrivando anche se sto ferma.

Per favore fammi venire.

Inspira ed espira, inspira ed espira, fallo sette volte finchè senti che l'orgasmo si è allontanato

us us us us us us us us us us us us us us.

Uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf

us us us us us us us us us us us us us us.

Uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf

us us us us us us us us us us us us us us.

Uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf uf

us us us us us us us us us us us us us us.

Non parlava

Non parlava

Dondolava la testa

Dondolava la testa

Il corpo era fermo

Il corpo era fermo

Ora pensa a godere ma non muovere un muscolo

Ora pensa a venire ma non muovere un muscolo

Cominciò a bagnarmi

Odd-o odddd-o oddd-o odddddddd-----oooooooo

Vengo vengooooooooooooooooooooooooooo

Ora puoi muoverti

Cominciò lentamente ad andare su e giù e dalla sua rosa usciva un ruscello

Odd-o odd--------iiioooooooooooooooooooooooooooooooooo

Mhmhmhhhhhhhhhhhhhhhmhhhhhhhhmmmmmmmmmmmmmmmmm

Grazie Brando mai ho provato un orgasmo così forte, tu non sei umano, sento ancora il tuo giglio duro dentro di me.

Muovi i muscoli interni.

Bastarono tre volte stringerli e lasciarli e un altro ruscello uscì dalla sua rosa

Era il mio.

Si alzò, si girò

Ti amo, ti voglio solo per me.

Non parlò più di soldi.

Li lasciò sul tavolo e si addormentò.

Si sveglio per prima e mi scosse, baciandomi sulle spalle.

Dai alzati, voglio farti un regalo.

Dai Xena stiamo ancora a letto, mi hai inebetito stanotte.

Dai, dai, facciamo una bella colazione e poi ti porterò in un posto che ti sveglierà.

Borbottando mi alzai, ci preparammo e facemmo colazione.

Devo prenotare la limousine?

No, è qui a due passi.

Uscimmo dall'Hotel e mi prese sottobraccio.

Sei mai stato in un luogo fuori dal tempo ma dentro una metropoli?

Ci pensai.

Si, a Bologna, c'è uno sportello a due passi da via Indipendenza, che immagini la città del medioevo, percorsa da canali, una piccola Piteri.

Vorrei vederlo.

Appena rimarrò per un certo periodo in Italia ti inviterò.

Promesso?

Promesso ed incrociai gli indici, baciandoli.

A poco più di cinque minuti entrammo in una porta normale e camminando arrivammo ad un'altra porta.

Aprila, Brando.

Fu veramente un regalo.

Dava sulla Neva e sulla Fortezza di San Pietro e Paolo, a pochi passi dall'Ermitage.

Sia il Museo che la Fortezza si specchiavano nell'acqua del fiume, cullandole come i figli preferiti.

Grazie Xena, nessuno me ne ha parlato.

Sembra incredibile, Brando, ma pochissimi la conoscono o la usano.

Ora entriamo, ma lascia la porta aperta.

Si tolse le mutande e si appoggiò alla parete del cunicolo.

Scopami.

Fare sesso vedendo questo meraviglioso paesaggio ci farà morire.

Ma se entra qualcuno o dalla prima porta o da questa che abbiamo aperto ci arresteranno.

Brando, per i russi il sesso è lecito in ogni luogo, caso mai ci chiederanno di unirsi a noi.

Titubante lo tirai fuori e mi appoggiai dietro di lei.

Cominciò a muoversi ed a sfiorarlo con le labbra della rosa.

Non mise molto a svegliarlo e a farlo accomodare nel suo salotto.

La situazione, il paesaggio, lei che ispirata da tutto ciò mi scopò come poche volte nella vita, insomma scopammo con gioia e mentre lo facevamo entrammo in una dimensione senza tempo e non terrena. Fu meraviglioso e venimmo insieme con urla di felicità e di godimento estremo.

Non ci accorgemmo che dalla prima porta entrarono una coppia di ragazzi.

Senza alcun imbarazzo si misero nella stessa posizione, di fianco a noi, e chiavarono. Si creò una complicità di sguardi e di emozioni e le ragazze si parlarono e Xena scopò con l'altro ragazzo e la ragazza lo fece con me.

Quando raggiungemmo l'orgasmo le nostra urla scossero le campane delle Cattedrali della città.

Benvenuto a San Pietroburgo, Signor Brando.

AMEN.

Natashia

Marzo 1999

La vergine Natashia, l'avevo conosciuta tramite una comune amica.

Natashia aveva ventitré anni, si stava laureando in giurisprudenza.

In quel momento , stavano ristrutturando l'appartamento al Grand Hotel e alloggiavo vicino all'Oktoberskaya, il più malfamato albergo della città.

Era vergine, mai mi era capitata una pietroburghese vergine .

Molte di loro venivano sverginate da vicini ubriachi o da bande di compagni di scuola, o da insegnanti , o dal nuovo compagno della madre, insomma era la prima che aveva superato le tante insidie.

Salve mi chiamo Natashia, ho ventitre anni e sono lieta di conoscerla.

Allungò la mano e gliela sfiorai con un finto bacio.

Mi ha detto Radenka che vorresti essere sverginata. E' verò?

Si, sono vergine, ma ciò che le ha detto Radenka è vero solo in parte, e si mise in una posizione tipica della studentessa di fronte ai professori dell'esame.

Gambe incrociate, mani sul grembo, viso gioioso, oratoria lunga ed interminabile.

In verità questa è una parte del problema, sempre che lei sia disponibile, perché mi è stato detto che i suoi impegni sessuali sono intensi, io vorrei imparare ad essere una donna che soddisfa nel miglior modo il suo partner. Non ho intenzione di sposarmi ne di andare all'estero. Mi piace il mio Paese, compresi i suoi difetti, e voglio star qui, sapendo che dopo la laurea se non sarò brava a far sesso le mie possibilità di carriera saranno limitate.

Cara Natashia sei di una chiarezza cristallina e farò il possibile per aiutarti ma commetti uno sbaglio. Tu dai per scontato che dovrai farlo con un maschio ma potrebbe capitarti una donna con cui far sesso per la tua carriera.

Ci pensi tu a trovarla?

No, sono troppo timida, poi con una donna da sola non mi sentirei di fare del sesso.

Natashia, io potrei organizzare un incontro a tre con una ragazza che è bisessuale. Cosa dici?

Grazie mille, mi vergognerei a chiederlo a delle amiche, meglio ci pensi lei.

Prese fuori il quaderno dalla borsetta e mi chiese se potevamo concordare un piano per gli appuntamenti e se potevo indicare il tema per ogni incontro così poteva prepararsi nel miglior modo.

Natashia va bene concordare i giorni e gli orari ma programmare il sesso come fosse una materia non ha senso. Il sesso è improvvisazione, se diventa un programma non lo capirai mai e farai fatica ad usarlo nella vita o peggio lo userai male e addio carriera.

Non la capisco ma fido della sua esperienza.

Scusa Natashia, tanto per capirci hai mai letto un libro erotico? O visto un fil porno?

Non faccio altro in biblioteca!

E quando vedi o leggi del sesso non ti sei mai toccata?

Cosa?

La rosa!

No, ho sempre il desiderio ed allora penso ad altro.

Guarda che con me non ci sono cose che non si possono fare, meglio essere chiari, io non sono un robot programmato per fare sesso, se durante un incontro tu hai voglia di succhiarmelo o di prenderlo nel tulipano o io ho voglia si leccartela o di scopare a pecorina non esiste la parola non voglio.

Si fa sia quello che vuoi tu sia quello che voglio io.

Chiaro?

Rimase a bocca aperta e arrossiva.

Senti Natashia facciamo il primo incontro poi vediamo se possiamo continuare. Va bene.

Certo cominciamo ora.

Va bene.

Ora spogliati.

La prima volta potrei tenere le mutandine?

Va bene, devi sentirti a tuo agio, ora iniziamo ma se senti di essere a disagio mi fermi. Ok possiamo iniziare?

Va bene e chiuse gli occhi, dimenticandosi di spogliarsi.

Lo feci io con molta pazienza,

Fortunatamente eravamo in estate e non aveva molto abbigliamento.

Una volta in mutandine, le presi la mano e la posai sul giglio.

Ora toccalo e muovilo finché non lo sentirai duro.

Si, questo l'ho fatto una volta con un professore, poi sono scappata, quando è uscita quella colla.

Uscirà anche questa volta?

Certo vuol dire che sei stata brava, dimostrerà che ho raggiunto il massimo piacere.

Lei cominciò la lezione.

Il suo corpo era di una ragazzina di quindici, sedici anni, pelle bianca, due tettine minute che distesa non avevano alcuna altezza, i capezzoli erano ciccioni e cominciai da li.

Mentre la leccavo le toccavo i capelli, le orecchie ed le strisciavo i pollici sul collo e sulle spalle.

Cominciò a slegarsi dai nervi rigidi e paralizzati.

Gli occhi che teneva stretti incominciarono a muoversi, senza aprirsi.

Il giglio era duro e lei aveva preso il giusto ritmo.

Brava, sei molto brava,

Leccai l'ombelico e scesi e senza togliere le mutandine cominciai a leccarle le cosce interne, le alzai il lato della mutandina ed entrai con la lingua. Aveva molto pelo. Forzai con la lingua ed arrivai alle labbra,

Cominciò a gemere ed ad aumentare il ritmo della sega.

Entrai e le spostai le mutande andando dritto alla clitoride.

Due leccate e mi bagnò.

Cominciò a gemere e piangere, gemeva e piangeva.

Tirò un lungo sospiro

E' stato molto bello, quando Radenka mi diceva cosa provava a far sesso non le credevo, Ora so che è una cosa meravigliosa.

Lo facciamo ancora?

Va bene, ma anch'io devo godere.

Cosa devo fare?

Togli le mutandine e ti stendi.

Mi sverginerà oggi?

No, tranquilla, oggi conosciamo i nostri corpi.

Va bene, con lei mi sento sicura.

Mi misi sopra di lei al contrario e cominciai a leccare la rosa e le avvicinai il giglio alla bocca.

Ora prendilo in bocca e fai finta di leccare un gelato.

Lo prese troppo in profondità e cominciò a tossire.

Prendilo in bocca un po' alla volta, poi troverai la giusta misura.

Lei venne alcune volte e sentivo la sua felicità dai movimenti del suo corpo.

Ora mi sdraio e tu continuerai a leccarmelo, io ti farò godere con le dita.

Lei si piegò sulle ginocchia e lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo.

Le misi le dita bagnate tra la rosa ed il buco del tulipano e coi polpastrelli la massaggiai.

Faticava a godere e succhiarmi, allora sospesi il massaggio.

Ero vicino.

Natashia ora verrò io e la tua bocca si riempirà del mio piacere.

Tienilo un pò in bocca poi mandalo giù perchè ne verrà fuori molto.

Alla prima spruzzata rimase bloccata.

Le presi la testa e la feci continuare ad andare su e giù.

Mando giù e dopo comprese come doveva comportarsi.

Avevo preparato una coca cola vicino al letto e uscite le ultime gocce le porsi la bottiglia.

Bevi per toglierti il sapore salato del mio piacere.

Guardi Signor Brando che non mi ha dato fastidio, semplicemente, non mi aspettavo una spruzzata così forte.

No, no, mi è piaciuto anche questo.

Sono felice, Natashia, ed ora ti farò un bel regalo.

Le misi un cuscino sotto il tulipano e le succhiai il perineo.

Odd-o, odd-o odd-o lei mi fa morire

Oddd-o oddd-o continui è bellissimo

Poi mi fermai, alternando perineo, rosa e tulipano e li andò giù di testa

Signore , signore, signore mio, sono felice

E cominciò e muovere senza freno il bacino in avanti e indietro e le gambe erano senza controllo quasi volesse ballare sulla mia lingua.

Entrai nella rosa e prima le leccai la parte alta poi andai sulla clitoride.

Saltava sul letto indemoniata.

Signor Brando, ancora ancora ancora ancora

Oddd-o odd-o odd-o troppo belllllllllllllllllllllllllo

Si sedette, mi prese la testa e la spinse con forza verso il basso.

Cadde indietro con una botta tremenda della testa sul muro.

Manco se ne accorse.

Le lasciai godere quei momenti.

Ad un certo punto si alzò e sorridente mi abbracciò,

Grazie Signor Brando, devo pagarla?

No, lo faccio per piacere.

Ti è piaciuto?

Non trovo parole per descrivere ciò che ho provato ma spero di provarlo molte volte nella vita.

Te lo auguro di cuore, il sesso, fatto bene, è uno dei doni migliori della vita.

Ora mi sverginerà? non vedo l'ora.

No, oggi ci fermiamo qui.

Alla prossima, se vuoi comincia a toccarti, gli orgasmi fanno bene.

La incontrai dopo dieci giorni.

Tutto bene?

Si, certo. Non vedevo l'ora di incontrala.

Senti Natashia visto che ci siamo conosciuti intimamente puoi darmi del tu.

No, per rispetto, preferisco darle del lei.

Come vuoi.

Spogliamoci.

Io spoglio te e tu spogli me.

Ti sei toccata a casa?

Si, ho goduto molte volte.

Bene, ora meglio prepararla bene la rosa prima di sverginarla.

Lei mi dirà cosa devo fare.

Masturbiamoci guardandoci negli occhi, uno di fronte all'altro.

Riuscì a farlo pochi secondi poi fissò il giglio ed il movimento della mia mano che lo copriva e lo scopriva.

Venne poco dopo e si lasciò cadere sulle lenzuola.

Lei bagnava poco ma l'orgasmo era molto lungo e non riusciva a trattenere i gemiti.

Aspettai che si riprendesse.

Ora mi corico sul letto e tu metterai i piedi di fianco a me all'altezza del giglio.

Lo fece.

Ora prendilo con una mano e con l'altra riempiti di saliva.

Ho portato del gel che mi ha procurato Radenka.

Meglio ancora.

Lo prese e tornò nella posizione.

Ne mise parecchio nella rosa ed un po' sul giglio.

Ora prendilo e infilalo poco alla volta.

Non avere fretta di sentirlo dentro di te.

Dio mio lo sento già, è stupendo.

Ora lo tieni in mano e muovi il bacino sia ai lati che andando su e giù, mi raccomando non farlo entrare troppo.

Ormai conosceva bene la sua rosa e fece in modo di metterlo sopra la clitoride.

Cominciò a godere intensamente.

Signor Brando sto venendo ancora,

Ecccommi ecccomi

Ora prova a farlo entrare di più finché non senti un ostacolo.

Ecco lo sento.

Tienilo a quella profondità e cerca di appoggiare la punta del giglio sulle pareti laterali della rosa.

Entrò facilmente e quando si accorse che ormai non era più vergine cominciò a cavalcarmi senza freni inibitori e godeva a macchinetta.

Volle farlo in tutte le posizioni, e non ricordo il numero degli orgasmi.

Fece la solita caduta sulle lenzuola e tutti gli orgasmi li accumulò in un lungo, eccitante gemito talmente eccitante anche per il movimento del suo corpo che stavo venendo.

Ritornò seduta e mi bacio molte volte.

Radenka mi ha detto di provare anche dietro.

Proviamo.

Prima del gel ti massaggio, aspetta, dammi il tubetto.

Lei si mise a pecorina.

No, così ti farò male.

Radenka mi ha detto di mettermi così.

Si perchè lei lo ha fatto molte volte, ma per te è la prima volta.

Siediti sul tavolo e prendi un cuscino.

Glielo misi sotto per aprire meglio i cerchi del tulipano

Iniziai dal mignolo, per arrivare al pollice, lentamente,

Lei non dava segni di goduria.

Lo senti?

Si sento qualcosa che entra ma non provo piacere.

Tolsi il pollice e introdussi il giglio nel tulipano.

Adesso mi piace, spinga spinga signor Brando mi piace mi piace

Ricadde sulla schiena.

E' tutto piacevole, ma preferisco nella rosa, si possono fare molte più cose.

Bene Natashia ora manca solo il trenino.

Trenino?

Si farlo con un'altra ragazza, ti ricordi?

E' vero.

L'ha trovata?

Aspetta che la chiamo.

Pronto Slava sei disposta a fare un trio?

Sempre pronta con te, ma ora sono in Siberia, rientro tra due mesi, ti chiamerò io.

Va bene, Slava ti aspetto, buona permanenza.

Natashia, Slava sarebbe stata la ciliegina sulla torta, lei è lesbica, preferisce le ragazze, ma una volta ha voluto provare con me ed ogni tanto viene a trovarmi con le nuove fidanzate.

Vuoi che chieda a Radenka?

No, ti chiamo domani sera.

Va bene.

Drin drin

Signor Brando ho trovato il vagone che mancava al trenino.

Bene, guarda devo andare sette giorni a Jaroslav per degli incontri.

Andiamo insieme sarete mie ospiti.

Va bene le do conferma per l'altra ragazza.

Arrivò la conferma e il giorno dopo ci trovammo in stazione.

Natashia arrivò con una ragazza da perdere la testa,

Vestiva un abito talmente leggero che traspariva facendo intravvedere un corpo palladiano, un viso stupendo, capelli lunghi e mossi, color nero, gambe lunghe e due tette senza reggiseno che sembravano incollate al corpo.

Salve signor Brando le presento Elmira.

Piacere Brando.

Svelte che il treno sta partendo.

Sul treno Elmira mi spiegò che si era appena laureata in scienze motorie e che sarebbe andata in Svezia a lavorare per alcuni mesi, con il consenso delle due Università. Era nata a Taskent, padre kirghiso e madre russa.

Suo padre era un generale della marina, e comandava un sommergibile, per cui era pochissime volte a casa. Era figlia unica. Mi fece vedere le foto della famiglia e la madre era tale e quale la figlia ed era medico.

Arrivati a Jaroslav loro andarono in giro per la bella città ed io feci gli incontri. Ci trovammo poco prima di cena.

Bevemmo qualcosa, e andammo a cena.

Cena leggera a base di pesce,

Poi c'era un piccolo spettacolo con un prestigiatore e lo vedemmo.

Avevo prenotato due stanze, una per le ragazze ed una per me.

Furono felici della scelta, per non fare la parte delle prostitute.

Arrivati al piano, dissi loro di aspettarmi in stanza verso le undici, tre tocchi alla porta era il segnale.

Non vedevo l'ora di vederla nuda e alle dieci e quarantacinque,

Toc toc toc

Venne ad aprire Natashia e appena entrato mi baciò lungamente.

Entrambi erano ancora vestite.

Non aprii bocca, andai in bagno per una rinfrescata e uscii nudo ed andai sul letto.

Si guardarono e fecero cadere per terra il vestito, sotto erano nude.

Natashia volle parlarmi e Elmira andò in bagno.

Problemi Natashia?

Non credo ho una domanda per lei.

Prego.

Ho parlato con Elmira dei nostri incontri ed ho scoperto che anche lei è vergine e chiede se può sverginarla.

Falla uscire, per favore.

Elmira venne ad occhi bassi.

Elmira tu sai perchè siamo qui?

Si Natashia mi ha detto che faremo sesso insieme.

Io vorrei che lei mi sverginasse prima, è possibile?

Preferirei farlo dopo, stasera a tre, non penetro, ne Natashia, ne te , faremo con la bocca, la lingua e con le dita, ma soprattutto col cervello.

Poi domani ti svergino e dopo domani potremo fare tutto insieme e vi penetrerò entrambe.

Natashia storse il naso ma le feci l'occhiolino e sorrise.

Cosa facciamo, fece subito Elmira, decisa a farlo quanto prima.

Ognuno farà quello che vuole.

Iniziate prima voi poi io vi seguirò.

Imbarazzate cominciarono a toccarsi ed a baciarsi ma non andarono oltre.

Salii sul letto e stesi Natashia e le leccai la rosa, Elmira siediti sulla bocca di Natashia, tenendo il tulipano alzato ti abbassi e ti alzi e Natashia ti leccherà.

L'imbarazzo era ancora palese ma Natashia appena le entrai con la lingua lo dimenticò, presi la mano di Elmira e le feci impugnare il giglio. Cominciai a muovere il bacino per aiutarla.

Natashia conobbe l’orgasmo in un attimo, spostai Elmira e le leccai la rosa mentre Natashia mi leccava il giglio.

Presi i suoi capezzoli e li strinsi forte, poi mentre godeva le bagnai il buco del tulipano ed entrai col pollice. Natashia mentre succhiava si toccava la rosa.

Elmira venne anche lei in poche leccate, ma a differenza di Natashia non gemeva o meglio iniziava a gemere ma arrivata all'orgasmo urlava, mi sfilai da Natashia e le misi il giglio in bocca. Non urlò e cominciò a leccarlo, ripresi Natashia l'accostai a Elmira, intrecciarono le gambe per avvicinare le vagine le leccavo ora una ora l'altra. Elmira si trovava bene col giglio in bocca e ci mise pure le mani per tenerlo fermo. Andava su e giù con le labbra che era un piacere. Non sapevo se aveva fatto altri pompini ma eravamo talmente presi che anch'io cominciai a gemere molto forte e le spruzzai, non lo fece uscire e continuò a leccarlo mentre venivamo tutti e tre.

Ci stendemmo sul letto e ci toccavamo con le mani.

Signor Brando lei è sempre stupendo, anche stavolta ho goduto profondamente.

Elmira stava zitta.

Natashia le chiese.

Elmirati è piaciuto?

No, ma vorrei rifarlo mille volte

Ah ah ah ah ah ah

Signor Brando Natashia mi ha raccontato della sua virtù, ma facevo fatica a crederle, ma ora che ho provato devo dire che è andato oltre le parole della mia amica e non vedo l'ora di essere sverginata.

Scusa Elmira, ma è la prima volta che succhi il giglio.

Si, ma è stata anche la prima volta che ho leccato una ragazza.

Sono vergine, anzi ero vergine in tutto, ora lo sono meno e sono felicissima.

Posso baciarla, anch'io disse Natashia e ci baciammo a tre lingue.

Facemmo il bis ed il tris il poker lo rimandammo alla sera dopo.

Cercai di salutarle ma erano addormentate.

Tutta la giornata la trascorsi a pensare al corpo di Elmira.

Mi chiedevo se era giusto sverginarla.

Lei doveva rimanere immacolata per tutta la vita.

Era un peccato rompere una parte di quella perfezione.

La seconda sera ero io imbarazzato.

Ti dispiace se Natashia guarda mentre mi svergini?

Ecco volevo parlare con te Elmira.

Sei sicura di volerlo fare?

Non possiamo fare sesso come ieri, senza penetrare.

Senta Signor Brando, ho ventiquattro anni e quando prendo una decisione non sto li a farmi delle seghe mentali.

Sono venuta qui per farmi sverginare, poi per fare un piacere a Natashia ho accettato di fare il terzo vagone, ma ora lei mi svergina. Punto.

A meno che mi dica che non le piaccio ed allora la capirei.

Cosa non ho che Natashia ha?

Come era dolce a letto era altrettanto dura e decisa fuori dall'alcova.

Va bene, Elmira, volevo solo essere certo delle tue intenzioni.

Facciamolo.

Natashia le aveva spiegato il processo nei minimi particolari e si sedette sul tavolo con due cuscini e mi allungò il gel.

Scusa Elmira vuoi prima essere inculata?

Si.

La inculai e Natashia la baciò per evitare di svegliare la città di Jaroslav.

Lei merita il Nobel Signor Brando. Sa perchè sono stata lontana dal sesso e mi arrangiavo per conto mio?

Perchè quando parlavo con le mie amiche di studio, sia davanti che dietro tutte si lamentavano del male provato la prima volta.

Quelle che lo hanno fatto dietro si lamentavano il doppio e per settimane si mettevano pomate di ogni tipo.

Ho voluto prima dietro proprio per questo motivo, mi son detta se non mi fa male dietro chissà cosa proverò davanti.

Sono pronta.

Mi sdraiai sul letto e lei non ebbe bisogno di istruzioni, anzi era lei che mi chiedeva se mi faceva male,

Tranquilla , pensa solo a godere.

Natashia non stava più nella pelle e zitta zitta salì sul letto, approfittando degli occhi chiusi di Elmira e mise i piedi di fianco alla mia testa e abbassava la rosa perchè la leccassi.

Arrivarono entrambi e si baciarono.

Un delirio di mio D-o, Mhhmmm, ohhhhhh, ed urla a squarciagola, una gara a chi emetteva gemiti dalle sonorità impensabili.

Elmira era una leonessa che appena uscita dalla gabbia voleva godere di tutto ciò che le offriva la savana.

Mi cavalcò facendo soffrire Natashia che voleva essere penetrata.

Sfinita si alzò mise il giglio in bocca e voleva succhiare la linfa.

Elmira facciamo godere anche Natashia.

Appena la zebra fu libera la cavalcò per l'intera savana e ritornò indietro alcune volte, Elmira le piaceva guardarla, ma preferìva sbirciarla mentre le leccavo la rosa. Fortunatamente Elmira quando Nathashia raggiungeva il piacere la baciava, per impedirle di rompere le vetrate delle finestre.

Trascorremmo dieci giorni senza porci limiti.

Quando tornammo a Piteri scandendo dal treno sembravamo dei vecchietti, reduci dalla guerra, in gita premio.

Gli incontri non finirono, finché Elmira non partì per la Svezia, dove rimase a lavorare in una palestra.

Natashia iniziò a lavorare ed ogni tanto mi veniva a trovare e mentre trombavamo mi raccontava i salti di carriera.

In pochi anni raggiunse un ruolo di grande prestigio.

Ora ero io che le davo del lei.

Non venne a sapere che una volta al mese andavo a Stoccolma a farmi scopare da Elmira.

AMEN. 

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